Nominativo - Malvasia Carlo Cesare

Numero occorrenze: 12

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 25

Vedi

1677 CONTE CARLO CESARE MALVASIA, ragionando di Franco Bolognese, Franco, del quale non posso che parlare con un poco più di rispetto, come quello che venne giudicato a quei tempi uguale ad ogn’altro, anche all’istesso GIOTTO etc. Di questa egualità però non porta egli autorità d’alcuno Scrittore. 1677 Il medesimo MALVASIA, nella vita del Francia bolognese, che fiorì nel 1490. cioè anni 190. doppo Giotto a 39. così dice. Si come allo spuntar del sole, che co’ dorati raggi il rinassente giorno dipigne, si ascondono mortificate le Stelle; così all’apparire de’ nuovi colori, che per l’illustre mano del Francia in Bologna, e di Pietro in Perugia, l’Italico Cielo cotanto abbellirono, tacquero vergognosi i più rinomati pennelli de’ passati Vitali, de’ Dalmasij, e d’ogni altro non solo fu fermato il grido, ma dello stesso GIOTTO i tanto celebrati seguaci, a questi due astri di prima grandezza, anzi Luminari maggiori, furon forzati cedere i loro antichi splendori. Con che dice egli più a favor di Giotto, di quello che si desidera, perché par ch’e’ voglia inferire, che fino a quel tempo in che fioriva il Francia, cioè dugento anni durasse a vivere la maniera di Giotto (al quale e a’ di lui seguaci, con tali parole egli dà il primo luogo d’eccellenza) mentre sappiamo che la maniera di questi tali cominciò ad essere abbandonata fino a ottanta anni in circa, innanzi a quel tempo, e migliorata tanto l’Arte per le mani del celebratissimo Masaccio Fiorentino.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 46

Vedi

Questa notizia fa conoscer chiaro l’errore del Vasari, seguitato da Felibien francese ne’ suoi Trattenimenti lib. primo, e non meno quello del Co. Carlo Cesare Malvasia, dove nella vita di Franco Bolognese a 14 dice: Franco, del quale non posso che parlare con un poco più di rispetto, come quello che venne giudicato a que’ tempi eguale ad ogni altro anche allo stesso Giotto, quando non mandò Benedetto IX a riconoscer l’opera di quelli a Firenze, e a levarlo, che da Bologna ancora non si facesse venir questo Franco.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 47

Vedi

Erasi appunto in quella Città finita di alzare la bella fabbrica del Campo Santo, onde a Giotto, come a sovranissimo Maestro furono allogate per dipignerle alcune delle gran facciate di dentro, ed egli vi dipinse a fresco sei storie di Giob. Quest’opere che riuscirono maravigliose gli procacciarono tanta fama, che Papa Bonifazio VIII, e non Papa Benedetto IX da Treviso (come erroneamente afferma il Vasari, seguìto dal Malvasia, e da altri) volendo far dipignere alcune cose in S. Pietro, mandò a posta in Firenze un suo Gentiluomo per riconoscer Giotto, e l’opere sue, ed allora mostrò egli con quel circolo tirato perfettamente con mano quella spiritosa avvedutezza, onde nacque poi il proverbio: Tu sei più tondo di quel di Giotto.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 35

Vedi

Discepolo, secondo il Malvagia, di Franco Bolognese, fioriva circa al 1340. Il Baldi citato da Carlo Cesare Malvagia nelle Vite de’ Pittori Bolognesi afferma essere stato questo un diligentissimo pittore, e d’aver condotte le cose sue con molta delicatezza, il che non apporterà maraviglia a chi bene intende l’arte, supponendosi esser’egli stato discepolo d’un pittore, che era in uno stesso tempo, per quanto permetteva quel secolo, eccellente miniatore; ma io però col parere di ottimi pittori pratichissimi pure delle pitture della Città di Bologna, non dubito di affermare, ch’egli fosse stato discepolo o del nostro Giotto, o de’ suoi scolari, già che nell’opere, che si dicono sue, in tutto e per tutto si riconosce quella loro maniera. Di mano di quest’Artefice dice il mentovato Malvagia, essere una nostra Donna col Bambino Giesù, avanti alla quale sta genuflesso colui, che tal’ opera fece dipignere: e questa è nell’antichissima Chiesa della Madonna del Monte fuori della porta a san Mammolo di Bologna; ed una simile in una Chiesuola detta comunemente la Madonna de’ denti, l’una e l’altra dipinta sopra legname, e sotto questa è scritto: Vitalis fecit hoc opus 1345. Dice ancora essere di sua mano il Natale del Signore sotto le prime logge del chiostro di san Domenico; ed un altro in muro dentro la Chiesa nel primo pilastro presso la Cappella maggiore; ne altra notizia abbiamo dell’opere di costui.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 57

