Nominativo - Gaddi Agnolo

Numero occorrenze: 17

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X. 1375 in circa. CENNINO DI Drea Cennini da Colle, Pittore, lasciò in un suo Manoscritto la seguente memoria. Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa, fui informato in nella dett’Arte dodici anni, da Agnolo di Taddeo da Firenze mio Maestro; il quale imparò la dell’Arte da Taddeo suo Padre, el quale fu battezzato da GIOTTO, e fu suo Discepolo anni ventiquattro; il quale GIOTTO rimutò l’Arte del dipignere di Greco in Latino, e ridusse al moderno; e l’ebbe certo più compiuta, che avesse mai nessuno. XI. 1380 in circa. Un Manoscritto nella nominata Libreria di S. Lorenzo intitolato CHIOSE LATINE sopra il DantePurgatorio e Paradiso: Credette Cimabò: Fuit de Florentia et maximus Pictor, pro eo quod neminem credebat sibi adæquari.

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C
Cimabue. vedi Gio: de Cimabuoi.
Chiesa di S. Maria Novella 3. Descrizione del Tempio antico 4. Si pone la prima pietra della nuova fabbrica 4.
Cappella de’ Gondi detti del palazzo in S. M. Novella lasciata in piedi nella rovina della Chiesa vecchia 4.
Cardinal Latino Domenicano pone la prima pietra della nuova Chiesa di S. M. Novella 4.
Chiesa di S. Ciriaco d’Ancona 5.
Cimabue, e Giotto Fiorentini, i primi che doppo i moderni Greci dessero miglioramento al disegno e alla pittura 8.
Comento di Dante di Piero nella Libreria di S. Lorenzo del Sereniss. G.D. 10.
Altro Comento del 1334. 11.
Altro Comento con gli argomenti delle due Cantiche fatti da M. Gio. Boccaccio in essa Libreria 12 Chiose latina sopra il Purgatorio, e’l Paradiso di Dante in d. Libr. 12 Dell’Imolese 12. Di Francesco di Bartolo da Buti 13 Del Landino 15. Altro Comento manoscritto d’Antonio Altoviti in detta Libreria a 15.
Cennino Cennini da Colle di Valdelsa Pittore, discepolo d’Agnol Gaddi 12.
Cimabue, e Giotto come possano dirsi meglio ritrovatori che ristauratori della Pittura 28.
Cristiana Religione non mai fu senza immagini da venerarsi su gli altari 28.
Culto dell’immagini quando ebbe principio 28.
Chiese si dedicano a Dio in onore de’ Santi 32. Uso di dedicarle 32.
Chiesa di S. Gio. era già la Cattedrale, o Chiesa maggiore, o Vescovale di Firenze 32.
Chiesa di S. Lorenzo Basilica Ambrosiana 32.
Chiesa di S. Pietro in Ciel d’oro antichissima in Firenze 34.
Campanile di S. Marco di Venezia quando cominciato a edificare 35.
Chiesa di S. Andrea di Pistoia 35.
Chiesa di S. Maria Maggiore in Firenze 35.
Campanile del Duomo di Pisa quando fondato, e da chi 35.
Chiesa di S. Salvadore del Vescovado 36.
Chiesa di S. Michele Bertelli detto degli Antinori 36.
Campanile di Badia quando edificato 36.
Chiesa di S. Croce in Firenze, e i primi Chiostri quando edificati 36.
Castelli di Scarperia in Mugello, di Castelfranco, e S. Gio: quando edificati 36.
Chiesa di S. Maria del Fiore in Firenze 37.
Casa delli Uberti, e altri ribelli disfatte 37.
Campo santo di Pisa quando cominciato a edificare, e da chi 42.
Cappella dove si conserva la sacra Cintola in Prato, da chi inventata, con altre fabbriche di quella Chiesa 42.
Capocchio da Siena 59.
Casella professore di musica 59.
Carlo Martello Re d’Ungheria 60.
Clemente V. condusse Giotto in Avignone 49.
Carlo di Re di Calavria fece andar Giotto a Napoli in servizio del Re Ruberto suo Padre 49.
Casa de’ Cerchi posta a piè del Ponte vecchio, e sua erudizione 50.
Calandrino, e sue notizie 64.
Il Cardinal di Gaeta Legato del Papa in Siena 68.

