Nominativo - Eyck (van) Jan

Numero occorrenze: 11

Vocabolario toscano dell'arte del disegno

1681

Dipignere

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Dipignere
. Rappresentare per via di colori, la forma, o figura d'alcuna cosa. Lat. Pingere, depingere.
Dipignere a fresco
. Dicesi del fare le pitture sopra muro, stuoia, o altro, dove sia stata la superficie coperta da calcina, la qual copertura chiamasi intonaco; e però si dice a fresco, perchè per far buon lavoro, e perchè la pittura non venga macchiata, e per fuggire altri disordini, è necessario, che si faccia in tempo, che il detto intonaco sia fresco. Per ordinario non vi si adoperano altri colori, che di terre, stemperati con acqua pura; perchè i colori alterati, massimamente quelli, che posti al fuoco, fanno mutazione, desiderano cose asciuttissime, ed anno in odio la calcina, la Luna, e i venti australi, e così non servono. Il color bianco, che vi si adopera, è di travertino cotto; ed è modo di dipignere molto usato.
Dipignere a olio
. Invenzione trovata da Giovanni da Bruggia Pittor Fiammingo, son già due Secoli; e si fa mescolando i colori coll'olio, che si cava dalle noci, o dal seme di lino, i quali presto seccano. E questo modo di stemperare i colori con detti olj, si chiama
macinare i colori
, e l'Artefice il
Macinatore
. Il colorire a olio accende più i colori, e fa il colorito più morbido, e più dolce, e gli stessi colori nel lavorare s'uniscono, mescolano, e confondono fra di loro più facilmente, dal che ne nasce la sopraddetta morbidezza. Si dà anche alle pitture grazia maggiore, e maggior forza e rilievo, che nel colorire a fresco, o a tempera.
Dipignere a tempera
, o
dipignere a guazzo
. Un modo di stemperare i colori con colla di limbellucci, o gomma arabica, o altre simili cose viscose e tenaci. Usavasi ne' tempi di Cimabue, e de' Greci, che in quell'età dipignevano, un'altro modo di temperare essi colori, che dall'Italia fu portato oltre i monti, e particolarmente in Fiandra (come attesta Carlo Vanmander Pittor Fiammingo nel Libro delle Vite de' Pittori, ch'egli scrisse in quella Idioma) e si continuò fin tanto che non venne in uso comune il dipignere a olio, invenzione trovata da Giovanni da Bruggia; e fu il rosso dell'uovo battuto, al quale poi fu aggiunto il lattificcio del fico, pigliando un rametto tenero di quel frutto, e tagliandolo in più pezzi, per fargli mandar fuori quell'umore, il quale aggiunto all'uovo, fa una molto buona tempera per dipigner sopra tela o tavola, e anche sopra muro asciutto. A dipignere a tempera, usasi ogni colore, tanto di terre, quanto di miniera.

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

1686

Pagina 92

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Ora io mi persuado, che chiunque leggerà quanto io ho portato in questo luogo, dico ciò che già fu scritto da Cennino da Colle di Valdelsa nel suo libro, poi ricopiato dal Vasari , subito sarà preso da forte dubbio, di come fosse possibile, che il Cennino da Colle di Valdelsa avesse notato fra gli altri suoi allora secreti di pittura, quello del macinare i colori a olio, già che lo stesso Vasari nella vita d’ Antonello da Messina dice, essere stato inventato quel modo di colorire da Giovanni da Bruggia , poi insegnato a Ruggieri ad Aus , poi lo fa pervenire in Antonello da Messina , e poi in Domenico da Venezia , in che pare ch’egli consumasse tant’anni, che non sia più luogo a credersi, che Cennino da Colle di Valdelsa ne’ suoi tempi, ne la Toscana, ne l’Italia potesse averne avuto il primo barlume, non ch’egli avesse potuto impararlo, e scriverlo nel suo libro. . Questo dubbio per certo a me non venne mai, come quegli, che chiaramente riconobbi colla traduzione di quanto scrisse Carlo Vanmander pittor Fiammingo in suo idioma, parlando di Giovanni, e Euberto Eich pittori di Bruggia, dico di Giovanni Eich, che è quello stesso Giovanni, di cui parlò esso Vasari, chiamandolo Giovanni da Bruggia: che il Vasari nel ritrovamento di questo segreto, siccome de’ passaggi, che gli fece fare d’uno in un altro artefice, non ebbe notizia de i tempi appunto, potè forse credere, siccome fu in verità, che il segreto fosse stato ritrovato fra’l 1400. e’l 1440. il che si deduce dall’ordine, ch’ei tenne in dar luogo alle vite de’ suoi pittori; e se pure di tal tempo non ebbe alcuna cognizione, almeno l’ordine de’ tempi, come sopra, dati alle vite de’ suoi professori, non contraddice a quello, nel quale io trovo essere occorsa tale novità, cioè circa al 1410. e così fatto il conto del tempo, che potè sopravvivere al 1400. il nostro Cennini; che poterono essere trenta, quaranta, e anche cinquant’anni, e più (giacché non sappiamo altro de’ suoi principj, se non ch’è fosse discepolo per dodici anni d’Agnol Gaddi, che morì nel 1387.) torna molto bene, che quell’invenzione, avendo già dopo il 1410. fatto suo corso in Italia, e Toscana, ed essendo pervenuta in Cennino Cennini, fosse stata potuta esser notata da lui nel suo libro, e anche praticata; e tanto basti aver accennato a fine di togliere ogn’ombra di difficultà in cosa di tanto rilievo per la notizia delle cose dell’arti nostre, riserbandomi a dar di tutto un più chiaro, e distinto ragguaglio nelle Notizie della vita di Giovanni, e Euberto Eich, tolta dalla sopra nominata Fiamminga traduzione, siccome d’altronde, e posta nel Secolo 3. dal 1400. al 1500. nel primo Decennale.

