Nominativo - Gozzoli Benozzo (Benozzo di Lese, detto)

Numero occorrenze: 6

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

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L. 1593 PAOL MINI Medico e Filosofo, nel suo Discorso della Nobiltà Fiorentina. Era per le molte e lunghe correrìe de’ Barbari la Pittura, una di esse, quasi morta affatto negli umani ingegni, e massime negl’Italiani: quando essendo venuto quel tempo, in cui sì nobil’ Arte, esercitata da’ Fabij, da’ Turpilij, da’ Labeoni, doveva con la vita ripigliare lo antico vigore, nacque nella Città di FirenzeGIOVANNI della famiglia de’ CIMABUOI, che fu l’anno 1240. Costui con il suo continuo studio, a guisa dell’antico Eumaro Ateniese, la risuscitò: GIOTTO, nato lo anno 1276. e suo discepolo, le diede il polso e la lena: Tommaso, soprannominato Giottino, le diede l’unione; Dello la grazia: Fra Giovanni di S. Domenico di Fiesole, la maestà e riverenza: Benozzo Gozzoli l’invenzione. E segue a dire d’altre eccellenze, che diedero alla Pittura i Fiorentini. LI. 1600 Messer FRANCESCO BOCCHI, nelle Bellezze di Firenze. In S. Croce sopra la porta del fianco, che riesce verso il Chiostro è una tavola di mano di CIMABUE, la quale come, che comparata con le pitture moderne, sia oggi di poco pregio, tuttavia per memoria di questo Artefice, onde è nato il colorito maraviglioso, che oggi è in uso, è degna di memoria e di considerazione. Lo stesso FRANCESCO BOCCHI nel citato Libro. GIOTTO tanto celebrato nella Pittura, egli di vero suscitò quella, che era morta, e diede notabili segni, onde appresso a somma perfezione si potesse ridurre. Il Medesimo parlando della Tavola di Cimabue, ch’era nella Chiesa di Santa Trinita. Per cui molto, e bene scorge chi è intendente, obliata la maniera de’ Greci, la quale oltramodo era rozza e goffa, quanto i Pittori moderni a questo antico Pittore siano obbligati. LII. 1600 AGNOLO MONOSINIFlores Italicæ Linguæ Libro 9. pagina 427. IOCTUS fuit Pictor egregius. LIII. 1600 Messer FRANCESCO BALDELLI nella sua traduzione di Messer Ugolino Verini citato dal RIDOLFI nel Priorista di Palazzo Vecchio, che arriva con le memorie fino al 1598 GIOTTO fu quei che ritornò nel Mondo La Pittura………

