Nominativo - Coeck (van) Pieter (van Aelst)

Numero occorrenze: 6

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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K Keilbau, o Kailo, Eberhart, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 510. Kaynot, Hans, decenn. 4. del sec. 4. a c. 305, al verso 17. Key, Witlem, dec. 4. del sec. 4. a c. 308. Ketel, Cornelis, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 276. Koeck, Pietro, dec. 4. del sec. 4. a c. 310. Kunst, Cornelis, decenn. 2. del sec. 4. a c. 220.

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Fioriva circa il 1520. Nel tempo, che operava in Roma il Divino Raffaello, visse ancora ed operò in essa città un valente Pittore di Bruselles, per nome Bernardo Van-Orlai. Questi, essendosi a principio fatta una maniera, che pendeva verso il secco, modo di dipignere antico: col darsi poi a vedere e studiare le pitture dello stesso Raffaello e de’ suoi buoni discepoli, come Giulio Romano ed altri simili, quella manchevole maniera, mutò in altra molto nobile e vaga. A questo artefice, tornato ch’e’ fu alla patria, fu data la cura di far condurre tutte le bellissime tappezzerie, che i Papi, Imperatori e Re facevano fare in Fiandra, con disegni di pittori Italiani: e non è mancato chi affermi, che alcune tappezzerie, in cui sono rappresentate storie di San Paolo, che si vedono nella Guardaroba della Maestà del Re di Francia, le quali furono sempremai stimate, fatte con disegno di Raffaello, fossero disegnate da Bernardo sopra alcune piccole invenzioni dello stesso Raffaello. È stata anche opinione, che alcune altre bellissime tappezzerie, in cui si vedevano le cacce dell’Imperatore Massimiliano, tessute con gran quantità d’oro, le quali furono già di Monsù di Ghisa, e sono state credute fatte con disegno d’Alberto Duro, ancor’esse siano state inventate da Bernardo, forse nel tempo ch’e’ egli cominciava a migliorare la prima maniera. Ma comunque si sia la cosa, giacché io non avendo veduto quest’opere, non ne so dare giudizio, egli è certo, che a questo Bernardo, per la sua virtù, toccò a sostenere il carico di soprintendere a tutte le opere di pittura e di tappezzerie, che dall’Imperatore Carlo V si facevan fare in quelle parti, siccome a tutti i vetri, che si fecero per le chiese di Bruselles. Ebbe costui un discepolo, che fu anche suo ajuto nel dipignere, che si chiamò per nome JONS, gran pittore di paesi, che dicono anche aver lavorato in dette cacce dell’Imperatore Massimiliano. Fu similmente suo scolaro PIETRO KOECK, nativo d’Alost, buonissimo pittore ed architetto, il quale poi, come si è narrato nelle notizie della sua vita, se ne passò in Turchia.

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Morto nel 1550. Fra le molte città della Fiandra, che si vantano di aver dato al mondo segnalati Pittori, ha anche il suo luogo la città di Alest, per avere avuto per suo cittadino il celebre uomo e ingegnoso Pietro Koeck. Questi apprese tal professione da Bernardo di Brossel, e riuscì disegnatore e pittore molto ardito, tanto a olio, che a guazzo. Si portò valorosamente in dipigner cartoni per tappezzerie. Se ne passò poi in Italia, e nella scuola di Roma spese qualche tempo, facendo grandi studj in disegnare e misurare architetture. Tornatosene poi alla patria, prese moglie, che presto gli morì. Avvenne, che essendo egli rimasto solo, un tal Vander Mocien, mercante di Brossel, che mercantava tappezzerie, lo consigliò