Vedi

Discepolo di Franco Bolognese, fioriva 1340. Coetaneo, e forse concorrente di Vitale Bolognese, sotto la scuola di Franco miniatore, attesta il Malvasia, che fosse questo Lorenzo, e lo cava da una assai buona conghiettura del vedersi bene spesso l’opere del primo, o allato, o rincontro a quelle del secondo; ciò riconoscesi particolarmente nel chiostro de’ Frati Domenicani di Bologna; e dice il medesimo, che di mano di quest’artefice fossero pitture a fresco nell’antico chiostro de’ PP. Conventuali, da essi poi chiuso, e tirato ad uso proprio; e seguendo l’attestato del Masini nella sua Bologna, e del Bumaldo, dice ancora che fossero sue pitture nell’antichissima Chiesa di Santa Maria di Mediaratta.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 108

Vedi

C Caladrino pitt. Fior. 11. 26.27. Campo Santo di Pisa 4. 31. 55. 65. 69. Campana del Popolo di Firenze da chi fatta suonare 33. Campanile di Pisa da chi finito 38. Campanile di S. Maria del Fiore da chi finito 37. Cappella di S. Iacopo in Pistoia 34. Cappella della Sacra Cintola di Prato 40. Cappella degli Strozzi in S. Maria Novella dipinta 64. 69. Cappella Maggiore di S. Maria Novella de’ Ricci dipinta 69. Cappella degli Ardinghelli in S. Trinità dipinta 94. Cappella de’ Brancacci nel Carmine 109. Cappella della nobile famiglia de’ Compagni in S. Trinita 100. Cappella della nobile famiglia de’ Martini in S. Marco 99. Cappella della nobile famiglia de’ in S. Croce 102. Cappella di S. Ranieri in Pisa nel Duomo 8. Capitolo di S. Spirito 4. Capitolo di S. Maria Novella 4. 27. Capitoli della Compagnia de’ Pittori 48. approvati dall’Ordinario 54. Cardinale di Prato 4. Cardinale Latino benedice la prima pietra nel fondamento della gran Chiesa di S. Maria Novella l’anno 1279. de’ Frati Predicatori, con lasciare in piedi l’antica Cappella della Chiesa piccola, ove avean dipinto i Pittori Greci, stati maestri di Cimabue, non ostante quanto ne dica un moderno 55. Carlo Cesare Malvasia Istorico 2. 35. Castel S. Angelo da chi riformato 107. Caterina figliuola di Giotto 33. Cav. Carlo Ridolfi scrittori delle vite de’ Pittori Veneti 77. Cav. Messer Niccolaio di Iacopo degli Alberti fondatore della Chiesa in Orbatello 7. Cecco d’Ascoli sue composizioni nella Libreria di S. Lorenzo 65. Cennino Cennini da Colle di Valdelsa pitt. sua vita 90. Cherubino Gherardacci Eremitano Istorico 13. Chiesa di S. Maria a Ripa d’Arno in Pisa 12. 26. Chiesa di S. Petronio di Bologna 13. pitture fattovi da Buffalmacco 13.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 32

