Nominativo - Medici (de') Giovanni di Bicci

Numero occorrenze: 3

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

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G Gaddo Gaddi pitt. 10. 30. 43. Gherardo Starnina pitt. 102. Giolanda Regina di Napoli 90. Giorgio Vasari scrittore di Vite de’ Pittori 2. 3. 6. Giotto celebre pitt. 1. 6. Giotto di Maestro Stefano dipintore 33. B. Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori. 6. Gio: Patrizio Romano, e sua Moglie fondatori di S. Maria Maggiore in Roma 9. Mess. Gio: Boccaccio 11. 12. 25. Dott. Gio: Renzi Antiquario pratichissimo 41. Gio: da S. Stefano a Ponte pitt. Fior. *sua vita* 44. Gio: Andrea Carduino Segretario di Clemente VI. sua sepoltura 46. Gio: da Lignano Dott. di Legge sua sepoltura 46. Gio: Villani Istorico 55. Gio: degli Agli 56. sua Villa a Nuovoli, e Tabernacolo a detta Villa 56. Gio: da Milano pitt. *sua vita* 58. Gio: Torsicani pitt. Aretino sue opere 60. Gio: Tornabuoni Fiorentino fa di nuovo dipignere la Cappella maggiore di santa Maria Novella 64. Gio: da Pistoia pit. 73. Gio: Fetti scult. 80. Gio: Tedesco scult. 80. Gio: di Nostradama scrittore Franzese 89. Gio: da Bruggia inventore del colorire a olio 92. Gio: d’Asciano pitt. 95. Gio: de’ Medici, detto di Bicci 98. Gio: Gaddi pitt. Fiorentino *sua vita* 103. Gio: d’Ambrogio scult. 103. Monsign. Giulio Mancini scrittore 32. 70. 84. Gualtieri Duca d’Atene sua Arme 6. fortifica il Palazzo di piazza 33. sua cacciata di Firenze 33. 59. dipinto nella Torre del Potestà 59. Guariento Padovano, il primo che nello Stato Veneto migliorasse la maniera del dipignere 77. 79. origine del nome di Guariento 80. Guido Campese Contestabile de’ Fiorentini 27. Guglielmo da Forlì pitt. *sua vita* 28.

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Venne poi voglia a Lorenzo di provarsi a operar di Musaico, e nella stessa loggia d’Or San Michele, sopra il luogo appunto, dove era stata collocata la statua del S. Gio: Batista, fece la mezza figura dell’Apostolo, che sino a oggi vi si vede. Dipoi per l’Arte de’ Cambiatori gettò la bella statua del S. Matteo per l’altro pilastro d’Or San Michele, incontro all’Arte della Lana, il quale pilastro, come mostreremo appresso era stato concesso per avanti all’Arte de’ Fornai, che avevanlo domandato, per farvi collocare la figura, ch’e’ disegnavano di fare del Martire S. Lorenzo loro protettore. Ma perché io non istimo, che i fatti, che occorsero al principio, ed accompagnarono poi il proseguimento di quest’opera, che in vero riuscì bella oltre ogni credere, siano in tutto indegni di esser saputi, risolvo di notargli in questo luogo, tali appunto, quali io medesimo gli ho riconosciuti in un libro de’ Consoli di essa Arte de’ Cambiatori, fatto tenere apposta, il quale benissimo conservato trovasi oggi fra le antiche loro scritture. È intitolato il libro nella esterior parte: Libro del Pilastro della Figura di S. Matteo dell’Arte: e per entro nella prima carta è scritto: In questo libro si scriveranno tutte e ciascuna diliberagioni, stanziamenti, e ciascune altre cose, le quali si faranno intorno a fatti del Pilastro. Cominciò detto libro in tempo degli appresso Consoli dell’Arte del Cambio per quattro mesi, cominciati a dì primo di Maggio, XII. Indizione, 1419. Niccolò di Ser Fresco Borghi, Gherardo di Francesco de’ Medici, Giovanni di Barduccio di Cherichino, Giovanni di Mes. Luigi Guicciardini; esistente Camarlingo della detta Arte per lo tempo di quattro mesi Piero di Mes. Guido Ponciani. A dì 19 Giugno Deliberazione. Che con tutti gli opportuni rimedj si procacci dinanzi a’ Capitani d’Orto S. Michele, ovvero dinanzi da’ Signori e Colleghi, d’avere il pilastro, che fu giudicato all’Arte de’ Fornai, e che sia e pervenghi alla detta Arte, e in caso che s’abbi detto pilastro, che per la detta Arte, si faccia la .figura di S. Matteo Apostolo ed Evangelista, vero campione della detta Arte, e faccisi di Bronzo, ovvero d’Ottone bellissima quanto più si può fare. E che si chiamino quattro Artefici ed Arruoti