a lasciarsi condurre in Costantinopoli, dove sperava di far con lui, in quelle parti, gran guadagni in simili lavori e mercanzie; onde egli passò a quella volta. Quivi il mercante gli fece dipignere alcune cose, per mostrare al Gran Signore; ma perché lo ‘mperador de’ Turchi non volle figure umane, né d’animali, gettò via la spesa, il viaggio e’l tempo d’un anno che vi si trattenne, altro non riportando a casa, che alquanto di pratica nella lingua Turchesca. Nel tempo, ch’ei si trovava colà sfaccendato, perché non poteva vivere senz’alcuna cosa fare, si pose a disegnare essa città di Costantinopoli, con molti luoghi vicini, che si videro poi in istampa intagliati in legno, in sette pezzi, dove appariscono rappresentate molte azioni de’ Turchi. Nel primo, come il gran Signore cavalca colla sua guardia de’ Giannizzeri ed altri; nel secondo, una festa di maritaggio alla Turchesca, e’l modo di condurre e accompagnare la Sposa, con sonatori di diversi strumenti, e persone, che alla loro maniera vanno ballando; nel terzo, come e’ fanno a seppellire i loro morti fuori della città; nel quarto, una festa della Luna nuova; nel quinto, il modo di loro mangiare a sedere alla mensa; nel sesto, il modo di viaggiare; nel settimo, il loro portamento alla guerra. In questi intagli si veggiono bellissime azioni, figure, femmine molto vaghe, bene abbigliate di panni ed acconciature; e nell’ultimo pezzo è il ritratto di lui medesimo, in abito di Turco, coll’arco in mano, e accenna ad uno, che gli sta vicino, con una lancia lunga a foggia di bandiera. Dopo tutto questo tornò Pietro al suo paese, dove prese la seconda moglie, che si chiamò Mayken Verhobst Berseners. Di questa tale ebbe una figliuola, che fu poi moglie del rinomato Pietro Brughel suo discepolo. In questo tempo, cioè del 1549 compose alcuni libri d’architettura, di geometria e di prospettiva; e comeché egli era dotto e bene esperto nella lingua Italiana, tradusse i libri di Sebastiano Serlio in lingua Fiamminga, la qual sua bella fatica portò in que’ paesi grande utilità; perché, coll’ajuto di essa, restarono corrette poi le opinioni e gli errori di coloro, che allora vi operavano dell’antica e goffa maniera Tedesca; e rimase anche aperta la strada alla migliore intelligenza de’ cinque ordini di Vitruvio, e v’incominciò la buona maniera, ponendosi fine all’altra; benché tal miglioramento d’operare fosse poi in parte corrotto da altre maniere, che vi furon portate di Germania, e da que’ maestri tanto quanto accettate. Dipinse egli molte tavole e ritratti; e fu pittore della Maestà Cesarea di Carlo V nella servitù del quale morì nella città di Anversa l’anno 1550. La sua vedova moglie diede alla luce i suoi libri d’Architettura l’anno 1583. Ebbe un figliuolo naturale, che si chiamò Paolo Vanaelst, che fu eccellente nel copiar le opere di Gio. Mabuse, e dipinse con gran diligenza caraffe di fiori. Abitò e morì in Anversa, e la moglie di lui si rimaritò a Gielis van Conincxloo pittor celebre, che operò di paesi, con animali, fatti molto al vivo e in gran copia. Il ritratto di Pietro Koeck fu poco avanti al 1600 dato alle stampe, intagliato da Tommaso Galle, e sotto ad esso si leggono i seguenti versi: Pictor eras, nec eras tantum, Petre, Pictor, Alostum Qui facis hac Orbi, notius arte tuum. Multa sed accessit multo ars tibi parta labore, Cujus opus pulcras ædificare domos. Serlius hanc Italos: tu, Serli deinde bilinguis Interpres, Belgas Francigenasque doces.