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G Gaddi, Agnolo di Taddeo, dec. 4. del sec. 2. a c. 40. Gaddi, Gaddo, dec. 2. del sec. I. a c. 39. Gaddi, Giovanni, dec. 9. del sec. 2. a c. 103. Gaddi, Taddeo, decenn. 3. del sec. 2. a c. 35. Gagliardi, Bartolommeo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 222. Gamberelli, Antonio, dec. I. della parte I. del sec. 3. a c. 39. Gasparo Poussin, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 473. Vedi Dughet, e vedi Poussin. Gassel, Luca, dec. 4. del sec. 4. a c. 309. Gatti, Bernardino, dec. 4. del sec. 4. a c. 294. Vedi il Sojaro. Gaudenzio Milanese, dec. I. del sec. 4. a c. 194. Geeerarts, Marco, dec. 2. della par. 2. del sec. 5. a c. 147. Geldersman, Vincent, dec. 4. del sec. 4. a c. 304. Gualdrop, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 278. Vedi Goltius, d. Geldrop. Genga, Girolamo, dec. 2. del secolo 4. a c. 214. Gentileschi, Artemisia, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 290. Gentileschi, Orazio, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 290. Gerbier, Baldassar, dec. 3. della par. I. del sec. 4. a c. 197. Gessi, Francesco, dec. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 328. in fine. Ghiberti, Lorenzo, dec. I. della par. I. del sec. 3. a c. 1. Gio. Batista Mantovano, dec. 5. del secolo 4. a c. 333. Vedi Mantovano. Giobber, Frans Pietersz, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 398. al verso 23. Giordans, Jacopo di Giordano, o Giacomo Giordans, dec. 3. della par. I. a c. 197. Giottino, Tommaso di Stefano, dec. 5. del sec. 2. a c. 59. Giotto di Bondone, dec. 4. del sec. I. a c. 44. Giovanni d'Ambrogio, dec. 9. del sec. 2. a c. 103. Gio. da S. Gio., dec. 2. del sec. 5. a c. I. Vedi Mannozzi. Giovanni da Milano, dec. 5. del sec. 2. a c. 58. Giovanni da Pistoja, dec. 6. del sec. 2. a c. 73. Giovanni da S. Stefano a Ponte, dec. 4. del sec. 2. a c. 44. Gio. detto l'Olandese, dec. 4. del sec. 4. a c. 311. Vedi l'Olandese. Gio. Niccola, dec. 2. del sec. 4. a c. 237. Giovanni Pisano, dec. 2. del sec. I. a c. 41. Girolamo Lombardo, o Lombardi, dec. 4. del sec. 4. a c. 291. Vedi il Ferrarese. Giulio Romano, dec. 3. del sec. 4. a c. 238. Goltius, Gualdrop, dec. 3. della par. 2. del sec. 3. a c. 278. Vedi Geldrops. Goltz, Henrico, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 266. Goltz, Hubert, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 79. Gondio, Enrico, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 412. Gonnelli, Giovanni, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 253. Vedi il Cieco da Gambassi. Gozzoli, Benozzo, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 89. Granucci, Francesco, dec. 2. del sec. 4. a c. 212. Granello, Niccodemo, dec. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 226. Grimmaer, Jaques, dec. 5. del sec. 4. del sec. 5. a c. 341. Groppallo, Pier Maria, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 539. Guariento Padovano, dec. 7. del sec. 2. a c. 77. Guglielmo da Forlì, d. 2. del sec. 2. a c. 28. Guidotti, Paolo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 248. H Helbrecker, Teodoro, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 592. Helt Stocade, Niccola, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 416. Hemskerck, Marten, dec. 3. del sec. 4. a c. 258. Hendrick, dec. 4. del sec. 4. a c. 302. Herdor, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. al vers. 33. Hert Jasos Druynesteyn, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 398. in fine. Hoefungbel, Giorgio, dec. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 275. Hoefnaghel, Jooris, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 173. Hoghembeergh, Hans, dec. 4. del sec. 4. a c. 305. Hoolboon, Gio., dec. 4. del sec. 4. a c. 313. Hollar, Vincislao, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Honnet, Gabriel, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 272. Horenbert, Teodoro, dec. 5. del sec. 4. a c. 347. Honthorst, Gheraldo, dec. 3. della p. I. del sec. 5. a c. 198. Huevick, Gasparo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. al verso 27.

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Discepolo del Beato Fra Giovanni Angelico, nato 1400, ? 1478. Non è gloria minore di questo artefice l’essere stato discepolo nell’arte della pittura del celebre e gran Servo di Dio il Beato Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori, di quella che sia l’esserli anche stato simile ne’ grandi studj e nella diligenza dell’operare: e quel che più importa, ne’ costumi non dissimile; onde a gran ragione sempre gli fu molto caro. Ebbe egli sì grande applicazione al lavoro, che maraviglia non fu, che gli riuscisse il condurre infinite opere, che lungo sarebbe il descriverle. Fece in Firenze la tavola dell’Altare per la Compagnia di San Marco. Per la Chiesa di San Friano dipinse il Transito di San Girolamo, che fu poi guasto per acconciare la facciata della Chiesa lungo la strada. Nel celebre Palazzo de’ Medici in via Larga, dipinse tutta la Cappella con istorie de’ Magi. Venuto poi il Palazzo in potere del Marchese Gabriello Riccardi, da questi passò nel Marchese Francesco suo Nipote: ed essendo convenuto dar luogo ad alcune scale nobili, fatte fare da esso Marchese Francesco, da quella parte, fu necessario valersi, senza molto danno però della medesima Cappella, di una minima parte di essa, onde alcune poche pitture di Benozzo, per quanto teneva un certo biscanto, furono mandate a terra; ma ciò seguì non senza il necessario provvedimento a quel poco, che per pura necessità fu guasto. In Roma nella Chiesa di Santa Maria in Araceli, luogo ove anticamente furono diversi Templi de’ falsi Dei, dipinse Benozzo per entro la Cappella de’ Cesarini diverse storie della Vita di Santo Antonio da Padova: e vi ritrasse al naturale il Cardinal Giuliano Cesarini, che si soscrisse il primo dopo il Papa nel Concilio Fiorentino, e Antonio Colonna, opere, che furono allora degl’intendenti di quest’arte, avute in sommo pregio. Maravigliosa poi e per la sua grandezza e per la sua bontà, fu l’opera che egli fece in Pisa, cioè a dire la pittura di una facciata di muro del Campo Santo, dico quanto si estende la fabbrica, la quale abbellì con tutte le storie della Creazione del Mondo giorno per giorno, poi l’Arca, il Diluvio, la Torre di Nembrot, l’Incendio di Sodoma, la Nascita di Mosè, fino all’uscita del Popolo dall’Egitto nel Deserto: e tutte le storie Ebree fino a David e Salomone: opera da occupare una infinità di pittori, non che un solo pittore; ma questa fu poco, rispetto a quanto si vede fatto da esso per tutte le città della Toscana. Era in Roma, ne’ tempi che vi fu Benozzo, un certo Melozzo da Forlì, ancora egli pittore, che fu pure molto diligente e studioso, principalmente negli scorti: e dipinse ad istanza del Cardinale Riario nipote di Sisto IV la Tribuna dell’Altar maggiore de’ Santi Apostoli, dove fece vedere, oltre alle buone parti, che egli mostrò avere quella sua pittura, una grandissima pratica nelle cose di Prospettiva ne’ casamenti e nello scorto delle figure allonsù. Dipinse anche costui per lo stesso Pontefice la Libreria Vaticana.

