Nominativo - Granvelle (de) Antoine Perrenot

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 302

Vedi

Discepolo di Bernaert di Bruselles, nato 1497, morto 1592. Nacque questo rinomato artefice nella città di Malines l’anno 1497. Cresciuto in età, fece sotto la disciplina di Bernaert di Bruselles, diligentissimi studj, per giugnere alla perfezione dell’arte del dipignere. Se ne venne poi in Italia; e in Roma studiò le opere di Raffaello, e nella Chiesa vecchia di San Pietro dipinse una Resurrezione. Operò in Santa Maria della Pace, ed in altri luoghi della stessa città. Tornossene poi alla patria, accasato con una donna di tanto suo genio, che godendo con essa una tranquillissima vita, poté, senz’alcun disturbo, attendere, a tutto suo piacere, alle cose dell’arte. Quella poi mancatagli, prese altra moglie, della quale non ebbe figliuoli. Fra le opere principalissime di questo artefice, fu una tavola da Altare nella Chiesa della Madonna di Halsembergh, tre leghe lontano da Bruselles, in cui aveva rappresentato un Crocifisso, con tanto artifizio e maestria, che molti amatori dell’arte concorrevano bene spesso a quella Chiesa, per vedere tale opera. Questa tavola fu poi, a tempo de’ tumulti di Fiandra, da un tal Thomas Werzy Mercante di Bruselles, portata in Ispagna (dove anche aveva portate molte altre belle cose di tal genere) e venduta pel Re Filippo al Cardinal Granvela. Era in Bruselles ancora di mano del Cocxie, nella Chiesa Cattedrale di Santa Giulia, una bellissima tavola, in cui era figurato il Transito di Maria Vergine, che pure fu venduta in Ispagna a gran prezzo. Ad un Altare di Santo Luca, attorno ad una tavola fatta da Bernardo suo maestro, aveva egli dipinto due sportelli, i quali, nel partir che fece di Fiandra il Duca Mattias, volle portar con sé come cose rarissime. Dipinse per la Chiesa Cattedrale d’Anversa la tavola di San Sebastiano. Similmente per la nominata Chiesa di S. Giulia in Bruselles una stupenda tavola della Cena di Cristo Signor nostro, e altre moltissime opere fece nel lungo corso di sua vita, colle quali divenne ricco: e fra gli altri beni, ch’egli acquistò nella città di Malines sua patria, furono tre bellissime case, anzi piuttosto tre gran palazzi. Ebbe questo artefice aveva una bella maniera di colorire, ed alle sue figure dava gran naturalezza, particolarmente quando erano immagini di Maria Vergine e de’ Santi. Nell’inventario non fu molto ricco. Erasi egli ajutato assai coll’opere Italiane, avendo anche posto in opera molte cose di Raffaello, sopra le pitture del quale egli aveva fatto tutti i suoi grandi studj. Onde quando Girolamo Cock messe alla stampa le stesse opere di Raffaello, il Cocxie si trovò in grandi angustie, vedendosi scoperte per non sue alcune maravigliose figure, delle quali egli s’era servito nella nominata tavola del Transito di Maria Vergine in S. Giulia a Bruselles. Giunto che fu Michele al novantesimoquinto anno della sua età, avendo poco avanti fatte alcune opere nella casa o palazzo della città, cadde da una scala, o da un ponte di tavole, dove forse egli s’era messo a fare alcuna cosa in pittura, e di tal caduta morì l’anno 1592.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

Pagina 308

Vedi

Discepolo di Frans Floris, fioriva nel 1540, morto 1568. Willem Key, che in nostro idioma diremmo Guglielmo Matto, fioriva in Anversa l’anno 1540 del qual tempo si trova, che entrasse in quella Compagnia de’ Pittori: e aveva sua abitazione vicino al luogo, detto la Borsa, che è il luogo de’ Mercanti. Questi, nella sua gioventù, apprese l’arte dal celebre Pittore Francesco Floris, e poi si pose appresso Lamberto Lombardo di Liege. Operò bene al naturale, ed ebbe lode in quelle parti di dipignere con più dolcezza di qualunque altro suo coetaneo, benché non riuscisse così spiritoso, quanto era il Floris. Nel Palazzo della città d’Anversa era già un quadro di sua mano, che gli fu ordinato dal Tesoriero Christoffel Pruim, dove aveva fatti i ritratti, grandi quanto il naturale, de’ Signori della città: e di sopra era un Cristo, con Angeli. Questo quadro l’anno 1576 nel tempo che la soldatesca Spagnuola diede fuoco al Palazzo, restò preda di quel grande incendio. Nella Cattedrale aveva dipinta una storia, dove aveva rappresentato Gesù Cristo, in atto di chiamare a sé le sue creature, colle parole Venite ad me omnes qui laboratis etc. Vedevasi appresso al Signore gran copia d’artefici d’ogni mestiere, che s’ingegnavano d’accostarsi a lui: e questo quadro pure ancor esso perì nel tempo delle Ribellioni; ciocché mi persuado seguisse ancora ad un’altra bella tavola, che era pur di sua mano in quella Chiesa, dov’era dipinto il trionfo di Cristo. Fece il ritratto del Cardinale Granvela, e quello ancora del Duca d’Alba: e occorse, che mentre egli alla presenza del Duca lo stava lavorando, quantunque e’ non fosse benissimo esperto in quella lingua, egl’intese un certo discorso, che concludeva esser già stato determinato, ch’e’ si facesse morire il Conte di Egmondt, e il Conte di Hoorne con altri Signori; onde Guglielmo, come quegli che era tenero di cuore, e molto amava la nobiltà, e anche, come vollero alcuni, per l’orrore, in che egli ebbe sempre la faccia del Duca d’Alva, s’atterrì di tal maniera, e tanto s’accorò, che infermatosi gravemente, appunto lo stesso giorno, che furono fatti morire, che fu il dì 5 di Giugno del 1568 ancor esso si morì, benché altri fosse d’opinione, che ciò seguisse alcun giorno avanti. Fu questo artefice dotato di ottime qualità naturali, onestissimo ne’ costumi e nelle parole. Tenne sempre l’arte in gran riputazione: e perché gli furono pagate le opere assai, fece anche buone ricchezze. Abitò un magnifico palazzo, e seppe bene accoppiare la prudenza con un discreto risparmio, colla magnanimità di un molto nobile trattamento della propria persona: e lasciò di sé, in ogni conto, gioconda ed onorata memoria.

Con il contributo di