Vedi

Discepolo di Vitale Bolognese, fioriva del 1407. Non senza particolarissimo concorso della divina provvidenza, trovaronsi sempremai, non solo pittori e pitture, per la conservazione e augumento della cristiana pietà e divino culto; ma quello che è più, furono sempre al Mondo alcuni artefici, i quali adornaron la medesima, e di genio e di abilità singolare, per dipignere le sacre immagini di Gesù Crocifisso, di Maria Vergine, e de’ Santi: il che senza che io m’affatichi a provare con esempj, potrassi chiaramente riconoscere in molte parti della presente opera. Uno di coloro, a cui fu liberale il cielo di questo dono, fu Lippo Dalmasi , Pittor Bolognese, discepolo di Vitale, della stessa città, il quale colorì infinite immagini di Maria Vergine, onde acquistò il nome di Filippo delle Madonne. Di queste parlando il Malvasia, Scrittore delle Vite de’ Pittori Bolognesi, dice queste parole: Non reputandosi uom di garbo e compito, chi la Madonna del Dalmasi a possedere non fosse giunto. Dicono che quella, che di sua mano a mio tempo vedevasi nella Rotonda di Roma, fosse quella privata, che per sua particolar devozione, tenne sempre in sua camera presso il letto Gregorio XIII. di glor. mem. Pregiavasi Monsig. Disegna, già Maggiordomo d’Innocenzio X. possederne una di Lippo , che fu già la privatamente custodita e venerata dalla f. m. d’Innocenzio IX. fino quando era Cardinale: ed è vulgato anche presso gli Autori, che Clemente VIII. che scolare ancora nella famosa Università di Bologna, n’era sempre stato divoto, trovandosi nella stessa città, quando vi si trattenne dopo il ritorno da Ferrara riacquistata alla Chiesa, passando avanti a quella, che sta dipinta sopra la porta di S. Procolo , fermatosele davanti, dopo averla divotamente salutata, e concessale, non so quale indulgenza, pubblicamente soggiungesse, non aver mai veduto immagini più divote, e che più lo intenerissero, quanto le dipinte da quest’uomo. Fin qui il Malvagia: e poi soggiugne, che l’eccellente Pittore Guido Reni era solito dire, che ne’ volti delle Madonne di mano di Lippo scorgeva un certo che di sovrumano, che gli faceva credere piuttosto da un non so qual divino impulso, che da arte umanamente acquistata, si movesse il di lui pennello; perché spiravano una purità, una modestia, un decoro e santità grandissima: le quali cose mai nessun moderno pittore aveva saputo tutte in un sol volto fare apparire. Ma non è maraviglia, dirò io, se così divine sembrano le di lui immagini; mentre trovo, essere egli stato così divoto della gran Madre d’Iddio, che non mai si pose a colorirne i ritratti, che non avesse per un giorno avanti con severo digiuno castigato il corpo suo: e la mattina stessa, mediante una devota confessione e comunione, arricchita l’anima di celesti doni: a confusione di tanti, non so s’io mi dica trascurati o poco religiosi pittori, i quali nulla curando il fine, per cui fannosi le sacre immagini, solo a i mezzi, che a finir l’opere loro con guadagno e lode conducono, applicandosi, e più all’arte e a loro stessi di servire affaticandosi, che al decoro cristiano e al bisogno de’ popoli, che altro non è che d’avere immagini, che accendano loro nel cuore affetti, per li tanto necessarj ricorsi a Dio nelle proprie necessità, caricano le medesime di sconcertate bizzarrie, di scomposte attitudini, di vani, per non dire indecenti abbigliamenti, con che rubano altrui le ricevute mercedi, e sé stessi ingannano.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 33

