Nominativo - Oderisi da Gubbio

Numero occorrenze: 31

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 1

Vedi

CIMABUE Pittore Margheritone
nato 1240. d’ Arezzo Pit.
morto 1300. Scult. e Archit.

Arnolfo di Lapo Gaddo Gaddi Andrea Tafi Giotto di Bondone Ugolino Sanese Oderigi d’Agobbio
Scult. e Archit. Pittore Pittore Pitt. e Archit. Pittore Miniatore
Nato 1232. Nato 1239. Nato 1213. Nato 1276. Nato … Nato …
Mor. 1300. Mor. 1312. Mor. 1294. Mor. 1336. Mor. 1349. Fior. del 1299

Nello BrunoNozzo di PerinoF. Iacopo da Giovanni Pisano Marino Boccanera
Pittore Pittore d. Calandrino Torrita Pitt. Scult. e Archit. Archit. Genovese
Fior. 1320. Fior. 1320. Pitt. Fior. 1280. Fior. 1280. Nato… mor. 1320. Fior. del 1283.

Agnolo e Agostino Sanesi
Scult. e Architetti
Fior. 1300

Fra Ristoro Converso Fra Sisto ConversoFra Giovanni da Campi
dell’ord. de’ Predic. dell’ord. de’ Predic. dell’ord. de’ Predic.
Architetto nato … Architetto nato … Architetto nato …
Morto 1283. Morto 1289. Morto 1339.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 1

Vedi

DECENNALE I. del Secolo I. dal 1260. al 1270.
I Proemio, e Cimabue con Margaritone , e l’Apologia
2 Andrea Tafi .
3 Arnolfo di Lapo .
DECENNALE II. del Secolo I. dal 1270. al 1280.
I Gaddo Gaddi .
2 Fra Iacopo da Turrita.
DECENNALE III. del Secolo I. dal 1280. al 1290.
I Giovanni Pisano .
2 Ugolino Sanese .
3 Marino Boccanera .
DECENNALE IV. del Secolo I. dal 1290. al 1300.
I Giotto .
2 Oderigi d’Agobbio .
3 Nozzo di Perino detto Calandrino.
4 Agostino , e Agnolo Sanesi .

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 13

Vedi

XII. 1395 in circa. BENVENUTO DA IMOLA Comentatore di Dante detto L’IMOLESE, nel suo Comento, che pure è manoscritto nella nominata Libreria di S. Lorenzo: Credette CIMABUE etc. Hic Poeta confirmat dictum suum per exempla moderna, quæ clare manifestant expositionem factam; et primo ponit exemplum duorum concivium suorum, quorum unus nomine CIMABOS fuit excellens Pictor, alter nomine GIVOTUS fuit excellentior illo, imo cito derogavit gloriæ eius; ad litteram ergo dicit Poeta velut OdorisiusCIMABU Civis Florentinus, credette tener lo campo nella pentura idest victoriam gloriæ in Arte pingendi; sed spes eius est delusa, quia non reperit se in ætatibus grossis, imo subtilioribus; unde dicit, e ora à Giotto il grido, idest rumorem famæ, et gloriæ: Sì che la fama di colui, scilicet CIMABOVIS ee scura; et hic nota lector, quod Poeta noster merito facit commendationem GIOTTI, ratione Civitatis, ratione virtutis, ratione familiaritatis. De isto namque GIOTTO faciunt mentionem et laudem alij duo Poetæ Florentini, scilicet Petrarcha, et Boccatius, qui scribit quod tanta fuit excellentia ingenij et artis huius nobilis Pictoris, quod nullam rem rerum Natura produxit, quam iste non representaret tam propriam, ut oculus intuentium sæpe falleretur, accipiens rem fictam pro vera. Accidit autem semel, quod dum GIOTTUS pingeret Paduæ adhuc satis iuvenis unam Cappellam, in loco ubi fuit olim Theatrum sive Arena, Dantes pervenit ad locum, quem GIOTTUS honorifice receptum duxit ad domum suam; ubi Dantes videns plures infantulos eius summe deformes, et ut ita dicam similissimos Patri; petivit: Egregie Magister nimis miror, quod cum in Arte pictoria dicamini non habere parem; unde est quod alienas figuras facitis tam formosas, vestras vero tam turpes? Cui GIOTTUS subridens presto respondit: Quia pingo de die, sed fingo de nocte. Hæc responsio summe placuit Danti, non quia sibi esset nova, cum inveniatur in MacrobiusLib. Saturnalium; sed quia nata videbatur ab ingenio hominis. Iste GIOTTUS vixit postea diu; nam mortuus est 1336. et sic nota quod GIOTTUS ad huc tenet campum; quia nondum venit alius subtilior eo, cum tamen fecerit aliquando magnos errores in picturis suis, ut audivi a magnis ingeniis. Qui notisi come a questo Autore si vede indirizzata un’epistola Latina da Francesco Petrarca. XIII. 1400 in circa. FRANCESCO di Bartolo da BUTI Cittadino Pisano, che lesse pubblicamente in Pisa la DanteCommedia, nel suo Comento originale, che pure è nella Libreria di S. Lorenzo, sopra le parole dette, così ragiona. Questo CIMABU fu uno Dipintore, e ebbe grande nome nell’Arte del dipignere, e tenne lo nome insino che venne GIOTTO, che fu molto eccellente più di lui nella dipintura; e ora anco lo tiene GIOTTO, perché la sua fama è stata vinta dalla età grossa in quell’Arte; imperocché nessuno è stato poi che in quell’Arte sia valuto, quanto egli, non che più che egli; e però dice tener lo campo, cioè aver la gloria, come lo Cavaliere che sta in sul campo vincitore; ed ora à GIOTTO il grido, cioè la fama, sicché la fama di colui, cioè CIMABU oscura la fama di GIOTTO, e falla apparire nulla.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 19

