Nominativo - Orcagna Andrea (Andrea di Cione)

Numero occorrenze: 11

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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XIV. 1420 in circa. LIONARDO BRUNI detto l’ARETINO, Secretario della Fiorentina Repubblica, nel libro VI. della sua StoriaPer hoc tempus marmorea turris fundari cœpta est architectata quidem à IOCTO insigni per eam tempestatem pingendi Magistro. XV. 1435 in circa.FRANCO SACCHETTI nelle sue trecento novelle che si veggono manoscritte nella nominata Libreria; nella Novella riportata da don don Vincenzio Borghini nel Trattato delle Arme. Ciascuno può aver già udito chi fu GIOTTO, e quanto fu gran Dipintore sopra ogn’altro; sentendo la fama sua un grossolano Artefice etc. Lo stesso FRANCO SACCHETTI, Novella 136. Nella Città di Firenze, che sempre di nuovi uomini è stata doviziosa, furono già certi Dipintori, et altri Maestri, gli quali essendo a un luogo fuori della Città, che si chiama S. Miniato a Monte, per alcuna dipintura e lavorìo, che alla Chiesa si doveva fare; quando ebbono desinato coll’Abate, e ben pasciuti, e bene avvinazzati, cominciarono a questionare; e fra l’altre questione mosse uno che aveva nome l’Orcagna, il quale fu Capomaestro dell’Oratorio di nostra Donna d’Orto S. Michele, qual fu il maggior Maestro di dipignere, che altro che sia stato, da GIOTTO in fuori. Altri dicea che fu CIMABUE, chi Stefano, chi Bernardo, e chi Bufalmacco, e chi uno, e chi un altro. Taddeo Gaddi, che era nella brigata disse per certo assai valenti Dipintori sono stati etc.

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ANDREA DI JACOPO Altrimenti di CIONE ORGAGNA. detto dal VasariORGAGNA. SCULTORE, E ARCHITETTO FIORENTINO.

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Colorì poi, come a suo luogo si dirà, Andrea insieme col nominato Bernardo suo fratello la gran Cappella degli Strozzi nella medesima Chiesa, nella quale (come anche a’ presenti tempi si riconosce) rappresentò da una parte la gloria de’ Beati, e dall’altra figurò l’Inferno, e questo dispose secondo l’invenzione del divino Poeta Dante. Io trovo nell’insigne Libreria de’ manoscritti, e spogli dell’altre volte nominato senatore Carlo Strozzi, al libro segnato let. G a 18. che l’Orchagna ad istanza di Tommaso di Rossello Strozzi dipignesse per detta Cappella anche la tavola, della cui allogagione lo stesso Tommaso fece un ricordo, che quantunque alquanto informe si riconosca, è tale appunto quale a lui bastò per aiuto di sua memoria in ordine alle varie circostanze, e patti di essa allogagione; contuttociò penso che sarà caro al mio lettore, che io lo porti in questo luogo tolto a verbo a verbo, siccome nel citato libro trovasi registrato. Qui aperesso saranno scri parte, et Andrea vocato orchangniaAndrea vocato orchangnia Chio Tommaso di Rossello detto ho dato a dipignere al d. altare la quale è fatta per l’altare de. in Santa Maria novella di lalgezza di braccia v. sol. I. quivi, o intorno dela dipigniere il detto Andreaà colore fine maesteriò, et oro; ariento, et ogni altra veramente de mettere in tutta la tavola ciuori fogl. solamente le colone da lato de’ mettere ariento donella ditta tavola, et quante figure che per me tam. dare compiuta, et dipinta la detta tavola d’ogni suo. ma. tricento cinquanta quattro a venti mesi, et questo di li demo. avenisse che il detto Andrea no ci desse compiuta, et dipinta mi de dare pe ogni settimana che più la penasse a diping: secondo parrà alla descrettione di detti Arbitri scritti qui et suo maesterio, oro, , colori et ogn’altra cosa fior. cc. si et in tal modo, che meno se ne venisse se ne de stare al giudizio et Carlo delli Strozzi, et frate Iacopo di Andrea cose la facesse ne venisse più del sopradetto prezzo dobbiamo stare al giudizio Paolo, Carlo, e frate Iacopo. Fin qui il ricordo di Tommaso di Rossello Strozzi. Col quale anche fassi vedere assai manifesto l’errore preso dal Vasari, e da un moderno, che l’ha seguitato, chiamando quest’Artefice Andrea Orgagna, quando veramente egli dicevasi Andrea Orcagna; ed io n’ho un altro attestato per quanto leggesi nell’antico manoscritto nella Libreria di san Lorenzo, dico delle Novelle di Franco Sacchetti, la dove nella novella 136. si dice E fra l’altre questione mosse uno che aveva nome l’Orcagna, il quale fu capomaestro dell’Oratorio di nostra Donna d’Orto san Michele, qual fu il maggior maestro di dipignere, che altro che sia stato da Giotto in fuori, ec.