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Questo Melozzo è stato occasione a più di uno scrittore di questo secolo, di riprendere il Vasari, di avere sbagliato dal chiamare questo pittore Benozzo al chiamarlo Melozzo, quasiché non fossero due pittori; ma che questo fosse lo stesso con quello. Mi sono io maravigliato molto di così inconsiderata riprensione, e che non abbiano essi, o veduta o prestata fede alla protesta, che di ciò fa lo stesso Vasari nella Vita di Benozzo, dichiarandosi di avere avute notizie dell’uno e dell’altro, e l’uno dall’altro, con qualità molto proprie, distinguendo e particolarizzando, e riprendendo ancora alcuni, che al suo tempo così fatta leggerezza pubblicavano. Io pertanto desideroso di far nota la verità di questo fatto, ho voluto riconoscerla dall’antiche memorie, che nella città di Pisa si veggiono di esso Benozzo Fiorentino, ad esclusione di quanto si son dati a credere coloro, che in ciò hanno ripreso il Vasari: e quello, che impedito da altre applicazioni, non potei io medesimo fare; si compiacque far per me la pia e sempre gloriosa memoria del dottissimo Niccolò Stenone, il quale stato Eretico Luterano, poi in Firenze fattosi Cattolico, e divenuto esemplarissimo Sacerdote, finalmente fu fatto Vescovo di Hannovera nella Germania, vicino a Brunswick; il cui nome è notissimo al mondo. Questi dunque, dopo aver veduto il sepolcro di esso Benozzo nelCampo Santo di Pisa, me ne diede di propria mano la seguente relazione: Fui jeri a vedere l’inscrizione, della quale ella desidera sapere certe circostanze; e la trovai sopra la pietra, che cuopre il di lui sepolcro, il quale è nella parte Orientale dell’andito Settentrionale tra sei sepolcri o pietre sepolcrali, che poste l’una accanto all’altra, occupano il traverso dell’andito, il più vicino a quel muro, la di cui parte inferiore da esso è stata con pitture del Vecchio Testamento ornata sopra il piano dipinta da Jotto, se ben mi ricordo di quel che mi disse chi mi vi condusse; e per più prontamente trovare esso sepolcro, o per specificare maggiormente il di lui luogo, avendo risguardo alle di lui pitture, è appunto sotto quella parte dell’istoria di Joseppe, dove egli ha tutti i suoi fratelli intorno di sé, e sia per scoprirsi ad essi, sia per riprendergli. Ancora sotto l’inscrizione stanno le armi, che sono etc. L’inscrizione mandatami del medesimo è quella, che segue: HIC TUMULTUS EST BENOTII FLORENTINI QUI PROXIME HASPIXIT HYSTORIAS HU(N)C SIBI PISA NORUM DONAVIT HUMANITAS.M.CCCC.LXXVIII. Tengo anche appresso di me (mandatomi dallo stesso Stenone) il disegno dell’arme di Benozzo, che sotto l’inscrizione si vede, in cui vengono rappresentate due mazze incrocicchiate, e nella sommità di ciascuna è una palla assai grande, e sopra essa una piccola pallina, ed assomigliansi a due mazze ferrate o siano due scettri; dall’estremità loro pendono due filetti legati, che insieme verso la punta dello scudo si uniscono in forma di una legatura, e al capo di esso si vede come un rastrello di due denti, sotto de’ quali sono tre gigli. Di maniera tale, che quando non bastasse per far conoscere a’ moderni per falso questo loro supposto, e l’antichità della storia del Vasari, e l’autorità del medesimo, che ci assicura in Roma, in Firenze e in Pisa aver parlato con molti, che Benozzo e Melozzo conobbero e praticarono, pare, che non dovranno più recare in dubbio ciò che intorno a Benozzo pittor Fiorentino, fino a’ presenti tempi si riconosce per detta iscrizione, e quanto di lui e del Vasari e da noi è stato scritto.