Vedi

XXXV. 1540 ALESSANDRO VELLUTELLO Lucchese, Commentatore di Dante. E il poeta, in persona d’Oderisi, ne assegna due esempi, il primo di CIMABUE, il quale fu nello Pittura tenuto eccellentissimo, e nondimeno fu poi vinto da GIOTTO, che molto tempo dopo lui rilusse. XXXVI. 1546 BENEDETTO VARCHI nelle Lezzioni fatte nell’Accademia Fiorentina sopra la maggioranza e nobiltà dell’Arti: Disputa prima. Qual sia più nobile la Scultura, o la Pittura: dice queste parole. Ben’è vero, che nissuna Arte fu trovata e compiuta, o in un medesimo tempo, o da un solo, ma di mano in mano, e da diversi; perché sempre si va o aggiugnendo, o ripulendo, o quello che manca, o quello che è rozzo e imperfetto; e perciò disse Dante, non meno veramente, che con giudizio, nell’undecimo Canto del Purgatorio:Credette CIMABUE nella pittura Tener lo campo, ed ora ha GIOTTO il grido. Sicché la Fama di colui oscura. Fin quì questo gravissimo Autore, il quale (per quanto io veggio) non credette, che Dante avesse ciò detto POETICAMENTE ESAGERANDO CON IPERBOLICO INGRANDIMENTO. Lo Stesso, alla Disputa seconda, Potremmo addurre infiniti altri esempi, sì di molte altre città, e sì massimamente di Firenze, dove la Pittura già spenta rinacque. XXXXII. 1550 GIORGIO VASARI nella prima edizione della sua Opera, e specialmente nella vita di Cimabue e di Giotto in molti luoghi afferma quanto s’è provato. XXXXII. 1550 FLEANDRO ALBERTI Bolognese, nell’ Etruria Mediterranea. Vi fu GIOTTO Fiorentino, che fu il primo a svegliare i Pittori all’Arte del dipignere, ed in fino ad oggi in più luoghi d’Italia vedesi le pitture di lui fatte con grande artifizio. XXXIX. 1553 Messer MARCO GUAZZO, Cronica. Non solo in questo tempo, ma per molt’anni andati fu Zotto Fiorentino nella Pittura singolare. XL. 1567 L’eruditissimo Messer GIOVAMBATTISTA ADRIANI nella Lettera scritta a Giorgio Vasari, dove a lungo tratta de’ più eccellenti Artefici antichi, di Pittura, Bronzo e Marmo, non solo si sottoscrive a’ detti del Vasari, ma dà loro gran lode. Essa lettera và aggiunta al secondo, ed ultimo Volume della terza parte dell’Opera del GIORGIO VASARI, in data delli 8. di Settembre 1597. ma fu error di Stampa, che doveva dire 1567.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 55