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Ma giacché non so come, mi son trovato in discorso del vero soprannome, o casato di quest’artefice, contentisi il mio lettore, che io, come per ischerzo dica in questo luogo ciò che forse potrebbe affermarsi intorno all’etimologia dello stesso; è dunque da sapersi come la voce cagnare, quantunque rare volte, o non mai si trovi nell’antico, e moderno tempo essere stata usata in Firenze, era però, siccome è ancora al presente assai propria di alcuni popoli d’Italia, e suona lo stesso, che a noi cambiare; ond’è che potrebbe chiamarsi colui che cambia oro, colui che oro cagna, preso poi per soprannome con poca abbreviatura, colui che orcagna, e volendolo nominare per eccellenza senza il proprio nome direbbesi l’Orcagna, cioè colui che fa il cambiatore d’oro: e tanto basti intorno al casato, o soprannome del nostro artefice. Chiamata a Pisa, dipinse nel Campo santo una grande storia del Giudizio universale; ed in un’altra figurò tutti i gradi de’ signori del mondo immersi fra’ diletti di quello; e in altra parte fece vedere i pentiti del peccato in atto di rifuggirsi alle montagne fra gli Anacoreti; da basso espresse la figura di san Maccario, che a tre Coronati fa vedere tre cadaveri di Re defunti non del tutto consumati. Nella stessa Città nella Chiesa dalla coscia del Ponte vecchio fece alcune opere di scultura. Tornato a Firenze, gli fu data a dipignere la facciata destra della Chiesa di santa Croce, dove toltane quella di san Maccario, rappresentò le medesime storie, che nel Campo santo di Pisa fatte avea, le quali poi nel passato secolo per occasione della fabbrica delle nuove Cappelle furon gettate a terra. In quella del final Giudizio dalla parte degli Eletti ritrasse al vivo molti suoi amici; e da quella de’ Presciti effigiò i volti, e le persone di coloro, a’ quali egli voleva poco bene: fra questi ritrasse un tal Guardi Messo del Comune in atto d’essere dal Diavolo strascinato per un uncino allo ‘nferno, e accanto a questo, Cecco d’Ascoli medico, astrologo, ed anche poeta, di cui io leggo nella real Libreria di san Lorenzo alcune rime intitolate L’acerba Vita; ed un trattato di sfera in lingua latina ne va attorno stampato d’antica stampa sotto titolo di Cicci Asculani, insieme con Autolico, e Teodosio, ed altri autori di sfera, e fu quegli che ne’ tempi di quest’artefice era stato in Firenze per erronee opinioni, e astrologiche superstizioni morto, e abbruciato: concetti bizzarri in vero furono questi dell’Orcagna, ma non so quanto lodevoli per la dignità del luogo, e per la terribilità della storia rappresentata; coll’una, e l’altra delle quali cose, male si accordano simili baie.