Vedi

Ma tornando al nostro Lippo , conciofussecosaché non mai fusse scarsa la Regina de’ Cieli nel ricompensare i ricevuti servigj, in tempo occorse, che tanto si accrescesse la devozione e lo spirito di questo buon uomo, che finalmente si sentì chiamare a stato più perfetto; onde lasciato il secolo, si rese religioso nella Religione de’ PP. di S. Martino: e in essa si diede a tale osservanza, che dal giorno ch’egli v’entrò, fino alla sua morte, la quale fece santamente in quell’abito, non mai volle dipignere per interesse di danaro; trattenendosi nondimeno in fare alcune immagini di essa Vergine, del Signore, e di altri Santi, per propria devozione, e per donare a persone divote: e talvolta anche, per ubbidire a’ precetti del superiore, ne fece alcun’altra, come sarebbe a dire in una muraglia alcune storie a fresco, d’Elia Profeta, e simili. Scrivono di quest’artefice non punto più largamente il Bacci, il Zante, il Cavazzoni, il Baldi, il Bumaldo e’l Masini citati dal Malvasia: e il Vasari ne fa menzione nella vita di Lippo Fiorentino , che fu coetaneo del medesimo Lippo . Altre opere scrivono che facesse il Dalmasi, e fra queste una Madonna in un pilastro, l’anno 1407. un’altra immagine di Maria Vergine co’ Santi Sisto e Benedetto, sopra la porta di San Procolo , dalla parte di fuori. la Maddalena, che lava i piedi al Signore nella casa del Fariseo, dentro alla Chiesa di S. Domenico , che è fama che fosse la prima opera, ch’egli in pubblico facesse: una Madonna con Gesù Bambino, dipinta in sull’asse, sotto il portico de’ Bolognini da S. Stefano : un’altra dalla Chiesa Parrocchiale di S. Andrea nel muro della Casa de’ Bandini: una Vergine di grandezza quanto il naturale, nel muro del Collegio di Spagna, rincontro alla casa de’ Marescotti, sotto la quale si leggono queste parole: Ave Mater Dei, et Speciosissima Virgo: e questa si dice una di quelle, che avuto riguardo al secolo in cui fu fatta, piaceva a Guido Reni . Infinite altre, per così dire, ne dipinse questo divoto artefice nella medesima città di Bologna, per le case de’ privati cittadini, per li Monasterj e luoghi pubblici, e per diversi villaggi, che ancora si veggono: e molte anche sono state distrutte dal tempo, e rovinate in occasione di nuove fabbriche; gran parte però di quelle che si veggono oggi, son da’ popoli tenute in gran venerazione. Il nominato Malvasia fa un catalogo d’alcuni, che dice fossero discepoli di esso Lippo : e fra questi, par che metta certi nomi di Pittori, che nel titolo di questa vita si vede aver distinti da’ Discepoli, dicendo che fiorirono dal 1400. al 1500. in che ci rimettiamo al vero. Tali sono un Antonio Leonello, detto da Crevalcuore, Gio. Antonio, Cesare, Claudio, Bettino, Anchise Baronio, Antonio Piffalo, Guardino, Pietro de’ Lianori, Giacomo Danzi, de’ quali, perché soggiugne l’autore, che attesero ad imitare la goffa maniera greca, non è luogo a parlare. Soggiugne ancora, altri esservene stati di miglior maniera, de’ quali alcuna cosa diremo a suo tempo. Fa anche menzione nel nominato catalogo, d’un Michel di Matteo, d’un , d’un Severo, d’un Ercole da Bologna, d’un Alessandro Orazj, d’un Benedetto Boccadilupo, d’un Beltramino Bolognese, de’ quali porta egli poche notizie, per lo più alquanto dubbie, e quanto alle persone, quanto al tempo di loro operare, e d’altro, che però non mi è d’uopo l’affaticarne il lettore. Ancora fa menzione d’un Orazio di Jacopo, che dice operasse del 1445., e che facesse il ritratto di s. Bernardino nel Convento de’ PP. dell’Osservanza. A questi aggiugne la Beata Caterina da Bologna, che dipinse, alcune devote immagini, a quali tutti intende egli dar luogo fra’ discepoli di Lippo .

