Nominativo - Timoteo da Urbino (Timoteo Viti, detto)

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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Fu questo Pittore, in età di dieci anni in circa, posto dal padre all’arte della lana; ma in quella sua prima età diede segni così grandi d’inclinazione all’arte della pittura, che dallo stesso suo padre, levato da quel mestiere, fu posto ad imparare a disegnare, prima da alcuni maestri di poco nome, e poi da Luca Signorelli da Cortona, uno de’ più celebri che vivessero in quel secolo in quelle parti: e stette con esso molti anni, seguitandolo in tutti i luoghi, dove egli era chiamato a operare, ajutandolo nell’opere: e ciò fece particolarmente nel Duomo d’Orvieto nella Cappella di Maria Vergine. Ma perché il giovane s’andava tuttavia più avanzando nella pratica e nell’ottimo gusto del colorire, avendo sentita la gran fama, che correva della bella maniera di Pietro Perugino, lasciato Luca Signorelli, s’acconciò con esso Pietro: e nel tempo stesso ch’egli aveva sotto sua disciplina il gran Raffaello suo paesano, e amico del Perugino, guadagnò il Genga la grande abilità ch’egli ebbe poi sempre nelle materie attenenti alla prospettiva; e con questo pure e colla pratica della persona di Raffaello, e col molto che egli studiò poi nella città di Firenze, dove venne apposta per tale effetto, si fece così ben pratico, e prese sì buona maniera di dipignere, che poté poi, come si dirà, operare assai con Timoteo delle Vite, che seguitava la maniera dello stesso Raffaello. Dipinse nella città di Siena molte stanze della casa di Pandolfo Petrucci. Servì Guidobaldo Duca d’Urbino in varie pitture di scene per commedie e apparati insieme, col mentovato Timoteo: e con questo fece la Cappella di San Martino nel Vescovado. In Roma nella Chiesa di Santa Caterina in strada Giulia, dipinse la Resurrezione di Cristo. Essendo egli già buon prospettivo, e bene incamminato nell’architettura, diedesi in essa città di Roma a fare studj grandi da quell’anticaglie; onde divenne ottimo Architetto; che però furon fatte con suo disegno moltissime fabbriche, e fra queste la Torre del Palazzo Imperiale sopra Pesaro, che fu stimata opera bellissima: e si può dire, che con suo modello e consiglio si fortificasse quella città. Edificò il Palazzo vicino all’altro soprannominato, ed il Corridojo sopra la corte d’Urbino verso il giardino. Diede il disegno del Convento degli Zoccolanti al Monte Baroccio, e di Santa Maria delle Grazie e del Vescovado di Sinigaglia. Portatosi a Mantova, restaurò e rimodernò il Vescovado, e fece il modello della facciata del Duomo, nel quale superò sé stesso. E finalmente tornato alla patria, fatto già vecchio, in una sua villa chiamata le Valle, in età di settantacinque anni agli 11 di Luglio 1551, cristianamente morì. Fu il Genga uomo universalissimo, e fece molte opere di pittura e d’architettura per altre città e luoghi, che per brevità si sono tralasciate. Fu ottimo inventore di mascherate e d’abiti: né gli mancò una singolar maestria in far modelli di terra e di cera. Fu buon musico, ottimo parlatore, e nella conversazione dolcissimo, e tanto cortese ed amorevole verso i parenti ed amici, quanto mai desiderar si possa: ed è lode singolare, dovuta alla bontà di quest’uomo, il non essersi mai di lui sentita cosa mal fatta.

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T Tabernacolo d’Andrea del Sarto dallo sdrucciolo d'Orsanmichele 203. Tabernacolo d’Andrea fuori della porta a Pinti 205. Tabernacolo della Pietà nella Cappella degli Albizzi allato alla Chiesa di San Pier Maggiore 125. Tabernacolo in testa di via dell’Ariento, di Luca della Robbia 66. Tamburazione solita farsi anticamente, che cosa sia, e come si facesse. Tavola di Maria Vergine dell’Udienza de’ Consoli dell’Arte de’ Linajuoli, di che sia 43. Tavola di San Bastiano nella Cappella de’ Pucci della Santiss. Annunziata 117. Tavola nella Cappella de’ Capponi nella Chiesa di Santo Spirito 127. Tavola della Sala del Consiglio di Palazzo Vecchio 136. Tavola delle Monache di Luco in Mugello 205. Tavole del Convento distrutto fuori della Porta a San Gallo, venute in potere de’ Serenissimi di Toscana, e poste in Galleria, d’Andrea del Sarto 202. Tavole della Chiesa di Santa Chiara 125. Tempio di San Giovanni, e suo principio 36. e 37. Teodoro Direck Pittore d’Haerlem 123. Testa del Salvatore dell’Altare della Santissima Nunziata 204. Timoteo della Vite Pittore 151. Timoteo di S. Antonino della famiglia de’ Bottigli dell’Ord. de’ Predicatori 45.

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