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Occorse intanto la terribile mortalità del 1348. dopo la quale non solamente toccò in sorte all’Orcagna di rimaner vivo (cio che a molti uomini famosi per arti, e scienze non riuscì, e fra essi al nostro Gio: Villani scrittore della storia Fiorentina) ma gli fu occasione di rendersi più glorioso ne i secoli avvenire, come più a basso diremo. Molti storici fanno menzione di questa mortalità, e fra questi assai diffusamente Matteo Villani nel principio della sua Cronica; ma ciò non ostante non voglio io lasciare di farne in questo luogo un breve, e stretto racconto, non solamente perché da quella nacque occasione al nostro artefice di fare nella Città di Firenze un’opera di singolar pregio: ma ancora per far con questi miei scritti tuttavia più noto al mondo quanto sia tremendo il braccio della Giustizia di Dio, allora che l’umane scelleratezze son giunte al termine loro prescritto dalla di lui sofferenza. Negli anni dunque di nostra salute 1346. nelle parti d’Oriente verso il Cataio, e l’India superiore, ed altre addiacenti Provincie a quei mari dell’Oceano si scoperse una pestilenza velenosa, la quale incominciando dallo sputo del sangue, dava ad alcuni di subito la morte, e ad alcuni altri dopo due, o tre giorni, o poco più. Era questo male così contagioso, che in un momento si comunicava agli astanti degl’infermi, ed a quanti altri avessero con loro per breve spazio di tempo trattato; ai più ingrossava notabilmente l’anguinaia; ad altri veniva un tumore sotto alcuno delle braccia, o in altra parte; non fu appena passato un anno, da che aveva tal male avuto suo principio, ch’e’ si dilatò per tutta l’Asia; quindi passato a’ popoli del Mar maggiore, in Sorìa, Turchia, Egitto, e Riviera del Mar rosso. E da Settentrione infettata la Russia, la Grecia, l’Armenia, ed altre vicine Provincie fece grandi stragi. Fu poi mediante le Galere de’ Genovesi, e Catelani, che dal Mar maggiore in quei tempi si partirono per fuggire l’infezione, portata in Italia. Cominciò nella Sicilia, e poi col ritorno delle Galere a Pisa, e Genova infettò quelle Città. Occupò le marine dell’Affrica, e sue coste verso Levante, e le rive del Mar Tirreno; poi le parti di Ponente, la Sardigna, la Corsica, ed altre Isole a queste vicine; stesesi a Mezzogiorno, dove fece maggiori stragi, che in altra parte, finché nel 1348. l’Italia tutta restò presa da simile pestilenza, toltane la Città di Milano, ed alcune di quelle Città, che intorno all’Alpi dividono l’Italia dall’Alemagna, le quali poco furono offese dal male. Passate le montagne, stesesi in Provenza, Savoia, Delfinato, e Borgogna; per le marine di Marsilia, d’Acqua morta, e per la Catalogna, nell’Isola di Maiolica, Spagna, e Granata; e nell’anno 1349. già aveva occupate le riviere del Mare Oceano, d’Europa, e d’Affrica, Irlanda, Inghilterra, Scozia, ed altre Isole di Ponente, benché in Brabante facesse poca offesa. Nell’anno seguente 1350. percosse gli Alemanni, ed Ungari, la Frisia, Danimarca, i Goti, ed altri popoli da Settentrione. Durava per lo più questo male per ogni luogo cinque mesi. Fra gl’infedeli occorreva bene spesso, che per timore di questo mortifero veleno, le mogli i mariti, ed i figliuoli i padri tocchi dal male abbandonavano, ciò che alcune volte fra persone poco religiose, ed umane occorse anche in Cristianità; dove all’incontro furono da altre esercitati atti eroici di carità nell’offerir se stessi a perder la propria vita nella cura degl’infetti.

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Tornando ora all’Orcagna, fu costume di questo artefice lo scrivere il suo nome nell’opere, e perché la sua abilità nella pittura si riconoscesse nella scultura, e nella pittura quella, ch’egli aveva alla scultura, ne’ marmi scriveva Andreas pictor faciebat, e nelle pitture Andrea sculptor faciebat. Molte furon l’opere che fece Andrea sopra tavole a tempera per diverse Chiese di Firenze, ed altre sue tavole furon mandate al Papa in Avignone, avendone anche lasciate molto imperfette, le quali furon finite dopo sua morte da Bernardo suo fratello. Furon discepoli d’Andrea Orcagna nella pittura Bernardo Nello di Gio: Falconi Pisano, che dipinse molte tavole nel Duomo di Pisa; e Tommaso di Marco fiorentino, che fra l’altre opere fece l’anno 1392. una tavola, alla quale in sant’Antonio di Pisa fu dato luogo nel tramezzo. Dicemmo di sopra, e dicemmo bene, che errò il Vasari, affermando che tutte le figure delle virtù teologiche, e cardinali, che si veggono nella facciata della loggia de’ Lanzi fossero fatte da Andrea Orcagna; mentre io trovo, che le quattro cardinali furono opera d’un tal Iacopo di Piero. Ora io considero, che lo stesso Vasari nella Vita d’Andrea Orcagna afferma, ch’egli ebbe, oltre a Bernardo, un altro fratello chiamato Iacopo, che attese, ma con poco profitto, alla scultura, e non ci da contezza se non d’alcune poche opere fatte da costui, e così pare che a prima vista si potrebbe dubitare, se il Vasari, non avendo fatto conto di questo suo Iacopo, come quegli che non fusse valuto moltissimo in scultura, che però avesse supplito alla sua debolezza il fratello Andrea, fosse venuto a dire, che quelle figure fossero state intagliate da Andrea, con tutto che vi avesse avuta mano Iacopo, col disegno però, e assistenza d’Andrea; ma ciò non potiamo noi