della detta Arte in Operai, per Operai, i quali quattro insieme co’ Consoli della detta Arte presenti e futuri, e le due parte di loro abbino quella balìa, che tutta la detta Arte in allogare la detta figura di S. Matteo al più valente maestro ci sia, e spender quella quantità di danaro della detta Arte, che occorreranno per detta figura, e suo ornamento. I quattro Operai furono Niccolò di Giovanni del Bellaccio, Niccolò d’Agnolo Serragli, Giovanni di Mico Capponi, Cosimo di Giovanni de’ Medici. Fecer poi 19. Arruoti, che per brevità non si notano: e sposero loro instanza alla Signoria nel tempo del Gonfaloniere Niccolò di Franco Sacchetti, e de’ Priori, Parigi di Tommaso Corbinelli, Lorenzo di Giovanni Grasso, Giovanni di Filippo di Ghese Legnajuolo, Domenico di Jacopo Pieri Guidi Magnano, Dionisio di Giovanni di Ser Nigi, Antonio di Davanzato de’ Davanzati, Francesco di Domenico Naldini, Lorenzo di Mes. Ugo della Stufa: i quali a’ 22. di Giugno 1419. deliberarono, che stanteché la detta Arte de’ Fornai, alla quale era stato dato il Pilastro , per farvi un S. Lorenzo Martire, Campione della detta Arte , era poverissima, ed i suoi artefici pochi di numero e poveri assai, e che né di presente né per l’avvenire avrebber potuta far quella spesa; quello si dovesse concedere, e di consenso de’ medesimi Fornai concessero all’ Università de’ Cambiatori , per farvi la figura del S. Matteo. A 21. di Luglio del detto anno l’Arte de’ Cambiatori, cioè i Consoli e Operai ragunati insieme fecero il partito, che dovesse procedersi alla allogagione della statua, con doversene fare Scrittura, di lor mano sottoscritta: ed alli 26. del susseguente mese d’Agosto allogaronla a Lorenzo di Bartoluccio del Popolo di S. Ambrogio , e ne fecero la Scrittura del tenore che segue, tratto a parola a parola dal suo originale, che pure nel soprannotato libro apparisce. MCCCCXVIIII. Ind. XII. a dì 26 Ag. Sia manifesto a qualunque persona vedrà o leggerà la presente Scrittura come i nobili uomini Niccolò di Ser Fresco Borghi, Averardo di Francesco de’ Medici, Giovanni de’ Cherichini, Giovanni di Mes. Luigi Guicciardini Consoli della detta Arte del Cambio della Città di Firenze, et i savi uomini Niccolò di Gio: del Bellaccio, Niccolò d’Agnolo Serragli, Gio: di Marco Capponi, Cosimo di Giovanni de’ Medici, VII. Artefici, et Arroti, et Operai della detta Arte , et li quali nobili, e quattro Artefici Arruoti due Operai, e le parti di loro intorno alle infrascritte cose anno quella balìa, che tutta la d. Arte per vigore della delibarazione fatta pe’ presenti nobili, e dodici Artefici, et Arroti della detta Arte stati alcuna volta dell’Uficio del Consolato della detta Arte servate le dovute solennitadi, e mezzo fra loro diligente e secreto scrutinio, et ottenuto il partito a fava nera e bianca. Signori tutti raunati nella casa della detta Arte pe’ fatti, e intorno a’ fatti del Pilastro, e della nuova figura di S. Matteo, che vogliono si faccia d’ottone o bronzo nel Pilastro di nuovo avuto e acquistato per la detta Arte , ed ogni cosa, che dependesse, da essi o da qualunque di loro feciono l’infrascritta allogagione del detto Pilastro, e della detta figura di S. Matteo mezzo tra loro diligente e segreto squittino, et ottenuto il partito a fava nera o bianca, all’infrascritto Lorenzo di Bartoluccio del Popolo di S. Ambrogio qui presente, volente, ricevente, e stipulante per sé per gli suoi eredi, e con esso Lorenzo contrassono, e formarono gl’infrascritti patti modi etc. e concordarono In prima il detto Lorenzo di Bartoluccio promesse, e per solenne stipulazione convenne, a detti Consoli, e quattro Arruoti, et Operai fare la d. figura di S. Matteo d’Ottone fine alla grandezza il meno, che è la figura al presente di S. Gio: Batista dell’Arte de’ Mercatanti, o maggiore quello più, che paressi alla discrizione di esso Lorenzo, che megli stare debbi. Et la detta figura fare d’un pezzo o di due, cioè per insino in due pezzi, in questo modo, cioè la testa un pezzo, e tutto il resto un altro pezzo, e che il