Vedi

Consideri ora il mio Lettore a quali cimenti mi sia trovato nel compilar la vita dell’eccellente Miniatore Oderigi da Gobbio; perché oltre al non essere egli di questa Città, né di questi nostri tempi, così piccola è la memoria, e così rare le notizie, che di lui abbiamo trovate nella sua Patria, e nel gran numero d’Autori antichi, e moderni, e fra l’infinite memorie antiche manoscritte, le quali per l’effetto d’andare ordinando questa nostra operetta abbiamo con molta fatica riconosciute, e scorse, che non ci ha recato maraviglia che il Vasari così per passaggio potesse solo dir di lui, di chi e’ fu amico, dove operò, e d’avere una reliquia, un miserabile avanzo de’ suoi pennelli; onde se non fusse stata la tromba sonora del Divino Poeta Dante , il quale ne’ suoi versi lasciò di quest’Uomo così onorata memoria chiamandolo l’onor di Gobbio, e l’onor dell’arte del miniare, appena si saperebbe chi ei fusse. Il perché se circa quel poco che si dirà di lui cioè intorno alla Scuola dond’egli uscì, al tempo in cui fiorì, all’opere, e a’ discepoli ch’e’ lasciò, non vedrassi scorrere francamente la penna, ma quasi andar tentoni, mendicando per così dire, le prove, doverò io per le sopraccennate cagioni venir scusato, e compatito.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 56

Vedi

Non è dubbio adunque che Oderigi nativo della non men nobile, che antica Città di Gobbio della Provincia dell’ Umbria fusse un eccellente Miniatore de’ suoi tempi, e che si studiasse di sormontare gli altri Professori suoi Coetani, giacché in questo concordano tutti coloro, che di lui fanno ricordanza; perché ciò chiaramente si cava dal Testo di Dante, quando finge trovarlo nel primo girone del Purgatorio a sodisfare alla colpa di vanagloria commessa nell’aspirare alla maggioranza di suo mestiere per acquistarsi fama nel Mondo: eccovi i versi del Poeta. O dissi a lui non sè tu Oderigi
L’onor d’Agobbio, e l’onor di quell’arte
Ch’aluminare è chiamata in Parigi.
Frate diss’egli più ridan le carte
Che pennelleggia Franco Bolognese,
L’onore è tutto or suo, e mio in parte.
Ben non sarei stato si cortese
Mentre ch’i’ vissi, per lo gran disio
Dell’eccellenzia, ove mio core intese.
Di tal superbia qui si paga il fio;
Et ancor non sarei qui, se non fusse,
Che possendo peccar mi volsi a Dio.
Oh vanagloria dell’umane posse!
Con poco verde in su la cima dura
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette Cimabue nella Pittura
Tener lo campo, et ora à Giotto ‘l grido
Sicche la fama di colui oscura, etc.
Operò questo Oderigi, come riferisce il Vasari, nella Città di Roma, ove (condottovi per ciò dal Papa) miniò molti libri per la Libreria di Palazzo, che sono in gran parte oggi consumati dal tempo, e nel mio libro de’ disegni antichi (soggiugne lo stesso Autore) sono alcune reliquie di man propria di costui, che in vero fu valent’Uomo.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 57

Vedi

Adunque in quella maniera, che tanti altri di già Professori del disegno, ed allievi de’ Greci divennero seguaci della maniera di Cimabue, e di Giotto suo discepolo, e miglior Maestro, solo col veder nelle lor’ opere una certa luce di migliore operare; così potette avvenire a Oderigi, quando anche volessimo presupporlo Miniatore, prima che Cimabue s’acquistasse la fama di aver di gran lunga superati nel disegno i Pittori Greci suoi Maestri, e contemporanei.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 57

Vedi

Né temo mi si opponga che in quella guisa che Cimabue avanzò i suoi Maestri, senz’aver chi la via dimostrasse di migliorare, fuori del suo natural talento; così Oderigi s’avanzasse sopra degli altri miniatori di sua età senza imparar dall’opere di quello: perché tengo per fermo non tanto dall’opere, quanto dall’operare, anzi dalla propria voce di questo nuovo Maestro, apprendesse o l’arte, o’l miglioramento. Per arrivar felicemente a questo punto di grande importanza per lo mio intento, è bene di procedere passo passo.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 57