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Discepolo di Pieter Koeck, fioriva nel 1550. In questo tempo fiorì nel Brabante, nella città di Brueghel vicino a Breda, il famoso Pittore Pieter Brueghel, così cognominato dal nome di sua patria. Posesi a imparar l’arte col pittor Koeck d’Aelst; e poi lasciato il maestro s’accomodò con Heroon Koeck, Pittore di Bolduc. Aveva Pieter Koeck, primo maestro di lui, una piccola figliuolina, la quale il giovanetto Brueghel era solito, dopo aver dato posa al matitatojo ed a’ pennelli, pigliarsi in collo, vezzeggiandola con festose carezze, come si costuma di fare a’ piccoli bambini. Questa, come a suo luogo diremo, fu poi la sua sposa. Intanto egli, dopo aver fatto grandi studj sopra la maniera di Jeronimo Koeck, se ne partì per alla volta di Francia; di lì se ne passò in Italia: e nel viaggiar che fece, non s’imbatté mai, per così dire, in alcuna cosa fatta dalla Natura, o paese, o veduta, o rovina, o animale, che gli paresse curiosa e degna di rappresentarsi in pittura, che egli non la disegnasse; onde gli venne fatto un così gran fascio di queste sue belle fatiche, che poté poi del continuo far vedere nell’opere sue cose bizzarre e nuove; intantoché i suoi paesani, che poi le videro, usavano di dire, che il Brueghel nel suo viaggio aveva inghiottito tutte le montagne, grotte e caverne dell’alpi, per cui era passato, e tornato a casa sua, aveva sputato fuori ogni cosa sulle tele. Fatti questi viaggi, se ne passò in Anversa, dove si fermò di stanza: e si trova, ch’egli entrasse in quella Compagnia de’ Pittori l’anno 1551. Ebbe questo artefice un genio tutto allegrezza, col quale seppe sì bene accompagnar l’arte sua, che non solo l’uno non fu punto di pregiudizio all’altro; ma l’uno e l’altro fecero in lui un mirabil composto; perché il suo dipignere fu sempre di cose allegre, però modeste, e grandemente ridicole; tantoché da’ suoi familiari era per ordinario chiamato Pietro ridicoloso. Mostrò questo suo particolar talento ne’ Baccanali, de’ quali fece moltissimi. Aveva egli non ordinaria amicizia e familiarità con un Gentiluomo, chiamato Hans Frunckert, che lo veniva a visitare frequentemente alla sua stanza. Stavasi assai con esso, ed insieme con lui se n’andava ora in questo ora in quel contado, dove sapeva, che si facevano le feste per le Nozze e i Maritaggi di Contadini: e quivi vestiti l’uno e l’altro all’usanza contadinesca, si accompagnavano ancor essi con loro; e perché è in quelle parti un’usanza, che chiunque si trova a que’ loro conviti, dona un regalo alla sposa, ancor essi porgevano il lor regalo. Gustava sommamente il Brueghel di vedere quelle danze, que’ salti sconci, e que’ moti fregolati e goffi, e gli amoreggiamenti di que’ villani: e se n’empiva di tal sorta la fantasia, ch’egli con questo studio e osservazione, e col suo bel genio, faceva poi cose curiosissime e naturalissime, tanto a tempera, che a olio; perché nell’uno e nell’altro modo di dipignere, fu ben pratico. In questo tempo il Brueghel non si era ancora accasato, ed aveva una sua serva fanciulla, che per essere di bello aspetto, e di maniere confacevoli all’animo suo, più volte ebbe pensiero di farla sua sposa: e già le ne aveva fatta una condizionata promessa; ma comeché egli era di mente schietta e forte, gli dispiacevano le bugie: e questa, all’ncontro, era molto bugiarda. Pietro dopo averla assai avvertita di tal mancamento, fece una taglia di legno ben lunga, e ad ogni bugia, che diceva la fanciulla, vi faceva sopra una tacca, con dire a lei, che quando la taglia fosse piena, non l’avrebbe più voluta né per moglie né per serva: e così veramente seguì, perché continuando la serva la sua mala usanza di dir bugie, arrivata ben presto la taglia al segno, svanì del tutto la cosa del parentado; e il Brueghel, che aveva alquanto amoreggiato colla nominata figliuola di Pieter Koeck, stato suo maestro, la quale, dopo la morte del padre, colla vedova madre se ne stava in Bruselles, risolvette di pigliarla per moglie, come di sopra abbiamo accennato. Voleva la madre della novella Sposa, che il Brueghel, lasciata Anversa, se ne venisse ad abitare a Bruselles; temendo tuttavia, ch’egli non si fosse scordato affatto della prima fanciulla: e fattane grande istanza al giovane, che era discreto e modesto, ne fu compiaciuta, perch’egli subito se ne venne a stare a Bruselles. Moltissime furono le opere del Brueghel, ed io ne noterò in questo luogo alcune delle più principali. Ebbe la Maestà de lo’mperadore una tavola, dove egli aveva dipinto la Torre di Babilonia, con infinite figure di proporzioni diverse. Similmente due quadri, l’uno e l’altro de’ quali rappresentava il Signore portante la Croce, con varie invenzioni e concetti bizzarrissimi di gruppi e azioni di figure. E vaglia la verità, questo artefice fu così copioso d’invenzione, e tanto vario nel rappresentare diversi personaggi, che per lo più non poteva saziare il suo genio, se non toglieva sempre a rappresentare storie, dove esse figure si potessero contare, per così dire, a migliaja. Ebbe pure di sua mano lo stesso Imperadore la strage degl’Innocenti, della quale altrove si è parlato; e una Conversione di San Paolo, con belle vedute di dirupi e di mari. Fece molti quadri d’Inferno, Stregherie, scherzi e giuochi, che fanno sulle veglie ne’ balli i contadini: un quadro della Tentazione di Cristo, e sotto la montagna, dove il Signore fu tentato, rappresentò vedute di città e campagne, e lontananze sterminate. Rappresentò con vaga e ridicolosa invenzione, l’arrabbiata Margherita, che fa un furto avanti all’Inferno: i quali tutti quadri si crede, che pervenissero poi in mano dello’mperadore. In Amsterdam, appresso l’amator dell’arte Ser Herman Pilgrims, era, l’anno 1604 una festa di contadini, figurati in tempo di notte al fresco, dove si vedevano lumeggiati in quella oscurità, molto bene e graziosamente, i loro ceffi arsi dal Sole. Fece anche il Brueghel un pezzo di quadro, dove rappresentò il Carnovale, che combatte colla Quaresima: e un altro, nel quale volle mostrare tutti i rimedj, che adoperano gli uomini contra la Morte: ed in un altro tutti i giuochi de’ ragazzi, ed altri di simili nuove e belle invenzioni.