prezzo di tutta la detta figura colla basa non passerà libbre 2500. compiuta sul pilastro. Et promette ne detti modi, e forma a detti Consoli, et quattro Operai, et Arruoti dare dorata detta figura in tutto et in parte, come parsa a Consoli, della detta Arte presenti, e che per lo tempo saranno, et a detti quattro Arroti, et Operai, et alle due parti di loro in concordia, et si e come per loro, e per le due parti di loro sarà provveduto, ordinato, et deliberato. Ancora promesse la detta figura lavorare, e lavorare fare per buoni, e sufficienti Maestri intendenti delle dette cose, che del detto lavorio, et esso proprio Lorenzo promise lavorare detta figura continuamente durante il tempo infitto eziandio in certo intervallo di tempo, e come parrà, e piacerà a Consoli della detta Arte presenti e futuri, e a detti quattro Arroti, o Operai, e alle due parti di loro, e detta figura promette dare, e aver dato compiuta, e posta sul pilastro della detta Arte per di qui a tre anni cominciati a dì 16. di Lug. pross. passati, e fra’l detto tempo, e termine salvo giusto impedimento, il quale chiarire si debbi, e possi pe’ Consoli della detta Arte, che saranno, e pe’ dd. Operai, e per le due parti di loro. Ancora disse, e promise il d. Lorenzo a’ detti Consoli, e a’ detti quattro Arroti, e Operai, se volere, e avere, e ricevere per suo salaro, e rimunerazione, e mercedi della sua fatica, e di detti maestri della detta figura posta sul pilastro, quello il quale, come e in quel modo fia deliberato pe Consoli della detta Arte presenti, e che per lo tempo saranno, e detti quattro Arruoti, e Operai, e per le due parti di loro una volta, e più, e promise non pure in suo beneficio quello che abbi avuto l’anno dell’Arte de’ Mercatanti per suo salaro, rimunerazione, e fatica della figura di S. Giovanni per lui fatta alla detta Arte, ne niuna altra cosa avesse avuto da persona niuna; ma solamente sono contento per mio salaro, e de’ detti maestri avere solamente quella quantità di danari, e quello prezzo, come e in che modo sarà una volta, e più, proveduto, deliberato pe Consoli della detta Arte presenti, e che per lo tempo saranno, e per li detti quattro Operai, e per le due parti de’ detti Consoli, e quattro Operai. Dall’altra parte i detti Consoli e Operai in nome della detta Arte promisono al detto Lorenzo qui presente dare a tempi debiti, quando detto Lorenzo ne farà chiesta, terra, ferramenti per armare la detta figura, cera, ottone, carboni, legne, et altre cose occorrenti, e necessarie alla detta figura, e dargli eziandio fral detto tempo dì per dì quella quantità di danari alla discrizione de’ presenti o futuri Consoli della detta Arte, e di quattro Operai o alle due parti di loro. Che sopra dette cose promise l’una parte all’altra ne’ detti modi e forma avere ferme, e rate, e non contraffare o vero venire sotto la pena di fiorini 500. d’oro con rifacimento di danno, e spesa, la quale pena commessa o no, nientedimeno tutte le predette cose stieno ferme, e rate, e rinunziorono ad ogni beneficio in qualunque modo si chiami, che per loro facessi. E per ciò osservare i detti Consoli, e Proveditori obrigorono al detto Lorenzo la detta Arte, e i suoi beni presenti, e futuri, e il detto Lorenzo obrigo a detti Consoli, e quattro Arroti, e Operai qui presenti, e per la detta Arte riceventi, se e suoi eredi e beni presenti e futuri, e eziandio il detto Lorenzo si sottomette alla detta Arte, e ad ogni multa, condannagione, deliberagione, e sentenza si faranno una volta, e più pe’ Consoli della detta Arte presenti e futuri, e per detti quattro Operai, e per le due parti di loro del detto Lorenzo per non osservare, e mandare ad execuzione le cose sopraddette in tutto o in parte. Io Gio: di Balduccio di Cherichino uno de’ sopra detti Consoli allogatore predetto son contento alla detta Scrittura, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò ho fatta questa soscrizione di mia propria mano soprad. dì, anno e mese. Io Niccolò di Ser Fresco Borghi uno de’ soprad. Consoli alogatore predetto