Vedi

Attesta il Vasari d’aver nel suo libro de’ disegni antichi alcune cose piccole di mano di Cimabue fatte a modo di minio; nelle quali (come che oggi forse paiono anzi goffe, che altrimenti) si vede quanto per sua opera acquistasse di bontà il disegno: così egli. Sappiamo in oltre, che questo primo lume della nuova maniera di dipignere fu condotto da Cimabue fuori di Firenze, e per l’Italia circa il 1260. essendo che siccome abbiamo mostrato nelle notizie della vita di lui, egli avanti al regnare di Papa Clemente IV. fusse chiamato ad Assisi Città d’Umbria a dipignere nella Chiesa di S. Francesco: Sicché poteronsi vedere Cimabue , e Oderigi, sendo Gobbio non lontano gran cosa da Assisi, ma se io dirò che più tosto Oderigi venisse a Firenze per mettersi sotto la disciplina d’un Uomo così celebre, conciossiaché le pitture da lui fatte in Pisa , e in Lucca l’avessero reso chiaro per tutta Italia, non errerei gran fatto; il motivo che ò di tenere anche ciò per fermo è la triplicata amicizia, che passò tra Oderigi, Giotto , e Dante, la quale, come quella che fu di attual presenza, siccome proveremo dipoi, venne necessariamente prodotta dalle medesime cagioni, cioè tempo, studi, e luogo, che dettero loro occasione di conversare insieme.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 57

Vedi

Quanto alla prima, vissero questi tre nel medesimo tempo: Di Giotto , e di Dante è notissimo, e di Oderigi lo dice apertamente il Vasari ; mentre che insinua, ch’egli fu in Roma a miniare per la libreria del Papa, nel tempo stesso, che Giotto d’ordine del medesimo Pontefice era quivi venuto a fare le sue famose pitture. Quanto alla seconda, erano tutti e’ tre della medesima nobilissima professione, perché si leggono di esso Dante appresso Lionardo Bruni della Città d’Arezzo Segretario della Repubblica Fiorentina queste precise parole degli studi di quel gran Poeta: E DI SUA MANO EGREGIAMENTE DISEGNAVA.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 57

Vedi

Quanto alla terza, furono tutti e’ tre nella Bottega di Cimabue , perché tutti e’ tre appresero l’arte dal medesimo Maestro. E di vero, per quanto a Giotto appartiene, la cosa è spianata. Di Dante, e da chi altri diremo noi, ch’egli apprendesse l’egregio suo disegnare se non da Cimabue , unico allora in Firenze per l’eccellenza del dipignere? D’Oderigi poi mi si rende quasi per indubitato, per la seguente ragione, quella maggiormente aggiugnendo alle congruenze fin qui addotte, ed a quelle, che io dipoi addurrò.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 58

Vedi

Siccome dalle fattezze, dalle inclinazioni, e da’ costumi ritraggono la somiglianza de’ loro genitori i figliuoli naturali; e così e non altrimenti addiviene negli allievi d’ogni professione, che sono i figliuoli, per così dire, artificiali; perché non solo le fattezze, cioè la maniera d’operare, esprimono il Maestro, che loro insegnò, ma ancora i costumi, i concetti, l’opinioni, e l’usanze medesime, che ebbe quello in proprio, avendole imbevute con la disciplina, che da esso impararono, secondo quel nostro volgare proverbio, che a chi usa andar col zoppo, si appicca di quel modo di camminare. In quella nobiltà di concetto, che ebbe Oderigi, come abbiamo accennato, d’acquistare il primo vanto in sua professione, e rendersi famoso, e glorioso alla posterità, chi non vede espressa la somiglianza di Cimabue , del quale a gran ragione potè dire l’Autore dell’Epitaffio, del suo sepolcro Credidit ut Cimabos picturæ castra tenere / Sic tenuit, etc. Il che in particolare ci viene esplicato da quel Comentatore di Dante riferito dal Vasari, e da noi altrove riportato colle sue stesse parole, mentre in sostanza vuole che Cimabue fusse il più nobile, o vogliamo dire il più conosciuto, e famoso fra quei del mestiero ne’ suoi tempi, e perciò così schivo, e sdegnoso d’ogni difetto, che se da sé stesso, o per altrui accorgimento si fusse avveduto di qualcheduno, benché minimo, guastava tutta la Pittura, rifacendola di bel nuovo; usanza praticata a’ dì nostri dal non mai abbastanza celebrato Pietro Berrettini da Cortona, che più volte si trovò a disfare le sue nobili Pitture, fin che tornassero senza quel che offendeva il suo delicatissimo gusto.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 58