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1686

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Molte furon l’opere di questo gran maestro fatte per l’Italia in pittura, le quali per brevità si tralasciano. Errò il Vasari in dire, che Taddeo morisse del 1350. essendosi riconosciuto da un Libro segnato E 4. a 66. esistente nella Gabella de’ Contratti di Firenze, che esso Taddeo Gaddi pittore fu Arbitro nel 1352. in alcune differenze. Trovasi di più in un Protocollo di ser Giovanni di Gino da Prato nell’Archivio Fiorentino l’anno 1383. fatta menzione d’una tale Madonna Francesca figliuola del già Albizzo Ormanni, moglie del già Taddeo Gaddi del popolo di S. Pier maggiore. Dirò ancora, per aggiugner notizia della Casa di Taddeo Gaddi, aver ritrovato come un figliuolo di Taddeo, per nome Zanobi, che abitò a Venezia, sotto dì 27. Giugno 1400. per rogito di ser Dionigi, detto Nigi di ser Giovanni Tucci da san Donato in poggio, fece suo Testamento, nel quale si fa menzione di Caterina del già ser Donato del Ricco Aldighiori sua moglie, di Francesca, e Filippa figliuole d’Agnolo Gaddi sue nipote, e di Giovanni, e Niccolò suoi nipoti, e s’instituiscono eredi universali con fidecommisso TaddeoLorenzo, e Agnolo suoi figliuoli con più sostituzioni.

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Discepolo di Taddeo suo Padre, nato … ? 1387. Fra le molte opere, che fece Agnolo Gaddi, vedesi oggi in Firenze nell’Oratorio Or San Michele una storia a fresco, ove è Cristo fanciullo disputante co’ Dottori, e questa è sotto l’organo dalla parte di Sagrestia. In san Pancrazio dipinse la tavola della Cappella maggiore, nella quale figurò Maria Vergine, san Gio: Batista, san Gio: Evangelista, e i santi Nereo, e Achilleo, ed in santa Maria maggiore quella pure dell’Altar grande, dove fece la Coronazione della Madrea d’Iddio. Dipinse a fresco per la famiglia de’ Soderini la Cappella maggiore del Carmine, e quella di santa Croce per la famiglia degli Alberti; nella prima figurò istorie della vita di Maria Vergine; e nella seconda del ritrovamento della Croce: L’una e l’altra delle quali colorì molto bene, tutto che mancasse alquanto nel buon disegno. In Prato Città di Toscana dipinse a fresco la Cappella della sacra Cintola della Vergine con istorie della vita della medesima. Io trovo nell’antico Libro di ricordanze del Provveditore dell’Opera di santa Maria del FioreStieri di Francesco degli Albizzi dell’anno 1367 essere stati pagati a Agnolo di Taddeo pittore, ch’è quegli, del quale si parla, fiorini dua, e dissero di sua mercede per l’esemplare che va facendo delle figure da porsi alla loggia della Piazza de’ Signori Priori; da che si deduce, che Iacopo di Piero, e altri che le intagliarono, il facessero con disegno di lui, e non contraddice molto a questo pensiero il vedersi in altri libri di deliberazioni degli stessi Operai, particolarmente del 1384. esser’ essi stati soliti di valersi di Agnolo in fare i disegni delle cose, che alla giornata loro abbisognavano.

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Io trovo in un antico, ed autentico Strumento, che oggi è appresso l’altre volte nominato Dottore Giovanni Renzi pratichissimo di nostre antichità, che Agnolo ebbe per moglie Giovanna figliuola di Landozzo Loli, famiglia che l’anno 1351. godè il Prioraro nella persona d’Andrea Loli, e altre volte dipoi, e le parole dello Strumento sono le seguenti. 1404. Dom. Iohanna filia Landozzi Loli populi sancti Petri Maioris, uxor Dom. Angeli Taddei Gaddi pictoris. Rogò ser Tommaso di Fronte di Gio: di Firenze 27. Ottobre 1404. che poi agli 6. Dicembre rogò il Testamento di Bartolomea moglie già di Niccolò Rinaldi, e figliuola di Bartolo di Cione del popolo di san Simone, che fece un legato a favore di detta Giovanna di una casa nel popolo di S. Simone in luogo detto la via della Stufa. Applicarono anche i figliuoli d’Agnolo alla mercatura, con questi tenne egli casa aperta a Venezia, e lavorò tuttavia alcuna cosa di pittura più per suo passatempo, che per altro fine. Morì in Firenze l’anno 1387. lasciando il valore di 50. mila fiorini d’oro. Crebbe poi questa famiglia de’ Gaddi in ricchezze, ed onori, fino ad essere illustrata di due Cardinali di santa Chiesa, Vescovi, ed altri nobilissimi uomini, ‘e finalmente rimase estinta, come nella nota a Gaddo Gaddi pittore discepolo di Cimabue, e avolo di esso Agnolo si è narrato nelle Notizie del primo secolo dal 1260. al 1300.