sono contento alla detta Scrittura, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò ho fatta questa soscrizione di mia propria mano soprad. dì, e anno, e mese. Io Giovanni di Mes. Luigi Guicciardini fui presente …… a sopradetti patti come di sopra si contiene, e però mi sono sottoscritto di mia propria mano anno, e mese, e dì detto. Io Averardo di Francesco de’ Medici uno de’ detti Consoli alogatore predetto son contento alla detta Scrittura di sopra scritta, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò mi sono soscritto di mia propria mano anno, e dì, e mese sopraddetti. Io Niccolò di Giovanni del Bellaccio uno de’ detti Operai sono contento alla detta Scrittura, e obligomi, e prometto come di sopra si contiene, e però mi sono soscritto di mia propria mano, e dì detto di sopra. Io Gio. di Mico Capponi uno de’ detti Operai sono contento alla sopra Scrittura, e obrigomi, e prometto come di sopra si contiene, e però mi sono soscritto di mia propria mano anno, e dì detto di sopra. Io Cosimo di Gio: de’ Medici uno de’ detti Operai sono contento alla detta Scrittura, e obrigomi, e prometto come di sopra si contiene, e però mi sono soscritto di mia propria mano anno, e dì come di sopra. Io Niccolò d’Agnolo Serragli uno de’ detti sono contento alla detta Scrittura, e obrigomi, e prometto come di sopra si contiene, e operò mi sono soscritto di mia propria mano anno e dì detto di sopra. Io Lorenzo di Bartoluccio orafo condottore soprad. son contento alla detta iscritura, e prometto, e obligomi come di sopra si contiene, e per chiarezza di ciò mi sono soscritto di mia propria mano anno, e mese, e dì detto di sopra. Io Stefano di Ser Naldo Notajo della detta Arte feci la detta Scriptura di volontà de’ detti Consoli, e de’ detti quattro Operai, e del detto Lorenzo di Bartoluccio, e per chiarezza di ciò mi sono soscritto di mia mano detto dì, anno, e mese. Io Michele di Francesco Notajo Fiorentino fu’ presente alla detta allogagione, e ciò che in essa si contiene, e a fede di ciò di volontà delle dette parti mi sono soscritto di mia propria mano, anno, mese e dì sopraddetto. Io Piero di Gio: Vajajo fu presente alla detta allogagione, e acciò che in essa si contiene, e a fede di ciò di volontà delle parti mi sono soscritto di mia propria mano, anno, e mese, e dì detto di sopra. Ma prima di tornare a parlare dell’altre opere di Lorenzo, è da sapersi, come avendo la detta Arte somministrato a Lorenzo più somme per lo necessario ammannimento di legname, ferro, terra, cimatura, cera e opere d’uomini per bisogno del modello, e fatto pagare dal camarlingo Lapo di Biagio Vespuggi a Gio: di Bicci de’ Medici fiorini d’oro dugento novantasei per libbre tremila di rame fatto condurre da Venezia, correndo l’anno 1421. ed il giorno 16. di Luglio comparve il Ghiberti, e disse, che essendo il getto della figura riuscito difettoso, faceva di mestieri tornare a gettarla, offerendosi il tutto fare a proprie spese: e a tale effetto furongli accomodati 30. fiorini. Fu poi imposto un dazio di 200. fiorini, che servir dovessero per dare spaccio, come fu detto nella deliberazione, a detta figura, cioè nettarla, pulirla, governarla, e metterla sul pilastro, eziandio per adornare il Tabernacolo di dentro e di fuori di marmi. Nel mese di Maggio 1422. deliberarono, che Jacopo di Corso, e Gio: di Niccolò compagni lastrajuoli, facessero il Tabernacolo, col disegno di Lorenzo, e con promessa di 75. fiorini d’oro, e più d’una lapida di marmo di grandezza di braccia 4. in circa: e trovasi notato esser seguita tale deliberazione nella Casa della detta Arte, posta in Firenze nel Popolo di S. Andrea. Finalmente il giorno de’ 17. Dicembre dello stesso anno stanziarono a Lorenzo di Bartoluccio fiorini 650. d’oro, come dissero per suo salario della figura di bronzo per lui fatta, con questo ch’e’ dovesse ad ogni sue spese rifare di nuovo la base, in modo che stesse bene, e governare detta figura in maniera, che non potesse essere gittata in terra dalle manovelle, e che risedesse bene nel Tabernacolo.