Vedi

Ma questa somiglianza e di mano, e di concetti, e di costumi non si acquista da colui, che per pochi giorni conversa nella squola di qualche Professore, ma da chi usa l’altrui consuetudine per lungo tempo, come son que’ che si pongono sotto la direzione del maestro quasi fin da’ primi anni: che però è da credere, che Oderigi lungamente frequentasse la stanza, e la pratica di Cimabue , e per conseguenza lungamente dimorasse sotto il di lui magistero, e così venisse ad acquistare la familiarità e dimestichezza ch’egli ebbe con Giotto , e con Dante, che dal medesimo maestro apprendevano il disegno.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 58

Vedi

Aggiugne per ultimo, che Dante obbligato dall’arte ad imitare necessariamente il costume delle Persone introdotte a parlare nel suo divino Poema nell’invettiva contro l’umana gloria posta in bocca di Oderigi, non averebbe esemplificato in fatti di Persone Fiorentine allor viventi, se Oderigi non fusse dimorato a Firenze, o almeno non avrebbe espressi quelli esempi con termini tali, che facessero apparire (siccome fanno veramente) che Oderigi medesimo molto bene le conoscesse, e l’avesse quivi praticate. Eccovi l’invettiva. Oh vanagloria dell’umane posse
Con poco verde in su la cima dura
Se non è giunta dall’etadi grosse.
Credette Cimabue nella Pittura
Tener lo campo, et or’ à Giotto ‘l grido,
Sicché la fama di colui oscura.
Così à tolto l’uno all’altro Guido
La Gloria della Lingua: e forse è noto
Chi l’uno, e l’altro caccierà di Nido.
E più sotto nove versi. Colui che del cammin sì poco piglia
Dinanzi a me Toscana sonò tutta,
Ed ora a pena in Siena sen bisbiglia.
Ond’era Sire quando fu distrutta
La rabbia Fiorentina, che superba
Fu a quel tempo siccom’ora è Putta.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 58

Vedi

So che non mancherà chi dica, che in tanta scarsezza di notizie, più sicure e più certe d’un antico Valentuomo, come fu Oderigi, facilmente si potrebbe credere, che la cosa fusse passata come fin’ora abbiamo rappresentato, supposta l’amicizia reciproca tra Giotto, Dante, e Oderigi.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 59

Vedi

Ma quantunque si ricavi dal Vasari, che furono amici di Giotto e Dante, e Oderigi; donde si deduce poi, mi dirà alcuno, che tra questi due ultimi passasse amicizia, e amicizia tale, che anzi familiarità, che conoseenza dir si potesse? Non da altri dico io, che dall’istesso Dante; perciocché volendo dimostrare come s’introducesse a riconoscerlo, finge che camminando sopra la prima Cornice del Monte del Purgatorio, trovasse anime, che piegate sotto a gravissimi pesi, andassero chine chine per quel Verone, purgando il vizio di superbia, e vanagloria; e che mentre gli parlava Omberto Aldobrandeschi de’ Conti di S. Fiore fusse riconosciuto, e chiamato da Oderigi, come apparisce ne’seguenti versi. Et un di lor (non questi che parlava)
Si torse sotto’l peso, che l’impaccia.
E videmi, e conobbemi, e chiamava
Tenendo gli occhi con fatica fisi
A me che tutto chin con loro andava.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 59