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 113

Vedi

Nobile Ferrarese, ascritta al Catalogo de’ Santi da Clemente XI, L’Anno 1712. Nata 1413, ?1463. attese alla pittura appresso Lippo Dalmasi. Fra i pregi maggiori, e fra le glorie, che a gran ragione ascrivonsi all’arte nobilissima della Pittura, una per certo si è, l’aver’ ella in ogni tempo saputa tenere stretta amicizia e familiarità, non pure coll’arti più nobili, colle quali abbellisce il mondo l’umana letteratura; ma quello, che più maraviglioso e più degno si rende, con quell’arte ancora, che fino al cielo stesso accresce splendore, che è la Santità: e con quelle persone aver usate, per così dire, le sue più intime confidenze, che per lo pregio di lor Cristiane virtù, meritarono luogo fra’ Santi di Dio: e che oggi noi, come tali adoriamo su gli Altari. Ma perché troppo lunga cosa sarebbe il tesser qui un catalogo de i tanti, che dopo l’Evangelista Santo Luca, a comune utilità della Chiesa Cattolica, si son fatti amici di questa bell’arte della Pittura; dico solamente, che ebbe luogo fra questi nel 1400. la grand’Anima della Madre Suor Caterina de’ Vigri, detta comunemente la Beata Caterina da Bologna, vero miracolo di Santità: la quale, a’ religiosi fervori del suo spirito, un sì lodevole esercizio talora accompagnando, diede con esso gloria a Dio, onore a sé stessa, ed a’ prossimi utilitade, come potrà ognuno riconoscere da quel poco, che noi ora siamo per raccontare. Nella città di Ferrara adunque, l’anno di nostra salute 1413. nacque la Beata Caterina. Il padre suo fu Giovanni de’ Vigri, Dottore dell’una e dell’altra Legge, stato uno de’ Maestri dello studio di Bologna, fatto pel suo valore cittadino di quella sua patria, e Ambasciatore di Niccolò d’Este, Marchese di Ferrara, alla Repubblica di Venezia, dove sostenne il carico di suo Agente ordinario. La Madre di Caterina fu Benvenuta Mammolini nobile Ferrarese. Prevennero i natali di Caterina, segni, e visioni di molto stupore. Appena uscita alla luce diede indizj di futura pietà, che nell’età puerile andaronsi tuttavia accrescendo. Nell’anno undecimo fu posta a’ servigj di Margherita, figliuola del nominato Marchese di Ferrara: dove per esser’ ella di sublime ingegno, oltre agli esercizj di santità, si segnalò in quelli dell’umane lettere, e delle sacre scritture. Dopo tre anni in circa, sentendosi muovere sempre più da divino impulso, lasciata la Corte, si ritirò in casa di una vergine, chiamata Suor Lucia Mascheroni, che nella città di Ferrara sua patria, vestita dell’abito del Terz’Ordine di S. Agostino, aveva fatto un’adunanza d’altre vergini, che in abito secolaresco attendessero al servizio di sua Divina Maestà. Quivi datasi più che mai all’orazione e alla penitenza, ebbero per lo spazio di cinque anni molto da sostenere dall’inimico dell’uman genere: ed altrettanto fu favorita dal cielo per via di non ordinarie consolazioni. Fu poi coll’occasione del trovar che fecero quelle Suore nuova abitazione in forma di Monastero, quella devota adunanza, per opera di Lucia, sottoposta alla Regola di Santa Chiara, sotto il governo delli Zoccolanti. Né è possibile il rappresentare la perfezione, con che la Santa in tale instituto si esercitò: e le maraviglie, che la mano di Dio per mezzo di lei operò. V’introdusse la perfetta clausura, e l’uso di ogni più religiosa virtù; finché sparsasi la fama di sua santità, fu necessitata portarsi a Bologna, per quivi fondare un altro Monastero di quell’Ordine, siccome fece l’anno 1456. e vi fu per alcun tempo superiora. Viveva allora nella città di Bologna Lippo Dalmasi, celebre pittore, per quanto comportava quell’età, e uomo di non ordinarie virtu Cristiane. Ora, come ciò seguisse, non è noto; vero è (siccome Carlo Cesare Malvagia ultimamente scrisse nella Vita di quello artefice) che questa divota Madre, o fosse per suo onesto divertimento, o pure, come io credo più verisimile, perché essendo ella tutta piena di Dio, non potesse altro fare, né altro pensare, che di lui; ella si fece insegnare dal divoto pittore Lippo l’arte del disegno e della pittura, per poter fare colle sue mani immagini sacre, in cui Iddio fosse onorato; onde poi pel suo Monastero del Corpo di Cristo fece molte delicatissime miniature, che ancora oggi vi si vedono: ed un Gesù Bambino dipinto, che quelle Madri se ne servono per mandare agl’infermi, per mezzo del quale si conseguiscono da’ suoi devoti continove grazie, e ajuti prodigiosi. Ed è veramente questo, come sopra accennammo, non piccolo pregio delle nostre arti, il farsi talora familiari de’ gran Santi: di che abbiamo già in poco più di quattro secoli molte indubitate testimonianze. Terminò finalmente Caterina il corso de’ giorni suoi con universal dolore, non solamente delle sue Religiose, ma ancora di tutta la città di Bologna, l’anno della salute nostra 1463. di età di anni quarantanove, alli 9. di Marzo; lasciando anche scritto di sua mano un libro intitolato delle sette Armi, pieno di celestiale dottrina. Sparse in un subito il corpo suo un molto soave odove: e fece il suo volto diverse prodigiose mutazioni, nell’esser portato alla sepoltura, in passando davanti al Santissimo Sagramento. Dipoi sepolto, non cessava di operar miracoli; onde fu risoluto di cavarlo del cimitero comune di sotto terra, e riporlo in luogo più riguardevole: in che fare, seguirono pure alcune maraviglie, e particolarmente incominciaronsi a vedere sopra il luogo alcune miracolose stelle splendentissime, che mentre si andava cavando il terreno, illuminavano lo scuro della notte. Fu trovato quel corpo, che era stata sepolto alcun tempo, non solo incorrotto, ma tanto bello, che più non fu mai nel tempo della vita, e spirante un soavissimo odore. E perché la faccia in alcuna parte erasi alquanto ammaccata, a cagione di una tavola, che le fu posta sopra nel sotterrarla, la Santa Madre non più pittrice, ma scultrice maravigliosa, a vista di più persone, colle sue proprie mani, quel difetto emendò, né più né meno, come se viva stata fosse, e come se il proprio suo volto fosse stato di morbida cera. Altri stupendi prodigj occorsero allora, quali non fa pel mio assunto il descrivere: e si potranno leggere nella vita, che a lungo ne scrisse il Padre Giacomo Grassetti della Compagnia di Gesù. Né cessa mai la Divina onnipotenza di operar miracoli, pe’ meriti di questa serva sua, oltre al continuo miracolo patente ad ognuno, del quale ancora io mi do per testimonio di veduta, del vedersi il suo corpo, dopo un corso di dugento quaranta anni, sedente sopra una bella sedia, posta sopra un Altare nel soprannominato Convento del Corpo di Cristo, tanto bello, carnoso, e fresco, che pare, che ancora viva.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 267