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Fra le tavole, che Masaccio dipinse in Roma , una fu in Santa Maria Maggiore , per una Cappelletta vicino alla Sagrestia, nella quale figurò la storia di Santa Maria della Neve con quattro Santi. In questa ritrasse al naturale Papa Martino con una zappa in mano, colla quale disegna i fondamenti di quella Chiesa: ed appresso a lui Sigismondo Imperatore, secondo di questo nome. Attesta il mentovato Vasari, che Michelagnolo Buonarroti si fermasse un giorno a considerare questa tavola con attenzione, e che molto la lodasse. Afferma inoltre, aver avuta dallo stesso Michelagnolo questa notizia, cioè, che quel Pontefice, che regnava ne’ tempi di Masaccio , mentre che e’ faceva dipignere a Pisanello , e a Gentile da Fabbriano le facciate della Chiesa di San Giovanni, ne allogasse una parte ancora a lui; ma questi, prima di por mano all’opera, avendo avuto di Firenze la nuova, che Cosimo de’ Medici suo grande amico e protettore, era stato richiamato dall’esilio, qua se ne tornò: dove già era passato all’altra vita Masolino da Panicale suo maestro, che aveva dato principio a dipignere nella Chiesa del Carmine la Cappella de’ Brancacci: nella volta della quale aveva figurato i quattro Evangelisti, e da’ lati la vocazione di Santo Andrea e di San Pietro all’Apostolato: la Negazione e Predicazione del medesimo: e quando egli risana Petronilla sua figliuola: il Naufragio degli Apostoli: e quando lo stesso Pietro, insieme con San Giovanni, se ne va al Tempio, e vi libera l’Infermo, che gli chiede limosina. Rimasa dunque, per morte di quell’artefice, imperfetta quell’opera, fu essa subito allogata a Masaccio : il quale, prima di cominciare a dipignerla, volle dare alla sua patria alcun segno del suo miglioramento, ch’egli aveva fatto nell’arte, nel tempo, ch’egli aveva operato in Roma; onde in essa Chiesa del Carmine , in faccia ad un pilastro della gran Cappella, rimpetto alla già nominata de’ Brancacci, dipinse a fresco una figura di un San Paolo, la testa del quale ritrasse al vivo di un tale Bartolo d’Angiolino Angiolini , con tale spirito nel volto, che altro non gli mancava, che la favella. Questa figura, che (avuto riguardo al tempo) riuscì maravigliosa, insieme con un’altra di un San Pietro Apostolo, stata dipinta per avanti in faccia all’altro pilastro da Masolino , si è conservata molto bene fino all’anno 1675, in circa, nel qual tempo, tanto l’una che l’altra, furon mandate a terra, a cagione del nobile abbellimento di marmi, statue e pitture stato fatto ad essa Cappella da’ Marchesi Corsini , per dar luogo in essa al Corpo del glorioso Santo Andrea Carmelitano, di loro famiglia, Vescovo di Fiesole, trasportato in essa con maestosa pompa l’anno 1683. Questa figura adunque del San Paolo Apostolo fu quella, la quale fece conoscere apertamente, che Masaccio aveva scoperte e superate a benefizio di coloro, che dopo di lui dovevano operare, due grandissime difficultà, che poco o nulla erano state fino allora osservate, non che intense da chi aveva dipinto innanzi a lui. Tali furono lo scortare, che fanno le vedute di sotto in sù, e questo particolarmente mostrò ne’ piedi di quell’Apostolo: ed il modo di disegnare il piede in iscorto in atto di posare, a differenza de’ passati pittori, che facevano le figure ritte, tutte apparire in punta di piedi, senza che mai nessuno, per istudioso che fosse stato fino da’ tempi di Cimabue , avesse o saputo conoscer quell’errore, o saputovi rimediare: il che solo fece il nostro Masaccio . Ciò fatto, si pose a dipignere la detta Cappella de’ Brancacci, e vi condusse di sua mano la storia della Cattedra: la liberazione degl’infermi: il risuscitare de’ morti: l’andare al tempio con San Giovanni: il sanare gl’infermi coll’ombra: il cavare il danaro dal pesce, per pagare il tributo, e l’atto stesso