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1686

Pagina 108

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G Gaddo Gaddi pitt. 10. 30. 43. Gherardo Starnina pitt. 102. Giolanda Regina di Napoli 90. Giorgio Vasari scrittore di Vite de’ Pittori 2. 3. 6. Giotto celebre pitt. 1. 6. Giotto di Maestro Stefano dipintore 33. B. Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori. 6. Gio: Patrizio Romano, e sua Moglie fondatori di S. Maria Maggiore in Roma 9. Mess. Gio: Boccaccio 11. 12. 25. Dott. Gio: Renzi Antiquario pratichissimo 41. Gio: da S. Stefano a Ponte pitt. Fior. *sua vita* 44. Gio: Andrea Carduino Segretario di Clemente VI. sua sepoltura 46. Gio: da Lignano Dott. di Legge sua sepoltura 46. Gio: Villani Istorico 55. Gio: degli Agli 56. sua Villa a Nuovoli, e Tabernacolo a detta Villa 56. Gio: da Milano pitt. *sua vita* 58. Gio: Torsicani pitt. Aretino sue opere 60. Gio: Tornabuoni Fiorentino fa di nuovo dipignere la Cappella maggiore di santa Maria Novella 64. Gio: da Pistoia pit. 73. Gio: Fetti scult. 80. Gio: Tedesco scult. 80. Gio: di Nostradama scrittore Franzese 89. Gio: da Bruggia inventore del colorire a olio 92. Gio: d’Asciano pitt. 95. Gio: de’ Medici, detto di Bicci 98. Gio: Gaddi pitt. Fiorentino *sua vita* 103. Gio: d’Ambrogio scult. 103. Monsign. Giulio Mancini scrittore 32. 70. 84. Gualtieri Duca d’Atene sua Arme 6. fortifica il Palazzo di piazza 33. sua cacciata di Firenze 33. 59. dipinto nella Torre del Potestà 59. Guariento Padovano, il primo che nello Stato Veneto migliorasse la maniera del dipignere 77. 79. origine del nome di Guariento 80. Guido Campese Contestabile de’ Fiorentini 27. Guglielmo da Forlì pitt. *sua vita* 28.

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1728

Pagina VII

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E Ed Jerron, mathis, decen. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 72. Eych, Gio. e Uberto, dec. I. della parte I. del sec. 3. a c. 24. Elschamer, Adamo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 228. Engelbrechtez, Cornelis, dec. 9. della par. 2. del sec. 3. a c. 142. Engheltams, Cornelis, decen. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 68. Ercolino di Guido, dec. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 332. al verso 22.