Vedi

Discepolo di Giulio Romano, fioriva circa il 1520. Dell’antica e nobile famiglia de’ Primaticci, nacque in Bologna questo valente artefice, il quale nella fanciullezza fu da’ suoi maggiori applicato alla mercatura; ma perché tale applicazione non punto si confaceva con gli alti pensieri, che il nobil giovanetto raggirava per la sua mente, deliberò di darsi tutto all’acquisto della bell’arte del disegno, sottoponendosi in primo luogo alla disciplina di Innocenzio da Imola, pittore in quel tempo in Bologna, assai riputato: poscia tirato dalla bella maniera, che sotto i precetti del divino Raffaello, si era acquistato Bartolommeo, detto il Bagnacavallo, che in que’ tempi pure operava in essa città di Bologna, incominciò ad apprendere da lui i principj del colorire; tantoché andatosene a Mantova, dove il celebre Pittore Giulio Romano dipigneva pel Duca Federico il Palazzo del Te; anch’egli fu annoverato fra’ molti giovani, che gli ajutavano in quell’opera. Stettesi per lo spazio di sei anni, dopo i quali già si era acquistata fama del migliore di quanti in quella scuola maneggiassero pennello; e quel che è più, fecesi così valente nel modellare e lavorare di stucchi, che condusse nello stesso Palazzo per quel Principe, due bellissime fregiature di una gran camera, dove rappresentò le antiche milizie de’ Romani: e di pittura fece altre cose, con disegno del maestro, che gli diedero gran fama, non tanto in quella città, quanto in altre, dove tosto giunse il suo nome, e fecesi molto caro a quel Principe. Intanto arrivò in Parigi, al Re Francesco, la notizia de’ bellissimi ornamenti, fatti fare dal Duca in esso Palazzo del Te; onde volle lo stesso Re, che il Duca gli mandasse colà alcuno artefice eccellente in pittura, e nel lavoro di stucco, a cui potessero far fare opere degne dell’animo suo. Il Duca gli mandò il Primaticcio, e ciò fu l’anno 1531. Giunto che fu a quella Corte, misesi a fare opere belle; onde riportò la gloria di essere il primo che vi lavorasse bene di stucchi; ed anche vi acquistò credito di buon pittore a fresco, nonostanteché poco avanti fosse andato a’ servigi di quel Re, il Rosso, Pittor singolarissimo Fiorentino, che molte belle cose vi aveva fatte di sua mano. Dipinsevi il Primaticcio molte camere e logge, e fecevi altri lavori lodatissimi, de’ quali noi non possiamo dare una precisa contezza. Or qui non dee a chicchessia parere strana cosa, che nel proseguire, ch’io fo pur ora le notizie di questo artefice, sia per farlo parer geloso, oltre al bisogno, della grazia del suo Signore, e pur troppo soverchiamente appassionato verso sé stesso, in ciò che alla stima del proprio valore appartiene: cose tutte, che il Vasari, non seppe, o industriosamente tacque, per non perturbare l’animo di un tanto virtuoso, che ancora viveva in Bologna, quando egli scrisse di lui, e anzi si affaticò molto in lodare le qualità dell’animo suo; e’l Malvagia, che nella sua Felina Pittrice ha ricopiato appunto ciò che disse il Vasari, scusandosi di non potere e per la lontananza del tempo, nel quale visse, e del luogo ove dimorò il Primaticcio, dirne più, anche con aver veduto ciò che notò di lui il Felibien, l’ha lasciato nel posto stesso, che lo lasciò il Vasari; non dovrà, dico, parere strano quanto io son’ ora per iscrivere, col vivo testimonio della penna di un nostro cittadino, che stette in Francia ne’ tempi del Primaticcio, e parla di fatto proprio. Dell’anno dunque 1540 era arrivato alla Corte di Parigi, chiamato dal Re Francesco, per l’opera del Cardinale di Ferrara, Benvenuto Cellini Fiorentino, celebre sonatore di strumenti di fiato, singolarissimo nell’arte dell’orificeria, eccellente intagliatore di medaglie, e non ordinario scultore, e gettatore di metalli, discepolo del Buonarroto, uomo forte, animoso e robusto, altrettanto ardito nel parlare, quanto, per natura, eloquente, di parole abbondante, e secondo il bisogno alla difesa e all’offesa sempre preparato e pronto: il quale ancora ebbe per costume, con una troppo sregolata sincerità, di dire il suo parere a chi si fosse, anche di ogni più sublime grado e condizione, menando, come noi usiamo dire, la mazza tonda a tutti. A cagione di che, e di alcune sue smoderate bizzarrie, aveva sostenuta in Roma, sotto Paolo IV una tormentosa e lunghissima prigionia, dalla quale, a cagione di altre molte virtù, che per altro ei possedeva, era stato, per uficj dello stesso Cardinal di Ferrara, e dello stesso Re, poco avanti liberato. A questi dunque aveva il Re Francesco assegnata una provvisione di 700 scudi l’anno, quella appunto, colla quale era stato in quelle parti trattenuto il famosissimo Lionardo da Vinci, ed erangli state ordinate dal Re dodici statue d’argento, che dovevano servire di candelliere, per istare attorno alla sua mensa: e altre grandi figure di metallo, con molti altri orrevoli lavori.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 335

