Nominativo - Calcar (von) Jan (Giovanni Fiammingo)

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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V Vainrein, dec. 5. della par. I. del secolo 5. a c. 476. Vedi Rembrante. Van Bredael, Pietro, dec. 7. della par. 2. del sec. 7. a c. 624. Van-Bronchorst, Gio., dec. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 379. Van-Calcker, Gio., dec. 5. del s. 4. a c. 334. Van Ckesselles, Gio., dec. 5. della p. I. del sec. 5. a c. 416. Vanden-Heckc, Gio., dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 377. Vander-Venne, Adriano, decen. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 198. Van Deynum, Gio. Batista, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 416. Vandervveyde, Roger, dec. 9. par. 2. del sec. 3. a c. 144. Vandich, Antonio, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 279. Van-Diepenbecck, Abramo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Van Es, Jacopo, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 415. Van-Hoeck, Gio., dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 375. Van Heil, Daniello, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Van-Heil, Gio. Batista, decen. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 377. Van-Heil, Leone, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. Van-Hoeck, Ruberto, dec. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 376. Van Lint, Pietro, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 415. Van Mander, Carlo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 197. Van Nieulaht, Adriano, dec. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 375. Van Oort, Adaamo, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 163. Van-Orlai, Bernanrdo, dec. 2. del sec. 4. a c. 225. Van Ouvvaer, Alberto, dec. 6. della par. 2. del sec. 3. a c. 114. Van Rein, Reimmbrond, a c. 78. dell’arte dell’Intagl. in rame, e car. 476. del dec. 5. della p. I. del sec. 5. Vedi Rembrant. Van Sor, Giorgio, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 416. Van Thielen, Gio. Filippo, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 417. Van Veen, Ottavio, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 237. Van Winghen, decen. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 276. Vedi Indocus. Vanni, Cav. Francesco, dec. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 143. Vanni, Gio. Batista, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 201. Vannini, Ottavio, dec. 2. del sec. 5. a c. 141. Varotari, Dariio, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 169. Vassallo, Anton Maria, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 535. Vassillacchi, Antonio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 205. Vecellio, Marco, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 110. Vecchietti, Lorenzo, dec. 4. del sec. 4. a c. 289. Verbeech, Franss, dec. 4. del sec. 4. a c. 304. Verbrugghen, Pietro, dec. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 378. Verdezzotti, Gio. Mario, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 213. Verhaecht, Tobbia, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 259. Verhaight, Tobbias, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. al verso 21. Verona, Maffeo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 273. Verzelli, Tiburzio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 154. Virgilio Romana, decenn. 3. del sec. 4. a c. 247. al verso 4. Vicentino, Andrea, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 210. Vicentino, Antonio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 214. Vedi Tognone. Vicino, dec. 2. del sec. 2. a c. 30. *Vigri, Beata Caterina*, dec. 6. della parte 2. del sec. 3. a c. 111. Vitale Bolognese, dec. 3. del sec. 2. a c. 35. Vite, Lorenzo Antonio, decen. 10. del sec. 2. a c. 109. Vinckeboons, David, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 397. Volterrano, Baldassarre, dec. 5. della p. I. del sec. 5. a c. 381. Vedi Franceschini. Voort, Cornelio, dec. 3. della par. 3. del sec. 4. a c. 399. al verso 10. Voost, Cornelio, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 244. verso il fine. Ubaldini, Agostino, decen. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 83. Vedi Bugiardini. Uccello, Paolo, dec. 2. della par. I. del sec. 4. a c. 57. Uffembach, Filippo, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 226. Ugolino Sanese, dec. 3. del sec. I. a c. 43. Ulerick, Pieter, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 169. Ulivelli, Cosimo, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 414. al verso 28. Uranchs, Sebastiano, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 238. Uranquaert, Jacopo, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 198. Uroom, Enrick Cornelissen, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 231. Walckemborgh, Lucas, e Marten, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 145. Wan Campen, Jacopo, dec. 4. della p. I. del sec. 5. a c. 380. Willaerts, Adamo, dec. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 120. Willem Hendrick, Marten, dec. 4. del sec. 4. a c. 320. Willemps, Marcus, dec. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 68. Withoos, Matteo, decen. 7. della par. 2. del sec. 7. a c. 622. Wouters, Francesco, dec. 4. della p. I. del secolo 5. a c. 376. Wtenxael, Joachim, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 240.