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Discepolo d’Agnolo Gaddi, Nato 1310 ? 1348. Questo pittore, secondo che io trovo nell’antiche Vite de’ Pittori manuscritte nell’altre volte mentovata Libreria de’ manuscritti originali, e spogli de’ signori Strozzi, era veramente Fiorentino, e non Veneziano, come credette il Vasari , ed anco fu cognominato Antonio da Siena, e per alcun tempo ancora Antonio da Venezia ; ciò fu a cagione dell’essersi egli molto trattenuto in quella Città. Fu buon pittore, e perché in quei suoi tempi, ne’ quali era già la maniera di Giotto tanto stimata per tutta Europa , egli bene l’aveva appresa da Agnolo di Taddeo Gaddi , che aveva operato nella Città di Venezia ; fu nella stessa Città chiamato, e molto adoperato in opere a fresco, e a tempera. Finalmente da quella Signoria gli fu dato a dipignere una delle facciate della Sala del Consiglio, ma a cagione d’invidia, e di mali uffizj di quei professori gli convenne quindi partire, e tornare alla sua Patria Fiorenza . In essa dunque fece alcune pitture a fresco nel chiostro di Santo Spirito , e in santo Stefano . Operò nel Campo santo di Pisa dipignendo storie del Beato Ranieri, incominciate già da Simon Sanese ; e fra esse quella della morte, e sepoltura di quel Beato, nelle quali rappresentò alcuni ciechi, e indemoniati con altri infermi, e fra questi un idropico, tutti in atto d’essere miracolosamente sanati per li meriti di quel santo; le quali figure espresse così al vivo, e con tanta invenzione, che furono in quel secolo avute in istima non ordinaria; ne fu meno lodata una nave fluttuante fra le tempeste del mare, nella quale con pensieri appropriati al vero figurò lo sbigottimento de’ naviganti, e le molte, e varie azioni fatte da marinari per sottrarsi dall’imminente pericolo del naufragio.

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Discepolo d’Andrea Pisano, nato 1320, ? 1389. Attese Andrea Orgagna ne’ suoi principj, come ci lasciò scritto il Vasari, all’arte della scultura, dipoi datosi con grande applicazione al disegno colla scorta di Agnol Gaddi, e di Bernardo suo fratello divenne pittore; ed io trovo ch’egli si matricolò per pittore non prima che l’anno 1358. sicché non pare che errasse punto il Vasari in farcelo per qualche tempo scultore, poi pittore: egli è però vero ch’egli trovasi descritto al libro della Compagnia de’ Pittori sotto nome d’Andrea di Cione, o Cioni del popolo di san Michele Bisdomini fino del 1350. al qual numero vedesi essere stato aggiunto di diverso carattere il numero di 19. Aiutò Bernardo l’anno 1350. a dipignere la Cappella maggiore di santa Maria Novella della nobil famiglia de’ Ricci richiestone dal Padre Fra Iacopo Passavanti Religioso di quell’Ordine de’ Predicatori, uomo di gran bontà, e dottrina, che allora viveva in quel Convento, assistendo alla gran fabbrica della nuova Chiesa. Occorse poi a’ 20. d’Aprile del 1358. che in uno strano temporale cadde un fulmine sopra il campanile di essa Chiesa, il quale, oltre all’avere spezzata in più parti una figura d’un Angelo di ferro di braccia quattro, il quale con un braccio steso girando attorno un gran palo pure di ferro, dimostrava i venti, a guisa d’una simile figura, che si vede in Vitruvio, e fatto del palo un arco, corse di repente in essa Cappella maggiore, e talmente abbronzò, percosse, e guastò quelle pitture, che elle rimasero in istato di non potersi più godere, e passato un intero secolo è statasi la Cappella sempre così; finalmente ad istanza di Giovanni Tornabuoni fu di nuovo dipinta dal celebre pittore Domenico del Grillandaio.