Vedi

Discepolo di Tiziano, nato ..., morto 1546. Il Vanmander, Pittor Fiammingo, che alcuna cosa scrisse dell’eccellente Pittore Gio. Van Calcker, afferma di non saper conoscere, fra quanti pittori furono ne’ Paesi Bassi, nel passato secolo, chi più si conformasse all’ottima maniera Italiana, di quel che facesse Gio. Van Calcker. Nacque questo artefice nel paese di Gleef, nella città di Calcker sotto l’Elettore di Brandemburgh, e non è noto da chi egli imparasse i principj dell’arte. Questo è certo, che quest’uomo circa’l 1536 fortemente s’invaghì d’una fanciulla, figliuola d’un mal uomo sanguinario e micidiale, di professione oste, che abitava in Dordrecht prima città d’Olanda, la casa del quale era aperta ad ogni disonestà; e di questo anche ci si porgerà congiuntura di parlare nelle notizie della vita di Henskert Pittore: ed avendola rapita al padre, se la condusse a Venezia, dove fermatosi d’abitazione, si fece discepolo del gran Tiziano da Cador. Il citato Vanmander dice, che Gio. si trasformò tanto nella maniera di quel sublime artefice, che molte opere di lui non punto si distinguevano da quelle di Tiziano; anzi egli afferma, che il Goltzio, del cui giudizio, dice egli, di far gran conto, gli raccontò una volta, che trovandosi in Napoli, gli furon dati a vedere certi ritratti, i quali egli subito giudicò di mano di Tiziano: e i pittori, che erano presenti, bene informati del fatto, tutti ad una voce gli dissero, ch’egli aveva ben giudicato; perché quella era veramente la maniera di quel grand’uomo, benché e’ non gli avesse dipinti esso Tiziano, ma Gio. Van Calcker suo degnissimo discepolo. Il Vasari ebbe cognizione di quest’artefice in Napoli: e non poteva darsi a credere, come fosse riuscito ad uno Oltramontano l’avanzarsi a tanta eccellenza nella maniera d’Italia, e si valse di lui in quello, che più abbasso siamo per dire. Fu in oltre il Van Calcker maraviglioso nel disegnare di gesso e di pastello, e colla penna operò egregiamente con bellissimi e franchissimi tratti. Questi fu, e non Tiziano, che disegnò gli undici pezzi di carte grandi di Notomia d’Andrea Versalio, le quali poi furon ritratte in minor foglio, e intagliate in rame dal Valverdo, che scrisse pure di Notomia dopo il Versalio: e questi fu finalmente quegli, che disegnò quasi tutti, ed i migliori ritratti di Pittori, Scultori e Architetti d’Italia, che messe nel suo libro delle Vite de’ Pittori di Giorgio Vasari, tanto belli e con mano tanto ardita e maestrevole lavorati, che è universale opinione, che più non possa farsi in quel genere: e per conseguenza questi è quello, e non il Vasari, del quale doveva rammaricarsi il Malvagia, per aver, com’e’ disse, troppo caricato il ritratto, che veramente è bellissimo, del suo Bagnacavallo, come abbiamo nelle notizie della vita di lui accennato. Era ancora quest’ottimo professore in giovenile età, e prometteva di sé avanzamenti maggiori nell’arte, quando, trovandosi egli nella città di Napoli l’anno 1546 fu colto dalla morte.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 363