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Discepolo di Jan Schoorel, nato 1498, morto 1574. In un povero villaggio d’Olanda, chiamato Hemskerck, nacque l’anno 1498 questo Martino, che poi dalla patria fu cognominato Hemskerck. Suo padre fu un tale Jacopo Willemsz, uomo di campagna, il cui ordinario mestiere fu il murar le case a’ contadini; ma bene spesso, per mancanza di lavoro, era chiamato da’ medesimi, in ajuto di loro faccende, fino a mugner le vacche. Martino, da piccolo fanciullo, si mise ad imparare il disegno appresso un tal Cornelis Willamsz, che fu padre di Lucas e di Floris, che pellegrinarono in Italia, studiarono in Roma e altrove, e riuscirono ragionevoli pittori. Il padre del fanciullo, che per avventura non passava più là coll’ingegno, non aveva in molta stima l’arte del dipignere; onde tolto il figliuolo da quel mestiere, lo prese in suo ajuto a murare, andar per opera a mugnere, e fare altre cose, di quelle, che usano di fare i contadini. Non è possibile a raccontare, fino a qual segno di dolore giugnesse il povero figliuolo, vedendosi richiamare da un’arte sì nobile, e di grandissimo suo genio, a stato e servigio di tanta viltà, e da lui tanto odiato; onde, deliberò fra sé stesso, di cercare occasione di romperla col padre, per poter poi, con alcuno apparente pretesto, levarsi da quello improprio lavoro; e un giorno, nel tornare che ei faceva da una stalla, dov’egli aveva munte alcune vacche, portando il vaso del latte sopra la testa, nel passar vicino ad un albero, procurò, a bello studio, che’l vaso percotesse in uno de’ rami; onde il vaso cadde a terra, e il latte si sparse sul terreno. Veduto ciò il padre, non solo lo sgridò bestialmente, ma preso un legno, gli corse dietro per percuoterlo; ma il giovanetto, che era ben in gambe, fuggendo come il vento, tosto gli sparì di vista. Per quella notte non tornò a casa, standosi, come poté il meglio, in una capanna di fieno. La mattina, quando ei credette che’l padre fosse andato al lavoro, se ne tornò a casa; e fattosi dare alla madre alcune cosette da mangiare, e certi pochi quattrini, se ne partì. In quella giornata passò a Haarlem e Delft, e quivi si fermò, e posesi di nuovo all’arte del dipignere appresso un certo Jan Lucas. Diedesi il giovane tanto di proposito a studiare, che in breve tempo acquistò molto. Ma avendo poi intesa la fama, che dappertutto correva dell’eccellente pittore Jam Schoorel, per la bella maniera di dipignere, ch’egli aveva portato d’Italia, tanto si adoperò, che e’ trovò modo di esser ricevuto in Haarlem, sotto la sua disciplina. Quivi con altrettanta diligenza seguitò i suoi studj, finché apprese sì bene quel bel modo di operare, che le cose di Martino, quasi non più si distinguevano da quelle di Schoorel; onde egli, come fu detto allora, forte ingelosito del discepolo, procurò con bella maniera di levarselo d’attorno. Allora Martino, pure in Haerlem, andò a stare in casa un certo Pieter Janfopsen, dove soleva abitare un tal Cornelis Vanberensteyn. In questa casa fece diverse pitture, e fra l’altre un Sole e la Luna, in una stanza dalla parte del letto; e uno Adamo ed Eva, tutti ignudi, grandi quanto il naturale, le quali opere gli guadagnarono, appresso al padrone di quella casa, grande amore e stima. Quindi partitosi, se n’andò a stare in casa un tale Joos Cornelisz orefice, dove fra’ molti lavori, fece una tavola, in cui rappresentò Santo Luca, che dipigne Maria Vergine al naturale, col figliuolo Gesù in braccio, nella quale pure tenne la maniera di Schoorel: e appresso al Santo Luca figurò un poeta coronato, con che fu creduto volesse significare l’amicizia, che dee essere fra la Pittura e la Poesia. Eravi ancora un Angelo, in atto di tenere in mano una torcia: l’attitudine di Maria Vergine, e l’azione del Santo, erano espresse tanto al vivo, che e’ non si poteva dir più; e la tavolozza de’ colori pareva veramente, che uscisse fuori del quadro. Era Martino, quando fece questa bella opera, in età di trentaquattro anni, come appariva notato nella medesima. Di questa tavola fece egli un dono alla Compagnia de’ Pittori, perché avendo già deliberato di partirsi da Haerlem per venire in Italia, volle lasciarvi di sé quella memoria. Questo quadro, fino al 1604 era stato conservato da Ouericheyt di Haarlem, nella corte del Principe. Partitosi dunque d’Haarlem, per desiderio di far maggiori studj, e di veder le opere de’ gran maestri, viaggiò molto per l’Italia, e finalmente si fermò in Roma, dove trattenuto in casa di un Cardinale, vi fece molte cose. Quivi disegnò tutto l’antico, tanto di statue, quanto di edificj e rovine, e tutte l’opere del gran Michelagnolo. Occorse un giorno, mentre che egli era fuori a disegnare, che un giovane Italiano entrato furtivamente in camera sua, gli rubò due bellissime tele colorite, di che egli prese grande afflizione: poi avuti buoni indizj, colle buone diligenze ch’ei fece, riebbe il suo. Questo accidente però fu cagione, che egli non seguitasse a stare in Roma, almeno per qualche tempo di più, com’era