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Iacopo di Piero scultore, che fiorì circa al 1360. o fosse perché avesse imparata l’arte da Andrea Orcagna (com’è assai verisimile, giacché l’Orcagna in quei tempi era nella Città di Firenze in concetto di maestro singolarissimo, ed a lui per lo più tutto l’opere più degne raccomandavansi) o fosse perch’egli ne avesse studiata, o del tutto presa la maniera; onde le cose dell’uno poco o non punto da quelle dell’altro si distinguessero; diede al certo materia a coloro, che dopo gran tempo anno scritto, cioè a dire al Vasari, ed a chi ne moderni tempi l’ha seguitato, di credere, ed affermare, che alcune opere molto nobili da lui condotte fossero parte degli scarpelli del medesimo Orcagna. Tali furono le quattro statue di mezzo rilievo rappresentanti le quattro virtù teologiche, che furon poste sopra la bellissima loggia de’ Signori, detta oggi la loggia de’ Lanzi in Piazza del Granduca, architettata pure con vaga, magnifica, ed in quei secoli quasi non mai più usata maniera, dal medesimo Andrea Orcagna, al quale i soprannominati scrittori attribuirono con queste, anche tutte l’altre, delle quali pure lasciamo luogo a quello che ne sia la verità. Per confermazione dunque di quanto io dico, e per dimostrare ad evidenza l’errore e del Vasari, e degli altri, sappiasi, come io trovo fra l’antiche scritture dell’Opera di Santa Maria del Fiore in un libro di ricordanze del Provveditore Stieri di Francesco degli Albizzi dell’anno 1367. quanto appresso Iacobo Pieri magistro pro manifactura virtutum cardinalium pro loggia Dominorum Priorum et Vexilliferi Flor 2. sol. I. I. Ed in altro libro del 1384. Die 3. Augusti stantiaverunt Iacobo Pieri intagliatori pro parte solutionis duarum figurarum, quas intagliat cum figura videlicet una cum Figura fidei, et alia cum figura Spei pro ponendo ad Loggiam DD. Priorum Flor. 30 auri. Ed appresso Die 22. Novembris Iacobo Pieri intagliatori, qui facit figuram Fidei pro loggia Dominorum Priorum videlicet pro integra solutione dicte figure. E di più Iacobo Pieri magistro et predicto in prestantia super Angelum quem celat pro loggia dicta Flor. 10 auri, Ancora vi si legge Iacobo Pieri Sculptori, che fabbrica due figure d’Angeli di marmo da porsi sopra la porta dell’Udienza de’ Signori in Palazzo per prezzo di dette figure in tutto Fior. 25. Ed inoltre Iacobo Pieri Scarpellatori, pro complimento sue mercedis, et salarij cuiusdam imaginis Angeli cum Psalterio in lapide marmoreo, per eum sculpte pro dicta Opera Flor. 25. auri. Ed ancora Iacobo Pieri pro parte solutionis sue mercedis cuiusdam imaginis Angelice de marmore per eum sculpte dicte Opere, cum Cinnamillis. Ed è da credere, che le figure degli Angeli scolpite per l’Opera, fusser collocate nella facciata di Santa Maria del Fiore, quella che nel passato secolo, com'è notissimo, fu demolita.

