Nominativo - Onorio III (Cencio Savelli, papa)

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 4

Vedi

Erano dunque gli anni di nostra salute al numero pervenuti di mille dugento quaranta, quando nella Città di Firenze , Madre e nudrice di tutte l’Arti e Scienze più riguardevoli, nacque d’assai nobile stirpe il famoso Giovanni de’ Cimabuoi , detto poi comunemente Cimabue: questi in età cresciuto fu dal Padre applicato agli studi di Gramatica sotto la disciplina di ben’esperto Maestro (qualunque o Religioso o Secolare egli si fosse) che nel Convento di S. Maria Novella de’ Frati Predicatori l’insegnava. Ma prima di fare ad altra cosa passaggio, è da sapersi in questo luogo, come ritrovandosi in Bologna il Patriarca S. Domenico , dodici de’ suoi Frati mandò a’ Fiorentini, sotto la cura del B. Giovanni da Salerno, a’ quali essi diedero per abitazione il luogo di Ripoli , fuori di Firenze . Dopo alcun tempo portatisi dentro la Città, stettero in quello di S. Pancrazio ; fin che venuto a Firenze lo stesso S. Domenico , esso luogo in quello di S. Paolo loro mutò: quivi si trattennero facendo gran frutto, finché dal Legato di Onorio III. Sommo Pontefice, a’ 31. Ottobre 1221. della Chiesa di S. Maria Novella , e de’ beni a quella annessi, fu dato loro il possesso. Era allora essa Chiesa alquanto piccola (e se vogliamo credere alla Cronica) risguardando verso Occidente dalla parte che si dice la piazza vecchia, aveva il suo principale ingresso in quel luogo appunto, dove oggi si vede il sepolcro di bronzo, di Maestro Lionardo Dati , cioè nel mezzo della larghezza della navata maggiore, ove il prospetto e faccia di essa Chiesa sorgea, e fra questa e la porta che a’ tempi nostri in essa piazza vecchia risponde, frapponevasi un grande spazio, qualunque o Cimitero o Prato o Cortile egli si fosse, per lo quale mediante un certo vestibulo alla medesima antica Chiesa si perveniva: era angusta altresì l’abitazione, senza Chiostri, o alcun’altro di quei requisiti, che ad un comodo servigio del divin culto, e delle persone degli operarj di quella Religione abbisognavano; e in tale stato si mantenne finché poi del 1279. nel giorno dedicato all’Evangelista S. Luca, con disegno di Fra Sisto e Fra Ristoro Fiorentini Conversi di quell’Ordine, fu per mano del Cardinal Latino Domenicano, in tempo del Pontificato di Niccola III. posta la prima pietra della gran fabbrica che far si doveva per accrescimento di essa fino a quel segno ch’oggi si vede.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 67

Vedi

O
Onorio III. dà a’ Frati di S. Domenico la Chiesa di S. Maria Novella 4.
Opinioni male adattate al vero di quanto danno sieno alla letteratura 9.
Omberto Aldobrandeschi de’ Conti di S. Fiore 59.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 135

Vedi

Discepolo di Alesso Baldovinetti. Nato 1451. ?1495. Fu Domenico del Ghirlandajo, siccome io trovo in antiche scritture, figliuolo di un tal Tommaso di Currado di Gordi, che si esercitava nella Professione dell’orafo, che oltre all’aver fatto di sua mano tutti i voti d’argento, che si conservano nell’armadio della Santissima Nunziata, e le lampane della Cappella della medesima, le quali tutte cose per l’assedio di Firenze l’anno 1529 furon disfatte; fu anche il primo, che trovasse l’invenzione di certi ornamenti del capo per le fanciulle Fiorentine, che si chiamavano ghirlande, dal che acquistò il nome del Ghirlandajo. Questo Tommaso dunque, riconoscendo in Domenico uno spirito molto vivace; e parendogli perciò doverne trarre grande ajuto, lo pose nella propria sua stanza ad imparar l’arte sua. Diedesi il fanciullo con tale occasione allo studio del disegno, e fin da quella prima età eravisi così bene approfittato, che ritraeva coloro, che passavano dalla sua bottega, dando loro in un subito, con pochi segni somiglianza. Lasciata poi la professione dell’orafo, si diede in tutto e per tutto, nella scuola di Alesso Baldovinetti, allo studio della Pittura, e in poco tempo divenne ottimo pittore. Vedesi di sua mano a’ nostri tempi in Firenze la Cappella a fresco di Francesco Sassetti in Santa Trinita, con istorie di San Francesco: ove in quella, che rappresenta il fanciullo risuscitato dal Santo, ritrasse Maso degli Albizzi, Mess. Agnolo Acciajuoli, e Mess. Palla Strozzi, cittadini molto celebrati nelle storie di que’ tempi. In quella, dove rappresentò San Francesco davanti a Papa Onorio, dipinse il Magnifico Lorenzo, il Vecchio, de’ Medici: e dalle parti laterali della tavola, fece i ritratti di Francesco Sassetti, e di Mona Nera sua donna. Nella volta colorì alcune Sibille: e nella fronte, oggi mezza imbiancata, esteriore di essa Cappella, figurò la Sibilla Tiburtina, e Ottaviano Imperadore. Fu poi chiamato a Roma da Sisto IV e per lui dipinse nella sua Cappella due storie, cioè, quando Cristo chiama all’Apostolato Pietro e Andrea; e la Resurrezione del Signore. Tornato a Firenze, fece nella Chiesa degl’Innocenti la tavola de’ Magi: e in Ognissanti, a concorrenza di Sandro, detto il Botticello, colorì a fresco un San Girolamo, che già nel tramezzo di quella Chiesa era allato alla porta del Coro: levato poi il tramezzo, fu questa figura trasportata alla parete nel mezzo di essa Chiesa, da quella parte, che entrando in Chiesa, torna a mano sinistra: e nella medesima Chiesa dipinse ancora la Cappella de’ Vespucci. È di sua mano la Vergine a fresco, che si vede oggi sopra la porta di Santa Maria degli Ughi, a cui è stato ne’ moderni tempi, dato di bianco; onde questa pittura più non si vede: e la Cappella maggiore di Santa Maria Novella della famiglia de’ Ricci, che fino da 100. anni avanti al tempo del Ghirlandajo era stata dipinta da Andrea Orgagna; ma a cagione di un fulmine caduto in quel luogo, e della poca cura, che n’era stata avuta dipoi, eransi quelle pitture ridotte in cattivo stato, come altrove s’è detto. Dipinse il Ghirlandajo questa Cappella ad istanza di Giovanni Tornabuoni: e vi rappresentò storie della vita di Maria Vergine, di San Domenico, e di San Pietro Martire: e diedela finita in quattro anni, cioè del 1485.

Con il contributo di