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1728

Pagina 26

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Fiorivano dal 1400. al 1410. Che i primi, che dopo i moderni Greci a ritrovare il nuovo e miglior modo del dipignere, fossero Cimabue, e’l famosissimo Giotto suo discepolo, l’uno e l’altro Fiorentini, come abbiamo altrove mostrato, non è chi senza nota di troppa temerità, né punto né poco possa dubitare: e lasciato da parte il veridico testimonio dell’antiche e moderne storie, delle pubbliche e private scritture di nostra città, quando mai altro non fosse, incontrastabile argomento ne sono (e il fanno anche patentissimo al senso) molte ragioni. La prima è, che non mai si vide essere a notizia d’alcuno de’ veri intelligenti, che avessero scorse molte parti del Mondo, che di quelli ultimi secoli, che precederono al 1300. si veggano in alcun luogo pitture d’altra maniera, che solamente Greca e Giottesca. La seconda, che quest’ultima si vegga poi per un intero secolo, quasi in ogni luogo continuata, conosce ognuno, che ha occhio erudito, che siccome ne’ primi albori del giorno non si scorge del tutto sbandita la notte, e nell’imbrunir della sera, che sia in tutto svanito il giorno, per la participazione degli estremi; così esser verissimo, che il modo del fare di Cimabue e di Giotto, co’ loro estremi, dico di cominciamento e di fine, fanno conoscere per indubitata tal verità; perché e’ si scorge, che la maniera di Cimabue, con esser di gran lunga migliore di quella de’ moderni Greci, contuttociò partecipa tanto di quel fare, e tanto se gli assomiglia, quanto basta per far conoscere ch’ella ebbe da quella il suo principio. Similmente la maniera di Giotto, con quella di Cimabue, e le maniere di coloro, che vennero dopo la Giottesca maniera, anch’elleno per qualche tempo ritennero tanto quanto di quella dello stesso Giotto. Siccome abbiamo veduto, non tanto nelle pitture, quanto nelle sculture de’ più celebri artefici, che furono nel secolo del 1400. fra le quali non hanno l’ultimo luogo le prime opere di Lorenzo Ghiberti, e di più altri celebri Pittori e Scultori di quella età; finché poi coll’imitazione del vero, e del modo d’operare di coloro, che a passo a passo sono andati aggiugnendo a queste arti alcun miglioramento, son poi pervenuti gli artefici al sommo d’ogni perfezione. Supposta dunque questa verità, non ha dubbio alcuno, che tal miglioramento, o immediatamente per mezzo de’ proprj discepoli di Giotto, o de’ discepoli degli stessi, o fuor d’Italia o nell’Italia medesima, sia stato agli Oltramontani comunicato. Mentre abbiamo per certo, che non mai del tutto in alcuna principal Provincia sia mancata quest’arte, come altrove dicemmo. Non è già potuto riuscire a me ne’ presenti tempi, ciò che più di cento anni addietro, quando erano più fresche le memorie, non potè venir fatto al curiosissimo investigatore delle notizie degli artefici Giorgio Vasari, né tampoco al diligente Carlo Vanmander, pittor Fiammingo, circa 80. anni sono, di rintracciare, chi degli Oltramontani, dalle parti di Germania e Fiandra venisse in Italia, ad apprendere tal miglioramento nell’arte da’ derivati da Giotto: o quale di questi si portasse ad insegnarlo in quelle parti. Disse però assai apertamente il nominato Vanmander nella sua storia, scritta in quel suo natìo idioma, laddove parla di Cimabue, queste parole: Quando l’Italia era travagliata dalle guerre, non solo mancarono le pitture, ma gli stessi pittori. Per fortuna nacque l’anno 1240. per far risorgere la pittura, uno chiamato Giovanni, cognominato Cimabue, Fiorentino ec. e finalmente dice in più luoghi, che il modo di dipignere con gomma e uova ne’ Paesi Bassi venne d’Italia, per aver tal modo avuto suo principio in Firenze l’anno 1250. Quindi è, che, quantunque io non possa accertare chi fosse il maestro di questi due Oltramontani Pittori, de i quali ora intendo dar notizia, noi possiamo dire, che fossero i primi, che tal miglioramento prendessero. Io non dubito contuttociò d’affermare sopra tali fondamenti, che siccome ad ogni nazione potettero trapassare gli artefici Italiani, a portar questo nuovo abbellimento, di cui il Mondo fu sempremai sì curioso. O d’ogni nazione poterono venire uomini in Italia per quello prendere da’ nostri artefici; così fu facil cosa agl’ingegni elevati, e dell’arte studiosi, in ogni parte, dopo aver quello appreso, andar sempre più migliorando il modo dell’operare, facendosi una maniera secondo il proprio gusto, ma diversa da quella dell’altre lontane nazioni, siccome hanno mostrato per più secoli l’opere di essi Oltramontani. Furono dunque nella Fiandra poco avanti al 1400. all’ora appunto, che i seguaci di Giotto avevano sommamente dilatata l’arte della Pittura, molto stimati i due fratelli, Giovanni Eych, e Uberto Eych di Maeseych: il primo de’ quali fu il ritrovatore del modo di colorire a olio, di cui disse alcuna cosa Giorgio Vasari, nella vita d’Antonello da Messina, chiamandolo Giovanni da Bruggia. Ma perché quest’autore non solamente ne disse poco, ma anche scambiò i tempi, ne’ quali egli fiorì nell’operar suo, ponendolo molti anni dopo il suo vero tempo, io sono ora per portarne, quanto il nominato Vanmander Fiammingo, in sua lingua ne scrisse l’anno 1604. con tutto quel più, che d’altronde io ne ho potuto di più certo ricavare. Fu Giovanni nella sua gioventù versato nelle lettere, di prontissimo e nobile ingegno, e da natura grandemente inclinato all’arte della pittura: quale poi si mise a imparare da Uberto suo maggior fratello, che pure fu bravo e artificioso pittore; ma da chi questi imparasse è al tutto ignoto. Fu il natale d’Uberto, per quanto il citato autore scrisse averne potuto congetturare, circa al 1366. e di Giovanni qualche anno dopo. Non si sa che il Padre loro fosse pittore; ma sì bene, che i loro antenati e tutta quella casa fosse dotata d’ingegno non ordinario: ed ebbero una sorella maritata, la quale anch’essa esercitò l’arte della Pittura. Questi due fratelli fecero molte opere a tempera con colla e chiara d’uovo; perché allora non avevano in quelle parti altro modo di lavorare, che quello venuto loro d’Italia, non essendovi la maestranza di lavorare a fresco.