Vedi

E che a questa voce voltatosi Dante, e conosciuto, che chi lo chiamava era suo amico, con allegrezza esclamando Oh dissi lui, non sè tu Oderisi? etc. Sicché s’egli finge d’essere stato veduto, e riconosciuto, e chiamato per nome da Oderigi, ed altresì d’aver lui riconosciuto l’amico già defunto, certo è che fra di loro mentre vivevano passò tal dimestichezza, e familiarità, quale suol passar tra coloro, che per lunga consuetudine diventano amici. E usò il Poeta quest’Artifizio d’essere raffigurato da tulle quelle Persone di già morte, che in vita erano state sue conoscenti e dimestiche; ed eccone la prova. Di M. Brunetto Latini suo Maestro dell’umane lettere, dice: Così adocchiato da cotal famiglia
Fui conosciuto da un che mi prese
Per lo lembo, e gridò qual maraviglia?
In persona di Capocchio da Siena, che si dice essere stato suo Compagno nelli studi della natural Filosofia, parla cosi Aguzza ver me l’occhio,
Sicché la faccia mia ben ti risponda.
E vedrai ch’io son l’ombra di Capocchio,
Che falsai li metalli con Alchimia,
E ti dee ricordar, se ben t’adocchio
Com’io fui di natura buona Scimia.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 60

Vedi

E finalmente pure in Persona di Carlo Martello, con cui egli aveva familiarissimamente conversato, dice La mia letizia mi ti tien celato,
Che mi raggia d’intorno, e mi nasconde
Quasi animal di sua seta fasciato.
Assai m’amasti, ed avesti ben onde;
Ché s’io fussi giù stato, i’ ti mostrava
Di mio Amor più oltre che le fronde, etc.
E tanto mi basti aver detto per conto del suo Maestro. Passiamo ad esso a dire alcuna cosa del tempo in che precisamente Oderigi fiorì.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 60

Vedi

Certo è, che egli visse intorno al 1300. Ma se ei lo trapassasse, e non v’arrivasse, rendesi appresso delli scrittori assai dubbioso: perché se sussistesse l’asserzion del Vasari, il qual vuole, ch’egli operasse in Roma per Papa Benedetto VIIII da Treviso, che sedè nella Cattedra di S. Pietro dal 304. al 305., questo Artefice sarebbe fiorito dopo il 1300. Ma perché il medesimo Vasari vuole che nello stesso tempo lavorasse Giotto le sue Pitture in Roma chiamatovi dal medesimo Pontefice Benedetto VIIII, quando la verità è, che Giotto fu chiamato a Roma da Bonifazio VIII, antecessore di Benedetto VIIII, come abbiam chiaramente mostrato nelle notizie di esso Giotto, viene in conseguenza che Oderigi fiorisse avanti al 1300. Presupposto, ch’egli fusse in Roma a miniar per lo Papa, quando Giotto vi fu chiamato dal medesimo a dipignere, il che successe circa l’anno 1209.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 60

Vedi

Ma che l’anno 1300, solennissimo, e degno di venerazione per l’universal giubbileo detto volgarmente l’Anno Santo, e Oderigi non fusse vivo, ce ne fa ampia fede lo stesso Dante, mentre finge d’averlo trovato il medesimo Anno cominciato già di tre mesi nel Purgatorio. È notissimo fra gli espositori della Commedia che ’l Poeta figura d’avere avuta la maravigliosa visione dello Inferno, Purgatorio, e Paradiso nel principio della Primavera del 1300, ne’ giorni ultimi della Settimana Santa, il che dimostrano a lungo con varie prove, ch’io lascio per brevità in gran parte, contento solo di dedurlo da tre capi.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 60

Vedi

Se dunque nel principio della Primavera del 1300. finge Dante di trovar Oderigi nel Purgatorio, già egli era trapassato all’altra vita, o sul finire dell’Anno antecedente, o su’l bel principio di quello presente, ne è improbabile ch’egli morisse in Roma, mentre faceva le miniature per la libreria; che però gli fa dire lo stesso Poeta Di tal superbia qui si paga il fio:
Et ancor non sarei qui, se non fosse,
Che possendo peccar mi volsi a Dio.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 62

Vedi

E così viene a rispondere a una certa obiezione che si poteva fare ad Oderigi, cioè, come era possibile, che essendo morto così di fresco si trovasse con gli altri Spiriti nel Purgatorio, mentre era vissuto sempre con quella vana appetenza di essere reputato il migliore fra quei di suo mestiere; stante che secondo un’altra finzione del Poeta, l’anime, che per negligenza o trascuraggine indugiano a ravvedersi de’ loro vizi al capezzale, son condannate a star fuori del Purgatorio entro un suo immaginato, e finto luogo, e a dimorarvi tant’anni quanti vissono, in pena della procrastinata penitenza.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 62