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A Aldigieri da Zevio Pittore, carte 83. Alzamento delle mura diFirenze, e perché 32. Agnolo Gaddi pitt. sua vita 40. Avanzamento di sua famiglia 41. 63. 69. Ambrogio Lorenzetti pitt. Sanese sua vita 39. Andrea Pisano pitt., e archit. sua vita 32. Andrea di Iacopo, altrimenti di Gione Orcagna scult. e archit. sua vita 63. Andrea Tafi Fiorentino pitt. alla Greca 11. Antiporti alle porte di Firenze 33. Antonello da Messina pittore 92. D. Ant. Maria Salvini Lettore pubblico delle lettere Greche nello Studio di Firenze 92. Antonio da Ferrara pitt. sua vita 103. Antonio Veneziano pitt. 55. perché detto Veneziano essendo stato Fiorentino 55. Arezzo Città di Toscana. Pitture in quelle Chiese 86. Armi, ed altre memorie della nobile famiglia de’ Roti in santo Romolo a Campestri in Mugello 99. Arnolfo di Lapo archit. suo ritratto 4.

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L Lando da Siena archit. sua vita 42. Leon X. Sommo Pontefice a Firenze visita il Monastero degli Angeli 61. Libro antico de’ morti del Convento di san Domenico in Siena 3. 5. Libro intitolato Martilogio esistente nell’Archivio di san Pietro in Roma 3. Libreria di san Lorenzo del Sereniss. Granduca 12. Libri di antichissimi Poeti Provenzali, che vi conservano 90. 92. Libro antico degli uomini della Compagnia de’ Pittori di Firenze 13. 33. 48. Libreria celebre de’ manoscritti originali, e spogli del Senat. Carlo Strozzi 64. 67. 79. Libreria insigne anticamente in Provenza, ridotta a ben’ essere dopo le guerre dal Monaco dell’Isole d’Oro 89. Lino pitt. scult. e archit. sua vita 8. Lionardo Aretino istorico 107. Lionardo della nobile famiglia de’ Buonarruoti Simoni 104. Lippo pitt. Fiorentino sua vita 84. Lippo Vanni pitt. Sanese 87. Lippo Memmi pitt. Sanese sua vita 34. Loggia de’ Signori in Piazza architettata dall’Orcagna 65. Loggia d’Or San Michele dipinta 43. Loggia de’ Mercanti d’Ancona da chi architettata 75. Lorenzo Ghiberti scult. Fior. fa le due porte di S. Giovanni 32. Lorenzo Bolognese pitt. sua vita 57. Magnif. Lorenzo de’ Medici padre, di Papa Leone X. 62. D. Lorenzo Monaco Camaldolese pitt. sua vita 94. Lorenzo di Bicci pitt. Fiorent. sua vita 96. Lorenzo Antonio Vite pittore 109. Lorenzo di Filippo archit. 103. Lorenzo di Gio: d’Ambrogio scult. 103. Luca di Giovanni da Siena scult. 80.

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T Tabernacolo de’ Tintori da S. Onofrio 42. Tabernacolo di Mercato Vecchio 42. Taddeo di Bartolo Gioggi pitt. 30.i Taddeo Peppoli Bolognese sua sepoltura 46. Taddeo di Bartolo da Siena pitt. 109. Taddeo Gaddi pitt. Fior. sua vita 35. 58. Tempio di san Giovanni di Pistoia da chi fatto, e in che tempo 32. Tetti della Basilica di san Pietro rifatti per ordine di Papa Benedetto X. da Paolo da Siena 32. Tommaso Pisano scult. e archit. sua vita 38. Tommaso di Stefano detto Giottino sua vita 59. Tommaso di Rossello Strozzi fa dipignere all’Orcagna la Cappella degli Strozzi in santa M. Novella 64. suo antichissimo ricordo di tale allogagione 64. Tommaso di Marco Fiorentino pitt. 68. Tommaso di Stefano Fortunatino pitt. 68. Tommaso di Marco pitt. 108. Torre del Palagio del Podestà 59. Torri intorno alle mura di Firenze 33. Tribuna del Tempio di san Gio: ricoperta 41.

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O Oderico, Gio. Paolo, decennale 5. della par. I. del sec. 5. a c. 533. Oderigi d'Agobbio, d. 4. del sec. I. a c. 55. Orcagna, ovvero Orgagna, Andrea di Jacopo, altrimenti di Eione, dec. 6. del sec. 2. a c. 63. Orcagna, Mariotto, d. 6. del sec. 2. a c. 73. Orcagna, Bernardo, dec. 6. del sec. 2. a c. 69. Ottaviano da Faenza, dec. 2. del sec. 2. a c. 30. Ouggioni, Margo Uglon, decen. I. del sec. 4. a c. 186.

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