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Finito che ebbero questa grand’opera di Ghent, se ne tornò Giovanni ad abitare in Bruggia: e nella chiesa Parrocchiale di S. Martino, fece una tavola d’una Madonna, con un Santo Abate in ginocchioni, gli sportelli della quale restarono imperfetti: e in questa pure fece molti ritratti al naturale, e in lontananza un vago paese: e molte altre cose fece in quella Città, dove l’anno 1604. ancora si conservava, avanzata all’insolenza degli eretici, similmente una sua bella tavola. Altre molte sue pitture furon da que’ mercanti mandate in diverse parti: e quantunque ne fossero portate a diversi potentati; contuttociò per le cagioni accennate, rimase quella nuova invenzione per lungo tempo in Fiandra. Ma come è solito di chi con qualch’eccellente virtù si fa superiore a molti, insursero contro a Giovanni molte persecuzioni, per le quali ebbe non poco da sostenere. Fra i Potentati, che ebbero opere di lui in Italia, uno fu il Duca d’Urbino, a cui toccò un Bagno, fatto con gran diligenza. Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, ebbe in Firenze un S. Girolamo, con altre molte cose: e Alfonso I. Re di Napoli, ebbe per mezzo di mercanti Fiorentini, che allora abitavano in Bruggia, un quadro, con assai figure, bellissimo. Erano le bozze di questo artefice, assai più finite di quello, ch’erano l’opere terminate degli altri Pittori suoi paesani. Vendevansi a prezzo: e dice il Vanmander, aver veduto a Ghent, in casa di Luca Depster, suo proprio maestro nell’arte, in una tavola due ritratti a olio, marito e moglie, presi per mano in segno di fedeltà, la qual opera era stata trovata in Bruggia, in casa d’un Barbiere: che veduta da Donna Maria, Zia di Filippo Re di Spagna, e Vedova del Re Lodovico d’Ungheria, che morì in guerra contro il Turco, ne ebbe tanto piacere, che per averla donò al Barbiere un uficio, di rendita ogni anno di cento testoni di quella moneta. I disegni di quest’artefice son maneggiati con franchezza, e diligenza insieme. Pervenuto finalmente Giovanni all’età decrepita, alcuni anni dopo Uberto suo fratello, passò da questa all’altra vita nella città di Bruggia, dove nella chiesa di S. Donato gli fu data sepoltura: e ad una colonna di quella fu accomodata una latina iscrizione in lode di lui. Uberto il fratello, già era morto l’anno 1426. nella Città di Ghent, e sepolto in S. Giovanni: e nella muraglia era stata effigiata una morte, che teneva in mano un rame, per entro il quale si leggeva un epitaffio, in antica lingua Fiamminga scritto. Furono poi, circa al fine del passato secolo, mandati fuori in istampa in rame, intagliati da Th. Galle, i ritratti de’ celebri Pittori Fiamminghi, tra’ quali a questi due fu dato il primo luogo, comecché fossero stati anche i primi, che per tale arte avessero fatta risplendere la patria loro in tutta la Fiandra. Furono anche essi ritratti abbelliti d’alcuni versi latini, parto dell’erudita penna di Domenico Lampsonio di Bruggia, Segretario del Vescovo di Liegi, che allo studio delle buone arti, congiunse ancora l’amore alla pittura. I discepoli di Giovanni potettero esser molti. Si ha cognizione d’un tal Ruggiero da Bruggia, e di Ugo de Goes, del quale parleremo a suo luogo. Moltissimi furono i Pittori, che dopo Gio: da Bruggia, e ne’ tempi d’Ugo de Goes, e di Ruggiero di lui discepolo, furono in quelle parti assai rinomati, de’ quali noi faremo a suo luogo esatta menzione; ma furono ancora molti, l’opere de’ quali, negli esterminj della Cristiana religione, ivi ancor esse perirono, né altro rimase, che il solo nome di que’ maestri.