Vedi

Concludiamo adunque per le ragioni allegate, senza altre che allegar si potrebbero, che verissima cosa essendo, che dalla Professione del disegno le belle arti d’Architettura, Scultura, e Pittura, son derivate. Che l’Arte del Miniare specie di pittura camminasse in bontà sempre mai di pari passo con la stessa pittura. Che al tempo di Cimabue, e da esso medesimo si usasse l’Arte del Miniare. Ch’egli portasse per l’Italia il miglioramento del dipingere fino dal 1260. in circa. Che fra Oderigi, Giotto, e Dante passasse la da noi provata amicizia, e che quella fra Dante, e Oderigi fusse di vera, e attual presenza, e per lunga consuetudine, e che questa non potesse essere stata usata, che in Firenze, e anche in riguardo al tempo, e Professione dell’uno, e dell’altro, che nella Scuola di Cimabue; ed in oltre (cosa che pur ora mi sovviene) che la maniera di miniare di Oderigi, come si ha dalle stesse parole del Poeta, fusse ne’ suoi tempi riputata buona sì, ma in verità non arrivasse a gran segno quello che poi ne’ tempi pure di Giotto usò Franco Bolognese Discepolo di Oderigi: che è quanto dire, che dall’una all’altra fusse la differenza, che era tra quella di Cimabue, e quella di Giotto da ognuno in quel tempo usata; io non temo punto di affermare, che Oderigi fusse veramente Scolare di Cimabue, o che da esso almeno egli apprendesse miglioramento del disegno, e del miniare.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 62

Vedi

Delli allievi lasciati in tal Professione da Oderigi noi non troviamo farsi menzione se non del nominato Franco da Bologna, come più particolarmente diremo nelle notizie di lui, il quale arrivò tant’oltre in suo sapere, e di tanto superò il Maestro, che il tante volte citato Poeta ne’ sopra allegati versi lo fa lodare allo stesso Oderigi in questa forma. Frate diss’egli, più ridon le carte,
Che pennelleggia Franco Bolognese,
L’onore è tutto or suo, e mio in parte.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 62

Vedi

E dice ch’egli partecipa dell’onor di Franco, perch’egli fu suo allievo, come bene ci spiegò il Vellutello nel suo Comento: sendo verissima cosa, che il sapiente figliuolo è la gloria del Padre: e ridonda in onore de’ Genitori, e del Maestro il sapere de’ figliuoli, e de’ discepoli. Io anche ardirei d’affermare, che lo essere il medesimo Franco stato chiamato a Roma a lavorare di minio (se bene riuscì anche buon Pittore) ne’ tempi, che v’era Giotto, fusse per opera di Oderigi suo Maestro, acciò gli fusse in aiuto, come suo discepolo, siccome da Giotto vi era stato chiamato, o condotto Simon Memmi; o pure ch’e’ vi fusse chiamato finir quel lavoro, che per morte non potè tirare avanti Oderigi; cosa che pure successe a Giotto, quando si portò ad Assisi a dar compimento alle Pitture della Chiesa di S. Francesco, tralasciate dal suo Maestro Cimabue, e vediamo a’ giorni nostri frequentemente intervenire in simiglianti casi.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 63

Vedi

Se questo Autore à cavato dal Vasari, del quale porta poi immediatamente alcune proprie parole, protestandosi di non trovare di Franco essere stata fatta alcuna menzione, né dal Baldi, né meno nella Biblioteca Bolognese, pare a me avere egli errato due volte, la prima col medesimo Vasari, dove disse, che Giotto, Oderigi, e Franco fussero chiamati a Roma dal Pontefice Benedetto IX., il che non fu così, e noi l’abbiamo concludentemente provato: col far vedere, che Benedetto IX. fu creato Papa doppo che costoro avevano fatte l’opere in Roma, che dice il Vasari, che e’ facessero; à errato anche da per sé stesso, restando insussistente la di lui asserzione, Che si sottile, e fina operazione (intende egli del miniare) da verun altro non fusse ben’usata, mentre sappiamo, che Giotto primo Maestro della Pittura, possedè in grado eccellente quella del miniare, operando cose maravigliose, che pure fino a’ nostri tempi si veggono, come s’è dimostrato nelle di lui notizie; e se bene il Vasari non fece menzione delle miniature di Giotto, non disse però mai cosa contraria.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 67