del pagamento: dove in un Apostolo, che è l’ultimo in quella storia, vedesi il ritratto dello stesso Masaccio . Fecevi anche la storia, quando San Pietro e San Paolo risuscitano il figliuolo del Re; questa però alla morte di Tommaso restò non finita. Dipinse anche la storia del San Pietro, che battezza, nella quale fu sempre stimata per una bellissima figura un ignudo, che fra gli altri battezzati fa atto di tremare pel freddo. Nel tempo, che il nostro pittore conduceva quest’opera, si dice, che occorresse la Sagra della stessa Chiesa del Carmine , in memoria di che Masaccio si ponesse a dipignere di verde terra a chiaroscuro sopra la porta di dentro il Chiostro, che va in Convento, la tanto celebre storia di tutta quella funzione, figurando sul piano di quella piazza, a cinque o sei per fila, un gran numero di cittadini, in atto di camminare in ordinanza con maravigliosa distinzione, e così ben posati sul piano, e con un diminuire, secondo la veduta dell’occhio, così proporzionato, che fu cosa di maraviglia. Fra questi dipinse al naturale, in mantello e in cappuccio, dietro alle processioni, Filippo Brunelleschi , Donatello , Masolino , Antonio Brancacci , che gli fece fare la Cappella, Niccolò da Uzzaano , Giovanni di Bicci de’ Medici , Bartolommeo Valori , e Lorenzo Ridolfi , allora Ambasciadore di Firenze a Venezia. Ed io non penso mai a quest’opera, che io non mi dolga in estremo, non so se io dica del tempo, che’l tutto guasta e consuma, o dell’ignoranza e poco amore che hanno bene spesso gli uomini alle antiche memorie, che abbiano permesso, che ricordanza sì bella sia affatto perita, per qualsisia anche urgentissimo bisogno, che ne abbia dato occasione. Dissi affatto perita, perché non sarebbe quella stata la prima volta, né sarebbe stata per esser l’ultima, che dovendosi demolire mura per occasione di nuove fabbriche, o ne siano prima state tolte le pitture, e con inestimabile dispendio siano state collocate altrove: o pure almeno ne siano state fatte copie, ad effetto di lasciar sempre viva a’ secoli avvenire la memoria dell’effigie de’ grandi uomini, degli abiti, de’ siti delle fabbriche, de’ riti, e d’altre simili cose, che in un tempo son o di non poco diletto, ammaestramento e utilità eziandio agli uomini sensati, e che debbono gli altri uomini reggere e governare. Dopo tutto ciò fece Masaccio ritorno al lavoro della sua Cappella , nella quale trall’altre cose maravigliose, si veggono i ritratti di diversi cittadini, fatti al vivo, che più non si può dire. In quest’opera s’inoltrò egli tanto verso l’ottima maniera moderna, che da tali pitture studiarono poi coloro, che son diventati valenti uomini ne’ tempi a lui piu vicini: e quelli, che nel secolo passato ebbero fama de’ primi pittori del mondo. Tali furono il Beato Fra Giovanni Angelico Domenicano , Fra Filippo Lippi del Carmine , Andrea dal Castagno , Alesso Baldovinetti , Andrea del Verrocchio , Sandro Botticelli , Domenico del Grillandajo , Lionardo da Vinci , Mariotto Albertinelli , Pietro Perugino , Fra Bartolommeo di San Marco , Lorenzo di Credi , il Granaccio , Ridolfo del Grillandajo , il Rosso , il Franciabigio , Alfonso Spagnuolo , Baccio Bandinelli , Jacopo da Pontormo , Toto del Nunziata , Pierin del Vaga , e nel poco tempo, ch’e’ si trattenne in Firenze, anche Raffaello da Urbino , e finalmente il Divino Michelagnolo Buonarruoti , senza l’infinito numero di pittori Fiorentini, e forestieri, che in ogni tempo son venuti a studiare da tali pitture; talmenteché a gran ragione potè il dottissimo Annibal Caro , cento anni dopo il passaggio del nostro artefice, lodarlo co’ seguenti versi: Pinsi, e la mia pittura al ver fu pari: L’atteggiai, l’avvivai, le diedi il moto, Le diedi affetto: insegni il Buonarruoto A tutti gli altri, e da me solo impari.

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