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Ma io contuttociò per soddisfare al mio intento, che è di dar notizie universali al possibile, e per rendere al merito della virtù il suo dovere, ne farò in questo luogo quella memoria, che potrò. E qui mi conceda il Lettore, che io faccia di tutti un cumulo, anche di quelli, che alquanto s’avvicinarono a’ nostri tempi; con discostarmi assai per ora dall’ordine, che io mi prefissi, che fu di notare in ciaschedun Decennale que’ solamente, che in esso Decennale fiorirono; perché non avendo io per lo più de’ loro tempi certezza, ho creduto, che ogni altro ordine, che io tenessi in parlarne, servirebbe piuttosto per ingannare quelli, che leggeranno, che per dar loro buone notizie. È dunque da sapersi, come nella Germania alta furono, dopo i nominati Giovanni e Uberto, molti nobili artefici, anziché tutti gli Scultori, e Scrittori (che tali chiamano coloro, che dipingono i vetri) erano anche Pittori: e si son vedute qua e là alcune reliquie di loro arte e sapere, nelle stampe: come per esempio di Sibaldo Bheen Suanio, Luca di Cronach in Sassonia, Israele di Menttz, e Hispe Martino che molto bene fanno conoscere il valore di ciascuno di costoro nel suo tempo, ciò che non possono più fare le loro pitture. Similmente fu nella Fiandra un eccellente maestro della città di Bruges, chiamato Giovanni Memmelink, che fiorì avanti a’ tempi di Pietro Purbus: né altro si sa di lui, se non che lo stesso Purbus ne’ giorni festivi andava sempre a vedere un’opera di mano di questo Giovanni, nella casa o fosse Confraternita di S. Giovanni, e non si poteva saziare di vederla e lodarla: dal che si comprende, quanto questo Giovanni fosse eccellente nell’arte. A Ghent fu poco dopo di lui Gio: Vanneik, un Pittore chiamato Geeraert Vandermerre, che aveva una maniera pulita: di mano di cui fu portata da Ghent in Olanda, fino del 1600. una Lucrezia molto ben fatta. Similmente un tal Gheraert Horebaut, che poi fu Pittore del Re d’Inghilterra Enrigo VIII. di mano del quale erano nella stessa città di Ghent sua patria, nella chiesa di S. Giovanni, a mano destra dell’altare maggiore, due sportelli d’una tavola fatta di rilievo: in uno era dipinta la Flagellazione del Signore: nell’altro il portar della Croce, colla Vergine addolorata e S. Giovanni, e in lontananza le tre Marie, che andavano al Sepolcro, con lanterne e lumi, che facevano in quella spelonca un bel vedere, a cagione de’ molto bene osservati riflessi, che percuotevano i volti di quelle donne. Questi sportelli sortirono esser difesi dalla furia degli Ugonotti, che tentarono di disfarli, siccome avevan fatto dell’altre immagini; essendoché da una pia persona fossero comperi a poco prezzo (e fu questi Marten Biermano, nato in Broselles, che era anche grande amatore dell’arte) e poi dallo stesso fossero restituiti alla chiesa per quel poco prezzo, che costarono a lui. Di questo stesso Gheraert era ancora in Ghent del 1604. nel mercato del Venerdì, in una casa, dove si vendevano tele, un tondo doppio, dipinto da due parti: da una Cristo sedente sopra una pietra, in atto di esser coronato di spine, e battuto sopra il capo con canne: nell’altra era Maria Vergine col figliuolo, e una gran quantità d’Angeli. Nella stessa Città di Ghent fu un certo Lieven de Witte, buon pittore, che intese bene l’Architettura e la Prospettiva. Eranvi di sua mano un quadro singolare dell’Adultera nella chiesa di S. Giovanni, e alcune finestre di vetro, fatte con suo disegno. Fu a Bruges un tal Lansloott Blondeel, che sempre nelle sue opere metteva per segno una cazzuola da muratori. Era Pittore molto intendente, e buon Architetto, e fu in que’ tempi singolare in dipignere anticaglie e rovine, e più che ogni altra cosa, fuochi e splendori notturni, incendj, e simili: ebbe una figliuola, che fu moglie di Pietro Purbus.