suo pensiero; perché sospettando, che dagli amici e parenti del ladro, non gli venisse fatto alcuno affronto, e perché si trovava anche avere avanzato qualche danaro, ebbe per bene il partirsene, e pigliare il viaggio verso la patria, essendo stato in Roma tre anni. Portò con sé una lettera di raccomandazione di un giovane, che egli aveva lasciato in Roma, grande amico suo e del padre, indirizzata a Delft: e giunto a questo luogo, si fermò a casa in un di quegli alberghi, che in quelle parti servono per raddotto di male femmine, dove si faceva mercato di ogni furfanteria: e di questo particolarmente era padrone quell’uomo sanguinario, di cui parlammo nelle notizie della vita di Giovanni Fiammingo. Era in esso albergo una infinità di assassinamenti di poveri viandanti, a’ quali era tagliata la gola, e spogliati di panni e danari: erano i loro cadaveri sepolti in una fossa, che poi fu trovata piena di corpi morti; tantoché una figliuola di questo grande assassino, per non veder più una così abominevole crudeltà, e perché all'incontro l’affetto paterno non le lasciava scoprire tali delitti, fu, per così dire, sforzata a sfuggirsi col nominato Giovanni a Venezia, come dicemmo. Voleva pure l'Hemskerck alloggiare in quel luogo, da lui non conosciuto per quel ch’egli era; tantopiù, che da un amatore dell’arte, a cui per avventura era diretta la lettera di raccomandazione, chiamato Pieter Jacobsz, era a ciò confortato; ma come volle la buona sorte sua, in quell’istante se gli presentò pronta occasione d’imbarco, ed egli se ne partì la medesima sera del suo arrivo a Delft. Tornato a casa, già aveva lasciata la prima maniera di Schoorel, ma però al giudizio della maggior parte de’ pittori, non aveva megliorato. Fu alcuno de’ suoi discepoli, che una volta gli disse, esser l’opinione de’ Professori, ch’egli operasse meglio in sulla maniera di Schoorel, che quando tornò di Roma; ma egli si era tanto invaghito del modo di fare Italiano, che non fece di ciò alcun conto.

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Discepolo di Tiziano, nato ..., morto 1546. Il Vanmander, Pittor Fiammingo, che alcuna cosa scrisse dell’eccellente Pittore Gio. Van Calcker, afferma di non saper conoscere, fra quanti pittori furono ne’ Paesi Bassi, nel passato secolo, chi più si conformasse all’ottima maniera Italiana, di quel che facesse Gio. Van Calcker. Nacque questo artefice nel paese di Gleef, nella città di Calcker sotto l’Elettore di Brandemburgh, e non è noto da chi egli imparasse i principj dell’arte. Questo è certo, che quest’uomo circa’l 1536 fortemente s’invaghì d’una fanciulla, figliuola d’un mal uomo sanguinario e micidiale, di professione oste, che abitava in Dordrecht prima città d’Olanda, la casa del quale era aperta ad ogni disonestà; e di questo anche ci si porgerà congiuntura di parlare nelle notizie della vita di Henskert Pittore: ed avendola rapita al padre, se la condusse a Venezia, dove fermatosi d’abitazione, si fece discepolo del gran Tiziano da Cador. Il citato Vanmander dice, che Gio. si trasformò tanto nella maniera di quel sublime artefice, che molte opere di lui non punto si distinguevano da quelle di Tiziano; anzi egli afferma, che il Goltzio, del cui giudizio, dice egli, di far gran conto, gli raccontò una volta, che trovandosi in Napoli, gli furon dati a vedere certi ritratti, i quali egli subito giudicò di mano di Tiziano: e i pittori, che erano presenti, bene informati del fatto, tutti ad una voce gli dissero, ch’egli aveva ben giudicato; perché quella era veramente la maniera di quel grand’uomo, benché e’ non gli avesse dipinti esso Tiziano, ma Gio. Van Calcker suo degnissimo discepolo. Il Vasari ebbe cognizione di quest’artefice in Napoli: e non poteva darsi a credere, come fosse riuscito ad uno Oltramontano l’avanzarsi a tanta eccellenza nella maniera d’Italia, e si valse di lui in quello, che più abbasso siamo per dire. Fu in oltre il Van Calcker maraviglioso nel disegnare di gesso e di pastello, e colla penna operò egregiamente con bellissimi e franchissimi tratti. Questi fu, e non Tiziano, che disegnò gli undici pezzi di carte grandi di Notomia d’Andrea Versalio, le quali poi furon ritratte in minor foglio, e intagliate in rame dal Valverdo, che scrisse pure di Notomia dopo il Versalio: e questi fu finalmente quegli, che disegnò quasi tutti, ed i migliori ritratti di Pittori, Scultori e Architetti d’Italia, che messe nel suo libro delle Vite de’ Pittori di Giorgio Vasari, tanto belli e con mano tanto ardita e maestrevole lavorati, che è universale opinione, che più non possa farsi in quel genere: e per conseguenza questi è quello, e non il Vasari, del quale doveva rammaricarsi il Malvagia, per aver, com’e’ disse, troppo caricato il ritratto, che veramente è bellissimo, del suo Bagnacavallo, come abbiamo nelle notizie della vita di lui accennato. Era ancora quest’ottimo professore in giovenile età, e prometteva di sé avanzamenti maggiori nell’arte, quando, trovandosi egli nella città di Napoli l’anno 1546 fu colto dalla morte.