Vedi

L Lambert Lombardus 303. Lazzaro Calvi 247. Libri Corali, miniati dal B. Fra Gio. Angelico 46. Libro dell’Evangelio di San Giovanni, conservasi nella Cappella di Palazzo Vecchio 57. Lippo Dalmasi. Fu discepolo di Vitale. Apprese il nome di Filippo delle Madonne per le molte che ne faceva 31. Quello che dice il Malvasia delle Madonne di Lippo. Quello che dicesse Guido Reni, e quale fosse il suo parere. Preparazione, che faceva Lippo quando doveva dipingere una madonna, pel rispetto che le portava. Reflessione dell’Autore intorno alla pietà, che dovrebbe usare un pittore nel fare tali immagini. Poi si fa Religioso 32. Scrittori intorno ai fatti di Lippo. Immagini e altre pitture fatte da Lippo 33. Lodovico Jans Vandembus 242. Lorenzo Ghiberti. Si chiama anche Nencio di Bartoluccio 1. Errori presi dal Vasari circa la vita di questo grand’uomo. Persone della famiglia di Lorenzo Ghiberti, che hanno goduto 2. Sepoltura e case della sua Famiglia 2. e 3. Fa da principio la professione del pittore, e fece una tavola a Rimini. Maestri, che fecero i modelli delle porte di San Giovanni. Prezzo di dette porte. Fa la prima porta 5. Statua di San Giovambatista d’Orsanmichele. Fece molte statue e getti di bronzo. Operò anche di musaico. Statua di San Matteo 6. Strumento dell’allogagione della detta statua 7. Statua di Santo Stefano d’Orsanmichele 11. Gli sono allogate le pitture degli occhi della Cupola di Santa Maria del Fiore 12. Fece molte belle cose pel Pontefice Eugenio IV. Fa la terza porta di San Giovanni, bellissima. Si leva la porta d’Andrea Pisano, e vi si mette la sua. Lode di Michelagnolo Buonarroti di dette porte. Impiega nella fattura di queste porte Lorenzo anni quaranta 15. Fu dato per compagno al Brunellesco nella fabbrica della Cupola 18. Accusa data a Lorenzo per via di tamburazione 20. Ebbe un figliuolo, chiamato Vittorio, che terminò l’ornato delle porte di San Giovanni: non Bonaccorso, come dice il Vasari 22. Morte di Lorenzo Ghiberti 21. Fra Lorenzo Mereno 232. Lorenzo Vecchietti 289. Luca Cornelisz de Kocck 221. Luca Gassel pittore 309. Luca di Leida pittore e scultore 177. Fece molte opere in disegno di età di dodici anni 178. Gara di Luca e di Alberto nell’intagliare in rame 179. Viaggi di Luca. Infermità e morte 183. Luca della Robbia scultore. Discepolo di Lorenzo Ghiberti. Fu inventore delle figure in terra invetriate e colorite 65. Sue opere 66. Sua famiglia. Sua morte non si sa in che tempo seguisse 67.

Con il contributo di