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Pagina 115

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Discepolo di Ruggieri di Bruges, fioriva circa il 1460. Non è a nostra memoria di aver trovato fra quanto ci lasciò scritto Carlo Van Mander Pittor Fiammingo, che e’ facesse menzione di questo Ans, siccome del suo maestro Ruggieri di Bruges, sappiamo aver fatto. Veggiamo però, che il Vasari nel suo trattato della pittura, al capitolo 21. laddove e’ parla del dipignere a olio, dice, che un tale Ans di Bruges, fosse discepolo di esso Ruggiero, e che facesse nello Spedale di Santa Maria Nuova di Firenze, pe’ Portinari, un piccolo quadro, che poi passò in mano del Serenissimo Granduca Cosimo I, e ancora una tavola, che fu posta nella Villa di Careggi della Serenissima Casa de’ Medici. Quivi ancora fa menzione di un certo Lodovico da Luano, cioè Lovanio, di Piero Crista, di Maestro Martino, e di un tal Giusto da Guanto, o vogliam dire da Gante, che fece la tavola della Comunione pel Duca d’Urbino, ed altre pitture: e similmente di Ugo di Anversa, che dipinse la tavola, che fino a’ nostri tempi si vede nella Chiesa di detto Spedale di Santa Maria Nuova nella facciata principale del Coro: tutti pittori, che egli dice, che si contassero fra’ primi, che dopo Giovanni da Bruggia, avessero incominciato a dipignere a olio, di alcuni de’ quali abbiamo noi a suo luogo fatto più diffuso racconto.

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Discepolo di Jacopo Bellini suo Padre, dipingeva nel 1464. morto nel 1515. Viverà, quanto durerà il mondo, la memoria di questo artefice, il quale, coll’amore ch’egli ebbe agli studj dell’arte della pittura, coll’ottimo gusto suo, colla nuova, e bella maniera di colorire, si lasciò addietro molto e molto il secco e duro modo degli altri, che in quelle parti avanti a lu operato avevano; intantoché poté (come suo maestro) infondere nell’animo del gran Tiziano le prime idee dell’operar perfetto. Veggonsi le sue pitture fino dal 1464. Fu singolare nel dipignere immagini sacre, alle quali diede maravigliosa devozione. Piacquegli il compartire la proporzione delle sue figure, per ordinario, di forma minore del naturale, facendole in tal modo campeggiare in grande spazio. Operò diligentemente, a segno che fra le sue pitture non si vede uccelletto, o altro piccolo animale, erba, fiore e fino i piccoli sassolini, che non siano interamente finiti. Usò dipigner sempre sopra le tavole, comeché a tempo suo poco o punto fossero in uso le tele. Non è possibile a dire, quanta fosse l’onestà del suo pennello, conciossiecosaché non si sia trovato alcuno fino ad oggi, che fralle molte sue pitture abbia saputo ancora vedere una femmina non vestita. Operò moltissimo nella sua patria in pubblico e in privato: e da principio faceva i suoi lavori a tempera, finché venuto a Venezia Antonello da Messina, col modo di dipignere a olio, appreso da Giovanni da Bruggia Pittor Fiammingo: e da questo avendo esso modo imparato, quello poi tenne sempre. Veggonsi in detta città, in S. Job, una Vergine con più Angeli, ed il Santo piagato, San Francesco, San Sebastiano, e San Luigi, ciascheduno molto propriamente rappresentati. In San Giovanni un Salvadore al Giordano. Nella Sala del maggior Consiglio, a competenza di Gentile suo fratello, fece due storie de’ fatti di quella Repubblica col Pontefice Alessandro III, la battaglia navale di Zeno Doge, e Ottone figliuolo dello’mperador Federigo: e la storia lasciata imperfetta dal Vivarino, e da esso Giovanni finita, dove fu rappresentato Ottone avanti al Padre, per ottener la Pace col Pontefice, ed altre. Fece la tavola di Maria Vergine con Gesù, ed alcuni Angeli nella Sagrestia de’ Frati: un’altra tavola pure colla Vergine, ed alcuni Santi e Sante in San Zaccheria: un’altra in San Gio. Grisostomo, dove dipinse San Girolamo, con detto Santo, e San Luigi: e un’altra nella Cappella della Concezione in San Francesco della Vigna, nella quale figurò la Vergine con San Sebastiano: ed un ritratto al naturale. Moltissime opere fece per quella città e suo stato, che lungo sarebbe il raccontarle. Finalmente l’anno 1515. e della sua età il novantesimo, se ne passò a vita migliore. Di questo pittore parlò l’Ariosto, chiamandolo Gian Bellino.