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Fratello d’Andrea Orcagna, della scuola d’Agnol Gaddi.

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Mentre Andrea Orcagna attendeva ne’ primi tempi de’ suoi studj all’arte della scultura, questo Bernardo, che fu suo fratello, e seguace della scuola d’Agnol Gaddi, attese sempre a quella del dipignere; onde essendo poi venuto voglia ad Andrea, a fine di rendersi in queste belle facultà universale, di farsi anche pittore, gli fu di non poco aiuto al conseguimento dell’intento suo, e finalmente avendo Andrea fatto in quell’arte assai buon profitto, Bernardo se lo prese in aiuto, ed insieme con esso lui condusse quasi ogni sua opera. Fra queste fu la Cappella maggiore della famiglia de’ Ricci, e quella degli Strozzi in Santa Maria Novella, come si è detto nelle Notizie di esso Andrea. Similmente tutta la Cappella a fresco della famiglia de’ Cresci nella Nonziata a’ Servi; la facciata di fuori di Sant’Appolinare; e una tavola dell’incoronazione di Maria Vergine nella Chiesa di San Pier maggiore; gli fu anche in aiuto Andrea nelle facciate del Campo santo di Pisa, ma essendo Andrea stato chiamato a Firenze, dopo aver finite le sculture nella Madonna su la coscia del Ponte vecchio, rimaso Bernardo in Pisa, condusse da per sé stesso in detto Campo santo un Inferno secondo l’invenzione della Commedia di Dante, che fu poi l’anno 1530. Guasto, e racconcio dal Sollazzino Pittore; e perché Bernardo sopravvisse al fratello alcuni anni, gli toccarono a finire molte sue tavole, che alla morte di lui eran rimaste imperfette.

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Discepolo d’Agnolo Gaddi. Essendo notissimo a ciascheduno, che ha veduto quel tanto ch’io promessi nel principio di questa mia Operetta di Notizie de’ Professori del disegno, da Cimabue primo rerestauratore dell’arte della pittura in qua, che fu di far menzione di lui, e di tutti gli artefici, che dopo di esso, e del suo tanto rinomato discepolo Giotto avevanla con lode professata, non doverà parere strano, se talvolta vedrà, che fra le antichissime Notizie ritrovatesi da me a costo di non ordinaria fatica, io forzato da necessità, averò dato luogo a taluna di quelle, che ci furon lasciate da altri scritte conciosiache possa ben conoscere ognun, che abbia in sé principio di discretezza, che tanto, e non meno è duopo il fare, a chi prese per assunto di compilare un’opera universale, e che il non aver talora da accrescere, o da correggere quanto da altri fu detto, non dee ritenere altri dal valersene a suo bisogno, che si riduca (siccome nel caso mio) a fare di molte parti un bel tutto, in quella guisa appunto che si loda quell’architetto, che per costruire, e adornare una gran fabbrica, si vale di materie infinite, che a lui non costarono ne pure un colpo di martello, purché egli con dare ad ogni materia il suo luogo, sia pervenuto all’intento di condurre l’edificio a fine di comodo, e vaghezza. Questo appunto convien fare ora in gran parte a me nel dar notizia di Cennino da Colle di Valdelsa , cioe a dire del valermi di quella, che ce ne lasciò il Vasari nella vita d’ Agnolo Gaddi , anzi voglio che mi si conceda, che io qui di parola in parola tutto quello trascriva, che esso Vasari ne lasciò scritto di lui, procurando d’illustrarlo alquanto con ciò che a me è riuscito di ritrovare dipoi. Dice egli dunque così Imparò dal medesimo Agnolo Gaddi la pittura Cennino da Colle di Valdelsa , il quale, come affezionatissimo dell’arte, scrisse in un libro di sua mano i modi del lavorare a fresco, a tempera, a gomma, e a colla; ed in oltre, come si minia, e come in tutti i modi si mette d’oro, il qual libro è nelle mani di Giuliano Orefice Sanese eccellente maestro, e amico di quest’arti, e nel principio di questo suo libro trattò della natura de’ colori, così minerali, come di cave, secondo che imparò da Agnolo Gaddi suo maestro, volendo poi, che forse non gli riuscì, imparare a perfettamente dipignere, sapere almeno le maniere de’ colori, delle tempere, delle colle, e dell’ingessare, e da’ quali colori dovemo guardarci, come dannosi nel mescolargli, ed in somma molti altri avvertimenti, de’ quali non fa bisogno ragionare, essendo oggi notissime tutte quelle cose, che costui ebbe per gran secreti, e rarissime in que’ tempi. Non lascierò già di dire, che non fa menzione, e forse non dovevano essere in uso, d’alcuni colori di cave, come terre scure, il cinabrese, e certi verdi in vetro. Si sono similmente ritrovate poi la terra d’ombra, che è di cava, il giallo santo, gli smalti a fresco, e in olio, ed alcuni altri verdi, e gialli in vetro, de’ quali mancarono i pittori di quell’età.