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B Baccio da Montelupo, ed è il soprannome di Bartolommeo Lupi 146. Sue opere. Fece molti Crocifissi 147. Il Bagnacavallo. Vedi come sopra. Sue opere 328. Autori, che hanno scritto di questo pittore 329. Baldassar Peruzzi 244. Suoi infortunj e disgrazie. Fece il ritratto di Borbone, saccheggiatore di Roma. Sua morte e sepoltura 246. Barent Pittore 192. Fra Bartolommeo, detto fra Carnovale. Fu maestro di Bramante Architetto 265. Fra Bartolommeo di San Marco Pittore. Fu chiamato Baccio dalla Porta, e perché. Studia sotto Cosimo Rosselli. Fu per qualche tempo compagno dell’Albertinelli 148. Si fa Domenicano, illuminato dalle prediche del Savonarola 140. Sue opere 150. Bartolommeo di Donato Pittore 68. Bartolommeo Raminghi, detto il Bagnacavallo 327. Base della statua di Donatello, rappresentante un Daviddi bronzo, che stà in Gallera 41. Bassirilievi del Campanile di Santa Maria del Fiore 65. Bassirilievi di marmo della Cappella del Santissimo Sagramento nella Chiesa di San Lorenzo 41. Benozzo Gozzoli Pittor Fiorentino 89. Iscrizione sepolcrale 90. Benvenuto Cellini e sue lodi 267. Sue opere fatte in Francia. Suo vago racconto di dette opere 269. Bernardino Gatti, detto il Sojaro. Fu allievo del Correggio 294. Bernardino Ricca, detto il Ricco 231. Bertoldo Fiorentino 41. Bernardo Pinturicchio Pittore. Fu uomo stravagantissimo 217. Bernardo Van-Orlai Pittore 225. Boccaccino Boccacci Pittore 220 e 199. Bonifazio e Francesco Bembi 199. Byckaert Aertsz Pittore 218. Il Brusasorci 320.

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M Marc’Antonio Francia Bigi, detto Franciabigio 235. Marc’Antonio Raimondi, detto de Franzi 187. Contraffece le stampe di Alberto Duro colla di lui cifra, e gli fu proibito 188. È fatto prigione per cagione di alcune carte sporchissime, intagliate da lui. Sua morte 189. Marco del Moro 332. Marco da Siena 312. Marco Uglon o Uggioni 186. Marten di Cleef 302. Marten Hemskerck pittore 258. Fu vile di nascita, e per non seguitare l’arte vile del padre, trovato un presto ingegnoso, se la batte per attendere al disegno. Sue opere in varj luoghi 259. Fu intagliatore in rame. Fu grandissimo limosiniere 261. Descrizione del sepolcro ordinato da lui. Fu uomo di grandissimo timore 262. Masaccio e sua vita 70. Fu restauratore della pittura, dopo il naufragio di essa, e dopo Cimabue e Giotto 71. Nascite del medesimo. Suo maestro 77. Sbaglio circa al natale di Masaccio 78. Sue opere 79. Fu autore dello scorcio delle figure, e del posare in faccia, e in iscorcio de’ piedi di esse 81. Opera di Masaccio, fatta nel chiostro del Carmine, bellissima, fatta perire villanamente 82. Dalle sue opere hanno studiato i primi professori del mondo. Sua morte improvvisa e immatura. Fu sepolto nel Carmine 83. Sua descendenza 84. Epigramma in sua lode 85. Nota dell’Autore circa alla sua Famiglia 86. Maso Finiguerra Scultore 107. Maso Pappacello 187. Matteo Civitali scultore 99. Melozzo da Forlì pittore. Vedi nella vita di Benozzo 89. Michel’Angiolo Scultore Schiavone 307. Michel Cocxie 301.

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