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Nato 1468. ?1533. Sebbene ne’ Paesi Bassi la Pittura ne’ primi tempi esercitata con diligenza, tuttoché mancasse de’ veri precetti dell’arte, non è per questo, che alcun buono ingegno non arrivasse talvolta a qualche buon modo nel disporre le sue figure, col solo lume della natura e del genio; onde poi, anche ne’ nostri tempi sieno potute piacere agl’intendenti. Uno di costoro fu il nominato Pittore Cornelis Engelbretchsen, nato l’anno 1468 nella città di Leiden, che fu uno de’ primi maestri, che cominciasse a mettere in pratica l’invenzione del colorire a olio, che l’anno 1400. era stata trovata da Giovanni da Bruggia, e poi per più anni tenuta occulta. Non è a nostra notizia chi fosse il maestro di questo artefice, né tampoco se il suo padre fosse pittore; questo è ben certo, ch’egli fu maestro di Luca d’Olanda, di cui a suo luogo si parlerà. Disegnò assai bene le sue figure: e fu anche nel colorire a guazzo e a olio assai fiero e ardito. Colorì molti quadri, che nella quasi universale destruzione delle immagini, fatta dagli Eretici in quelle parti, perirono: ed altri, che rimasero intatti, perché il Magistrato di quella Città, non si sa come, per memoria di un tal cittadino, volle che fossero conservati nel Palazzo del Consiglio. Tali furono due tavole da Altare co’ loro sportelli, state fatte già per una Chiesa d’un Convento fuori di Leiden, detto il Marien Poel, che in nostra lingua vuol dire Luogo della Madonna. In una aveva figurata la Crocifissione del Signore co’ due Ladroni: la Vergine colle Marie, ed altre persone a piedi e a cavallo, appartenenti alla storia, ben disposte e lavorate: nello sportello destro era il Sagrifizio di Abramo, e nel sinistro la storia de’ Serpenti. Nell’altra tavola si vedeva figurata la Deposizione della Croce, dove aggiunse sei tondi, ne’ quali fece sei rappresentazioni de’ Dolori della Vergine. Nelli sportelli ritrasse alcune persone inginocchioni molto al naturale. Nella stessa casa del Consiglio, circa il 1600. si conservava una tela a guazzo, dov’egli aveva dipinto la storia de’ Re Magi con bellissimi panni, da’ quali chiaramente si comprende, quand’anche ciò d’altronde non si sapesse, ch’egli fu maestro del celebre Pittore e Intagliatore Luca d’Olanda, il quale, col molto studiare di questo e di altri suoi quadri, si fece valente nell’arte. Questo quadro, coll’andar del tempo, aveva patito molto, onde era ridotto a mal termine. Una delle più eccellenti opere, ch’ei facesse mai, fu una tavola con due sportelli, che doveva stare sopra un sepolcro nella Chiesa di S. Pietro di Leida, fattagli fare ad istanza de’ Signori di Lockhorst, per memoria di loro famiglia. Questa poi fu trasportata nella casa di essa famiglia, dipoi portata a Utrecht in casa Vanden Boogajert, che aveva presa per moglie una figliuola del nominato Lockhorst. In questo quadro espresse una storia dell’Apocalisse di San Giovanni, cioè quando l’Agnello apre d’avanti al trono d’Iddio il libro co’ sette Sigilli: e vi fece molti ritratti bellissimi; ond’egli è poi stato in pregio anche ne’ tempi, che l’arte è venuta al sommo della perfezione. Vedevansi in questa pittura, in atto d’orazione, rappresentati molto al vivo coloro, che gliele fecero fare. In somma fu questo pittore molto eccellente ne’ suoi tempi: ebbe belle avvertenze nell’operare, e buona espressione d’affetti. Pervenuto finalmente alla sua età di anni sessantacinque, passò da questa all’altra vita l’anno 1533. Ebbe due figliuoli, il maggiore si chiamò Pieter Cornelis kunst, che fu Pittore, o come dicono in quelle parti Scrittore in Vetri, avendo insieme coll’altro suo fratello imparata l’arte del Padre in compagnia di Luca d’Olanda, con cui ebbe gran comunicazione nel tirare avanti i suoi studj.