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Trattò finalmente de’ musaici, del macinare i colori a olio per far campi rossi, azzurri, verdi, e d’altre maniere, e de’ mordenti per mettere d’oro, non già per figure. Oltre l’opere, che costui lavorò in Fiorenza col suo maestro, è di sua mano sotto la loggia dello Spedale di Bonifazio Lupi una Nostra Donna con certi Santi di maniera si colorita, ch’ella si è infino a oggi molto bene conservata. Questo Cennino da Colle di Valdelsa nel primo capitolo di detto suo libro, parlando di sé stesso, dice queste proprie parole. Cennino da Colle di Valdelsa fui informato in nella detta arte dodici anni da Agnolo Gaddi da Firenze mio maestro, il quale imparò la detta arte da Taddeo suo padre, el quale fu battezzato da Giotto , e fu suo discepolo anni ventiquattro, el quale Giotto rimutò l’arte del dipignere di Greco in Latino, e ridusse al moderno, e l’ebbe certo più compiuta, che avesse mai nessuno. E seguita a dire il Vasari Queste sono le proprie parole di Cennino da Colle di Valdelsa , al quale parve, siccome fanno grandissimo benefizio quegli, che di Greco traducono in Latino alcuna cosa, a coloro che il Greco non intendono, che così facesse Giotto in riducendo l’arte della pittura, d’una maniera non intesa, ne conosciuta da nessuno (se non, se forse per goffissima, a bella, facile, e piacevolissima maniera intesa, e conosciuta per buona da chi ha giudizio, e punto del ragionevole) quali tutti discepoli d’ Agnolo Gaddi , gli fecero onore grandissimo. Fin qui il Vasari .

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Ora io mi persuado, che chiunque leggerà quanto io ho portato in questo luogo, dico ciò che già fu scritto da Cennino da Colle di Valdelsa nel suo libro, poi ricopiato dal Vasari , subito sarà preso da forte dubbio, di come fosse possibile, che il Cennino da Colle di Valdelsa avesse notato fra gli altri suoi allora secreti di pittura, quello del macinare i colori a olio, già che lo stesso Vasari nella vita d’ Antonello da Messina dice, essere stato inventato quel modo di colorire da Giovanni da Bruggia , poi insegnato a Ruggieri ad Aus , poi lo fa pervenire in Antonello da Messina , e poi in Domenico da Venezia , in che pare ch’egli consumasse tant’anni, che non sia più luogo a credersi, che Cennino da Colle di Valdelsa ne’ suoi tempi, ne la Toscana, ne l’Italia potesse averne avuto il primo barlume, non ch’egli avesse potuto impararlo, e scriverlo nel suo libro. . Questo dubbio per certo a me non venne mai, come quegli, che chiaramente riconobbi colla traduzione di quanto scrisse Carlo Vanmander pittor Fiammingo in suo idioma, parlando di Giovanni, e Euberto Eich pittori di Bruggia, dico di Giovanni Eich, che è quello stesso Giovanni, di cui parlò esso Vasari, chiamandolo Giovanni da Bruggia: che il Vasari nel ritrovamento di questo segreto, siccome de’ passaggi, che gli fece fare d’uno in un altro artefice, non ebbe notizia de i tempi appunto, potè forse credere, siccome fu in verità, che il segreto fosse stato ritrovato fra’l 1400. e’l 1440. il che si deduce dall’ordine, ch’ei tenne in dar luogo alle vite de’ suoi pittori; e se pure di tal tempo non ebbe alcuna cognizione, almeno l’ordine de’ tempi, come sopra, dati alle vite de’ suoi professori, non contraddice a quello, nel quale io trovo essere occorsa tale novità, cioè circa al 1410. e così fatto il conto del tempo, che potè sopravvivere al 1400. il nostro Cennini; che poterono essere trenta, quaranta, e anche cinquant’anni, e più (giacché non sappiamo altro de’ suoi principj, se non ch’è fosse discepolo per dodici anni d’Agnol Gaddi, che morì nel 1387.) torna molto bene, che quell’invenzione, avendo già dopo il 1410. fatto suo corso in Italia, e Toscana, ed essendo pervenuta in Cennino Cennini, fosse stata potuta esser notata da lui nel suo libro, e anche praticata; e tanto basti aver accennato a fine di togliere ogn’ombra di difficultà in cosa di tanto rilievo per la notizia delle cose dell’arti nostre, riserbandomi a dar di tutto un più chiaro, e distinto ragguaglio nelle Notizie della vita di Giovanni, e Euberto Eich, tolta dalla sopra nominata Fiamminga traduzione, siccome d’altronde, e posta nel Secolo 3. dal 1400. al 1500. nel primo Decennale.