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Willem Jacobsz, che abitava in Amsterdam l’anno 1604 presso alla nuova Chiesa, aveva un bel quadro d’una festa di contadini in occasione di nozze, dov’erano rappresentate infinite azioni ridicolose e naturali, e particolarmente l’atto del regalar la Sposa con que’ lor regali contadineschi, mentre una vecchia contadina, con una gran borsa legata al collo, sta ricevendo i quattrini. Ha il Granduca di Toscana nella sua Real Galleria, un quadro di mano di lui, dove si legge anche il nome di Pietro Brueghel. In questo quadro, che è una tavola di circa due braccia e tre quarti, egli rappresentò il portar della Croce del nostro Signore, con figure, la maggior delle quali è alta un palmo. Vedesi in esso una spaziosa campagna ben digradata, col punto alto, dove è la gran città di Gerusalemme: e appresso a questa il Monte Calvario, verso il quale s’invia il Signore colla sua Croce, vestito d’una veste di color cenerino, tirato e spinto da’ manigoldi, mentre la Veronica gli porge pietosamente il velo: dietro è il Cireneo, che regge il fusto della medesima Croce, e moltissime figure, che rappresentano Ufiziali della Corte, ed altre d’ogni età e sesso. Precede al Signore una gran Cavalleria d’uomini armati, coll’insegna, in cui si legge S.P.Q.R. La strada, che batte questa gran comitiva torce dolcemente, secondo il taglio, che apparisce in un gran masso, di che mostra esser composto il Monte Calvario, fino alla sua sommità, dove si riducono le figure di questa numerosa e lagrimevol processione, piccolissime: altre in atto di pigliar posto per veder lo spettacolo, altre per operare in quella tragica azione, altre forse per piagner da vicino il gran misfatto. La Beatissima Vergine, in qualche distanza dal figliuolo, quasiché lo abbia già da lontano veduto sotto quel duro peso, si vede genuflessa sopra la nuda terra, colle spalle voltate a quella dolorosa comitiva, e piange amaramente, mentre la Maddalena la sta confortando. Due altre divote donne si veggiono poco da lungi, pure anch’elleno genuflesse, in atti dolentissimi: e dietro a queste è San Giovanni Evangelista. Scorgesi in tutta quest’opera, la quale è fatta alla solita maniera Fiamminga, una gran varietà d’abiti, d’arie di teste e d’azioni, congiunte alla diligenza ed all’amore grandissimo, col quale è condotta. Per ultimo avevano i Signori di Bruselles determinato di far dipignere al Brueghel alcuni quadri, che rappresentassero coloro, che operavano ne’ canali, che conducono a Bruselles in Anversa; quando nell’ordinarsi questa pratica, il valoroso artefice venne a morte, e rimase la cosa senza effetto. Veggionsi molte carte in istampa di sua invenzione: ed aveva anche fatti alcuni disegni poco onesti, che pure si dovevano intagliare con alcuni versi sotto; ma quando si vide in pericolo di morte, forte temendo il Divino giudizio, chiamò la moglie, e volle, che ella tutti in sua presenza gli abbruciasse. Alla stessa sua moglie lasciò per testamento un pezzo di quadro, che al parere degl’intendenti fu stimato il migliore, che uscisse mai dalle sue mani, dove fra le altre cose era dipinta una gazzera sopra una forca. Rimasero due suoi figliuoli, che pure sono stati eccellenti Pittori: uno chiamato Pieter, che imparò l’arte da Gillis Van Conincxloo, che dipingeva di ritratti alla naturale: l’altro si chiamò Giovanni, che studiava dalla Donna, che fu la moglie di Pietro d’Alost: e da questo Pietro di Alost imparò a dipignere a guazzo, e dipoi a olio da un certo Pieter Goe Kindt, che noi diremmo Pietro buon bambino. Andò in Colonia, e dipoi venne in Italia, dove si guadagnò grande stima, dipingendo paesi e piccole figure, nelle quali ebbe veramente una bella maniera.