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G Galeazzo Campi 230. Galeazzo Pisenti, detto il Sabionetta 330. Galeazzo Rivello, detto Barba 198. Gaudenzio Pittore 194. Geertgen di Sant’Jans, cioè Giorgio di San Giovanni Pittore 154. Gentile da Fabriano pittore 104. Giacomo Pampurino 200. Gio. Anton Beltraffo Pittore 213. Giovacchino Patener pittore 222. Gio. Antonio Razzi. Sua patria incerta 228. Fu trascurato e negligente nella sua professione. Sue opere. Morì allo spedale mendico 229. Gio. Battista Mantovano 333. Gio. Francesco Caroti pittore 184. Gio. Francesco Penni, detto il Fattore 240. Gio. Francesco Rustici 140. Fu uomo senza interesse e limosiniere, né teneva alcun conto del danaro 140. Atto, generoso fatto a favore d’un povero 141. Gio. Maria Chiodarolo 280. Gio. Van Calcker, detto Gio. Fiammingo 334. Giovanni Bellini Pittore, sue opere 124. Giovanni Cambioso 263. Giovanni Caroti 186. Giovanni Holbeen pittore 313. Fu mandato da Erasmo Roterodamo in Inghilterra appresso a Tommaso Moro. Sue molte opere e ritratti 314. Gran disgrazia seguitagli nella città di Londra. Fu grande amico e confidente del Re Enrico VIII, e fece il suo ritratto 315. Quadri di sua mano nella Tribuna dellaGalleria del Granduca di Toscana, bellissimi, e sua descrizione 317. Altre opere e ritratti in varj luoghi 319. Ritratto suo, e di sua mano vedesi nella stanza de’ Ritratti de’ Pittori nella detta Galleria 318. Giovanni Nani da Udine 278. Gio. Niccola 237. Giovanni Spagnuolo, detto lo Spagna 278. B. Fra Giovanni da Fiesole, detto Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori, e sue notizie 42. Capitolo di San Marco dipinto dal medesimo, e molte altre immagini sacre 44. Fu Miniatore eccellente. Semplicità del medesimo. Dipinse sempre immagini sacre 46. Rifiutò l’Arcivescovado di Firenze, e propose in luogo suo S. Antonino 47. Morte di esso, e suo Epitaffio. Ebbe un fratello della medesima Religione, uomo di santa vita, e gran Miniatore. Dalla scuola del P. Gio. venne poi quella di Tiziano 47. Giovanni di Paolo da Siena pittore 98. Giovanni della Robbia 131. Giovanni de’ Santi, padre di Raffaello da Urbino, Pittore, e sue opere 171. Giovanni, detto l’Olandese 312. Giovanni e Uberto Eyck fratelli 24. Dipignevano con colla e chiara d’uovo in vece d’olio, di cui ancora non era ritrovata l’invenzione. Inventò il colorire a olio 26. Non volle più esser veduto dipingere 27. Fu Consigliere segreto del Conte di Borgogna. Fece molte opere per l’Italia. Morte d’ambedue 28. Fecero molti allievi. Pittori, che fiorirono nella Germania alta, e nei Paesi Bassi dopo la mancanza di Giovanni e Uberto 29. Girolamo da Codignola 280. Girolamo Genga pittore 214. Girolamo Lombardo 291. Sue opere 293. Giulio Campi e sue opere 296. Giulio Caporali 289. Giulio Raibolini 190. Giulio Romano e sue opere 238. Grecia inventrice delle favole e falsi avvenimenti 71.

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