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Quest’opera potiamo dire, che facesse Cennino da Colle di Valdelsa senz’alcun’altro disturbo, o occupazione d’animo, o di persona, di quella che altrui possa dare la povertà, mercè che la medesima si vede data dalle Stinche, carcere in Firenze , così detta da’ primi prigioni, che là furon messi, che erano del già Castello delle Stinche in Valdigreve. Non credo che sarà per dispiacere al mio Lettore, ch’ io porti in questo luogo alcuni pochi versi del principio, e fine di quel trattato nel modo appunto, che qui si legge compitato, e scritto, potendo per avventura trarre alcun diletto dalla sincerità, e semplicità, che ivi si riconosce. Incomincia . il libro. dellarte. fatto . e composto da Cennino da Colle di Valdelsa . arriverenza diddio . e della Vergine . Maria e di Santo Eustacchio. e di santo Franciescho. e di san Giovanni Batista . e di santo .Antonio dapadova . e gieneralmente di tutti e santi e sante diddio e a riverenza di Giotto . di Taddeo e dagnolo . maestro di Cennino da Colle di Valdelsa . e aultolita e bene e guadangnio di chi alla . detta . arte vorra pervenire Nel fine dice Finito libro referamus gratia Christi 1437. adi 31. di Luglio ex Stincarum .

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Fratello, e Discepolo d’Agnol Gaddi, fioriva del 1380. Non è dubbio alcuno che averebbe questo Pittore (allevato nella scuola d’Agnol Gaddi suo fratello) dato gran saggio di sua virtù, se nel più bel fiore degli anni suoi non fosse stato colto dalla morte; fece contucciò alcune belle opere in Firenze nel Chiostro di santo Spirito, dove erano i piccoli archi dipinti da Gaddo, e da Taddeo, rappresentando la Disputa di N. Sig. Gesù Cristo nel Tempio co’ Dottori; la tentazione del medesimo nel Deserto; e la Purificazione di Maria Vergine: le quali opere col tempo sono state gettate a terra per cagione di nuove fabbriche.

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Discepolo d’Agnol Gaddi, fioriva circa il 1384. Di costui non abbiamo altra notizia, se non quanta ne lasciò scritta il Vasari, cioè, ch’egli fu Discepolo d’Agnolo Gaddi Pittore Fiorentino, e molto esercitò l’arte sua in opere a fresco a Città di Castello, ed in san Francesco d’Urbino.

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A Aldigieri da Zevio Pittore, carte 83. Alzamento delle mura diFirenze, e perché 32. Agnolo Gaddi pitt. sua vita 40. Avanzamento di sua famiglia 41. 63. 69. Ambrogio Lorenzetti pitt. Sanese sua vita 39. Andrea Pisano pitt., e archit. sua vita 32. Andrea di Iacopo, altrimenti di Gione Orcagna scult. e archit. sua vita 63. Andrea Tafi Fiorentino pitt. alla Greca 11. Antiporti alle porte di Firenze 33. Antonello da Messina pittore 92. D. Ant. Maria Salvini Lettore pubblico delle lettere Greche nello Studio di Firenze 92. Antonio da Ferrara pitt. sua vita 103. Antonio Veneziano pitt. 55. perché detto Veneziano essendo stato Fiorentino 55. Arezzo Città di Toscana. Pitture in quelle Chiese 86. Armi, ed altre memorie della nobile famiglia de’ Roti in santo Romolo a Campestri in Mugello 99. Arnolfo di Lapo archit. suo ritratto 4.