Vedi

A
Adorazione de’ simolacri proibita al popolo di Isdraele a car. 2.
Antermo antico Scultore 3.
Apollodoro antico Pittore 3.
Apelle antico Pittore 3.
Albero della casa di Cimabue 7.
Apologia a pro delle glorie della Toscana per l’assertiva del Vasari, ed onore di Cimabue, e Giotto Fiorentini 8.
Archilao prima di Socrate disputò del giusto e dell’onesto, e intorno alle leggi, con tutto ciò a Socrate fu dato l’onore d’esserne stato il primo ritrovatore 28.
Autori, che appresso i Greci scrissero avanti a Omero 28.
Avanti a Giotto si dipigneva nel Mondo 29.
Andrea Tafi, sua vita 30. Opere 31. il perché introducesse in Firenze il musaico e lo migliorasse 34. Si crede Maestro di Calandrino 65.
Apollonio Greco Pittore a Musaico 30. A Firenze 30. insegna al Tafi cuocere i vetri e far lavoro per il musaico a 30. sue opere in S. Gio. di Firenze 30.
Aidulfo Re de’ Longobardi 33.
Adualdo Re de’ Longobardi 33.
Arnolfo di Lapo Scultore e Architetto. vita 28.
Amicizia tra Oderigi, Giotto, e Dante 57.
Amicizia tra Calandrino, Bruno, e Buffalmacco 65.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 67

Vedi

F
Fidia antico Scultore 3.
S. Francesco Patriarca, sua immagine al vivo di mano di Cimabue in S. Croce di Firenze.
Fede necessaria anche nelle cose mondane 16.
Figura del Cristo fatto dal Tafi nella volta di S. Gio: ed errore preso da moderno Autore in condannarla 31.
Figura del falso Dio Marte già nell’antico Tempio che oggi è il Tempio di S. Gio: 32.
Fuccio Fiorent. Architetto, fabbrica in Firenze la Chiesa di S. Maria sopr’arno 35. altre sue opere 41.
Franco Bolognese discepolo d’Oderigi 62.
Filippo da Bergamo, e suo errore nel Supplimento alle Cronache circa alla morte di Giotto, con prove, ed erudizione 51.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 67

Vedi

N
Nino Re degli Assiri fa scolpire un’immagine di Belo suo Padre 2.
Nesea amico pittore 3.
Nella primitiva Chiesa s’intitolava la Cattedrale in S. Salvadore 32.
Niccola Pisano sue opere 42.
Navicella di Giotto dipinta a musaico in S. Pietro di Roma 48. quello che sia seguito in tempo di questa opera 48.
Nozzo di Perino detto Calandrino, e sue recondite notizie 64.
Nino Visconte Pisano Giudice di Gallura in Sard. 59.
Notizie d’Oderigi d’Agobbio 55.
Niccolò Cornacchini ricco Cittadino in Firenze 65.
Notizie d’Agostino e Agnolo Sanesi discepoli di Gio di Niccola Pisano 68.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 108

Vedi

O Oderigi d’Agobbio discepolo di Cimabue 1. fu maestro di Franco Bolognese 1. Grande stimatore di sé stesso 2. Oratorio in Orbatello 7. Oratorio d’Or San Michele 40. Ottaviano da Faenza pitt. sua vita 30.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina XV

Vedi

O Oderico, Gio. Paolo, decennale 5. della par. I. del sec. 5. a c. 533. Oderigi d'Agobbio, d. 4. del sec. I. a c. 55. Orcagna, ovvero Orgagna, Andrea di Jacopo, altrimenti di Eione, dec. 6. del sec. 2. a c. 63. Orcagna, Mariotto, d. 6. del sec. 2. a c. 73. Orcagna, Bernardo, dec. 6. del sec. 2. a c. 69. Ottaviano da Faenza, dec. 2. del sec. 2. a c. 30. Ouggioni, Margo Uglon, decen. I. del sec. 4. a c. 186.

Con il contributo di