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P Palazzo di Caprarola di casa Farnese, opera del Vignuola 323. Palazzo de’ Pandolfini in via di San Gallo 175. Palla della Cupola del Duomo gettata dal Verrocchio. Peso e misura di detta Palla, nodo, croce, e polo di ferro di essa 119. Volumi delle Pandette Fiorentine, e sua storia 54. Pantasileo Calvi 248. Paolo Uccello e sue notizie. Fu il primo, che megliorasse l’antica maniera 57. Pitture sue in Duomo 58. Sue diverse opere. Donde si chiami Paolo Uccello. Dipinse nel Chiostro di Santa Maria Novella 62. Fu il primo pittore di paesi 63. Fu miniatore di molte cose di prospettive. A cagione di queste trascurò la pittura. Fu inventore degli svolazzi de’ panni nelle figure. Morte di Paolo. Fu molto semplice, e senza letteratura. Pittura della volta de’ Peruzzi, con un grande errore di erudizione 64. Porta della Sagrestia del Duomodi bronzo 65. Parri Spinelli e sua vita 34. Fu buon coloritore a tempera e a fresco. Dipinse molto in Arezzo. Il Pastorino da Siena pittore in vetro 346. Pellegrino da Modena 195. Pergamo di Prato, ove si mostra la Sacra Cintola 38. Pestilenze varie di Milano 331. Piero di Cosimo pittore 126. Fu eccellente in fare stravaganti figure d’animali e uomini. Era malinconichissimo e strano in ogni sua azione 127. Era stravagantissimo nel proprio trattamento. Il suo familiare maneggiamento quale fosse. In tutte le cose era contrario al costume degli altri uomini. Aveva grande invidia a coloro, che muojono per mano della giustizia, e perché. Stimava molto, e desiderava morire di morte subitanea, e perché. Altre sue stravaganze. Aveva gusto grandissimo nel veder piovere dirottamente, purché non venissero tuoni, de’ quali aveva una grandissima paura. Essendo ottagenario come dipingesse 128. Morì miseramente solo, e di caduta da una scala appiè della quale fu ritrovato 129. Pieter Aerfen, detto Pietro Lungo 298. Ebbe molto genio e abilità nel dipignere cucine con tutti i loro arnesi. Sue opere spezzate e rotte, e perché 299. Ebbe tre figliuoli, che furono anch’essi pittori 300. Pieter Brueghel Pittore 335. Disegnava tutte le vedute, che in viaggiando se gli presentavano davanti, donde ne derivò un proverbio sopra di lui. Si dilettava di cose allegre, e particolarmente de’ balli e feste contadinesche. Lasciò di pigliare per moglie una serva sua, non ostante averglielo promesso, e perché 336. Sue opere d’innumerabili figurine 337. Pietro Perugino Pittore, e sue opere 125. Pietro Riccio 129. Pietro Koeck pittore 310. Pittori, che operarono nella gran chiesa di S. Petronio, nella Cappella della Madonna della Pace 328. Pittori Genovesi 231. La Pittura posta in gran pregio, e poi molto decaduta, e suo racconto 72. Andrea del Sarto Pitture della Compagnia dello Scalzo. Pitture del chiostro piccolo della Chiesa della Santissima Nunziata 202. Pittura a fresco della Vergine, posta sopra la porta del chiostro, che entra in Chiesa 205. Polvere d’archibuso, da chi e quando sia stata inventata 27. Porte della Sagrestia del Duomo 37. Prete da Urbino 242. Il Primaticcio 266. Pulidoro da Caravaggio 281.

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