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G Gaddi, Agnolo di Taddeo, dec. 4. del sec. 2. a c. 40. Gaddi, Gaddo, dec. 2. del sec. I. a c. 39. Gaddi, Giovanni, dec. 9. del sec. 2. a c. 103. Gaddi, Taddeo, decenn. 3. del sec. 2. a c. 35. Gagliardi, Bartolommeo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 222. Gamberelli, Antonio, dec. I. della parte I. del sec. 3. a c. 39. Gasparo Poussin, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 473. Vedi Dughet, e vedi Poussin. Gassel, Luca, dec. 4. del sec. 4. a c. 309. Gatti, Bernardino, dec. 4. del sec. 4. a c. 294. Vedi il Sojaro. Gaudenzio Milanese, dec. I. del sec. 4. a c. 194. Geeerarts, Marco, dec. 2. della par. 2. del sec. 5. a c. 147. Geldersman, Vincent, dec. 4. del sec. 4. a c. 304. Gualdrop, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 278. Vedi Goltius, d. Geldrop. Genga, Girolamo, dec. 2. del secolo 4. a c. 214. Gentileschi, Artemisia, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 290. Gentileschi, Orazio, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 290. Gerbier, Baldassar, dec. 3. della par. I. del sec. 4. a c. 197. Gessi, Francesco, dec. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 328. in fine. Ghiberti, Lorenzo, dec. I. della par. I. del sec. 3. a c. 1. Gio. Batista Mantovano, dec. 5. del secolo 4. a c. 333. Vedi Mantovano. Giobber, Frans Pietersz, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 398. al verso 23. Giordans, Jacopo di Giordano, o Giacomo Giordans, dec. 3. della par. I. a c. 197. Giottino, Tommaso di Stefano, dec. 5. del sec. 2. a c. 59. Giotto di Bondone, dec. 4. del sec. I. a c. 44. Giovanni d'Ambrogio, dec. 9. del sec. 2. a c. 103. Gio. da S. Gio., dec. 2. del sec. 5. a c. I. Vedi Mannozzi. Giovanni da Milano, dec. 5. del sec. 2. a c. 58. Giovanni da Pistoja, dec. 6. del sec. 2. a c. 73. Giovanni da S. Stefano a Ponte, dec. 4. del sec. 2. a c. 44. Gio. detto l'Olandese, dec. 4. del sec. 4. a c. 311. Vedi l'Olandese. Gio. Niccola, dec. 2. del sec. 4. a c. 237. Giovanni Pisano, dec. 2. del sec. I. a c. 41. Girolamo Lombardo, o Lombardi, dec. 4. del sec. 4. a c. 291. Vedi il Ferrarese. Giulio Romano, dec. 3. del sec. 4. a c. 238. Goltius, Gualdrop, dec. 3. della par. 2. del sec. 3. a c. 278. Vedi Geldrops. Goltz, Henrico, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 266. Goltz, Hubert, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 79. Gondio, Enrico, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 412. Gonnelli, Giovanni, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 253. Vedi il Cieco da Gambassi. Gozzoli, Benozzo, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 89. Granucci, Francesco, dec. 2. del sec. 4. a c. 212. Granello, Niccodemo, dec. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 226. Grimmaer, Jaques, dec. 5. del sec. 4. del sec. 5. a c. 341. Groppallo, Pier Maria, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 539. Guariento Padovano, dec. 7. del sec. 2. a c. 77. Guglielmo da Forlì, d. 2. del sec. 2. a c. 28. Guidotti, Paolo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 248. H Helbrecker, Teodoro, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 592. Helt Stocade, Niccola, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 416. Hemskerck, Marten, dec. 3. del sec. 4. a c. 258. Hendrick, dec. 4. del sec. 4. a c. 302. Herdor, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. al vers. 33. Hert Jasos Druynesteyn, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 398. in fine. Hoefungbel, Giorgio, dec. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 275. Hoefnaghel, Jooris, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 173. Hoghembeergh, Hans, dec. 4. del sec. 4. a c. 305. Hoolboon, Gio., dec. 4. del sec. 4. a c. 313. Hollar, Vincislao, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Honnet, Gabriel, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 272. Horenbert, Teodoro, dec. 5. del sec. 4. a c. 347. Honthorst, Gheraldo, dec. 3. della p. I. del sec. 5. a c. 198. Huevick, Gasparo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. al verso 27.

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