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G Galeazzo Campi 230. Galeazzo Pisenti, detto il Sabionetta 330. Galeazzo Rivello, detto Barba 198. Gaudenzio Pittore 194. Geertgen di Sant’Jans, cioè Giorgio di San Giovanni Pittore 154. Gentile da Fabriano pittore 104. Giacomo Pampurino 200. Gio. Anton Beltraffo Pittore 213. Giovacchino Patener pittore 222. Gio. Antonio Razzi. Sua patria incerta 228. Fu trascurato e negligente nella sua professione. Sue opere. Morì allo spedale mendico 229. Gio. Battista Mantovano 333. Gio. Francesco Caroti pittore 184. Gio. Francesco Penni, detto il Fattore 240. Gio. Francesco Rustici 140. Fu uomo senza interesse e limosiniere, né teneva alcun conto del danaro 140. Atto, generoso fatto a favore d’un povero 141. Gio. Maria Chiodarolo 280. Gio. Van Calcker, detto Gio. Fiammingo 334. Giovanni Bellini Pittore, sue opere 124. Giovanni Cambioso 263. Giovanni Caroti 186. Giovanni Holbeen pittore 313. Fu mandato da Erasmo Roterodamo in Inghilterra appresso a Tommaso Moro. Sue molte opere e ritratti 314. Gran disgrazia seguitagli nella città di Londra. Fu grande amico e confidente del Re Enrico VIII, e fece il suo ritratto 315. Quadri di sua mano nella Tribuna dellaGalleria del Granduca di Toscana, bellissimi, e sua descrizione 317. Altre opere e ritratti in varj luoghi 319. Ritratto suo, e di sua mano vedesi nella stanza de’ Ritratti de’ Pittori nella detta Galleria 318. Giovanni Nani da Udine 278. Gio. Niccola 237. Giovanni Spagnuolo, detto lo Spagna 278. B. Fra Giovanni da Fiesole, detto Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori, e sue notizie 42. Capitolo di San Marco dipinto dal medesimo, e molte altre immagini sacre 44. Fu Miniatore eccellente. Semplicità del medesimo. Dipinse sempre immagini sacre 46. Rifiutò l’Arcivescovado di Firenze, e propose in luogo suo S. Antonino 47. Morte di esso, e suo Epitaffio. Ebbe un fratello della medesima Religione, uomo di santa vita, e gran Miniatore. Dalla scuola del P. Gio. venne poi quella di Tiziano 47. Giovanni di Paolo da Siena pittore 98. Giovanni della Robbia 131. Giovanni de’ Santi, padre di Raffaello da Urbino, Pittore, e sue opere 171. Giovanni, detto l’Olandese 312. Giovanni e Uberto Eyck fratelli 24. Dipignevano con colla e chiara d’uovo in vece d’olio, di cui ancora non era ritrovata l’invenzione. Inventò il colorire a olio 26. Non volle più esser veduto dipingere 27. Fu Consigliere segreto del Conte di Borgogna. Fece molte opere per l’Italia. Morte d’ambedue 28. Fecero molti allievi. Pittori, che fiorirono nella Germania alta, e nei Paesi Bassi dopo la mancanza di Giovanni e Uberto 29. Girolamo da Codignola 280. Girolamo Genga pittore 214. Girolamo Lombardo 291. Sue opere 293. Giulio Campi e sue opere 296. Giulio Caporali 289. Giulio Raibolini 190. Giulio Romano e sue opere 238. Grecia inventrice delle favole e falsi avvenimenti 71.

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