Nominativo - Biliotti Niccolò

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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MCCCCXXXXI. a dì 12. di Genn. A dì 12. di Genn. al nome d’Iddio portò Dom. di Franc. di Simone da San Casciano, chiamato Capello sensale, fior. I. largo per lo danajo di …… per arra di detta possessione, e detto dì si conchiuse d. mercato. Ebbe detto lir. I. soldi 5. La carta di d. possessione si fece a dì 5. di Genn. per Ser Jacopo Salvestri Notajo Fiorentino, del Popolo di San Procolo di Firenze. A dì 7. di Dicembre 1441. si pose in sul Banco di Bono per detta cagione, a petizione di Biliotto e di Sandro Biliotti suo consorto, sì veramente che’l detto Biliotto di detto denajo non movesse senza la volontà di detto Sandro di Giovanni Biliotti, e se ne facesse la volontà di Madonna Lotta. Donna che fu di Mess. Bandino Panciatichi: la quale suddetta possessione per Biliotto Biliotti ancora obbligò el detto Biliotto, come si contiene nella cartola detta della madre, la quale non ritrasse mai de’ beni che lasciò Sandro suo Padre, la qual madre di Biliotto fu figlia di Mes. Tommaso Soderini, come ereda della madre, sodò detta possessione in suddetta dota, che fu fiorini 1000. e fu la prima donna, che ebbe Sandro di Biliotto suo Padre, il quale ebbe due donne: la seconda fu donna di Gentile Bisdomini, e riebbe la dota sua, e rimase di d. donna un figliuolo del detto Sandro, il quale quello che gli toccava non trasse prima. Seguono in esso libro partite di pagamenti in sul banco di Bono di Gio: Boni. Posesi A dì 5. ovvero a dì 7. di Dicembre 1441. fiorini 120. - - fior. 120. E A dì 15. Dicembre fior. 47. d. furono di piccioli di moneta - - fior. 47. E A dì 26. di Genn. fior. 76. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - fior. 76. E detti fiorini si pagarono per detto Banco di Bono di Gio: Boni banchiere al quaderno segnato N. a 23. fior. 243. Ebbe il detto Biliotto dal Camarlingo di S. Liperata, il qual Camarlingo fu Lorenzo di Cresci, e da d. Camarlingo fior. 50. d. i quali ebbe a dì primo di Gennajo 1441. - - - - - - - - - - - - - fior. 50. Ebbe per me in più partite da Cappello Sensale fior. 6. - - - - - fior. 6. Ebbe da me d. Biliotto di Sandro di Biliotto Biliotti fior. 5. in grossi a dì 8. Genn. pagai tutta la gabella di mio - - - - - - - - fior. 5. Anno avuto per resto di detto pagamento da Niccolai Camarlingo dell’Opera di S. Liperata a dì 20. d’Aprile 1441. fior. 55. i quali appariscono al Quad. di Niccolajo Biliotti a 54. - - - - fior. 55. Somma fior. 360. Fecene carta, come è d. di sopra Ser Jacopo Salvestri a dì 5. gen. 1441. il quale podere è nel Popolo della Pieve di S. Giuliano a Settimo, e fossi intorno intorno a casa da Signore, e due case da lavoratori, e una torre in mezzo. A dì 24. d’Ottob. si pagò Vettorio la gabella fior. 20. in questo a 46. come Biliotto Biliotti compera detta possessione. E nel nominato libro a 46. si trova scritto pure di mano di Lorenzo. MCCCCXXXXI a dì 5. di Gennajo. Levato d. dal libro di Sandro di Biliotto Biliotti da c. 97. Un podere con una torre da mettere in fortezza, e abitazione da Signore, con fossi intorno, e circuito di mura, e ponte levatojo, con due case da lavoratori fuori del circuito di detta fortezza, dove sono canali da vino e strettoio, con ogni acconcimi da vendemmia, con vigna, e terra lavoratìa, in tutto staiora 94. a corda alla d. possessione e fortezza, termina co’ suoi confini dalle tre parti Via, e dalla quarta l’Arte di CalimalaFrancesca col terreno, che fu di Piero Bocardi, è posta nel Popolo della Pieve a S. Giuliano a Settimo, in mezzo tra la detta Pieve, e la Badia a Settimo. Costò d. Possessione di primo costo fior. ottocento trentacinque e sol. 10. d. f. 835. 10. Comprossi con incarico d’avere a dare ogni anno, mentre vivesse Suora Gostanza …… de’ Mazzetti, monaca nel Munistero di Monticelli fuori della porta a S. Piero Gattolini, fior. 10. per anno, e visse detta Suora Gostanza anni 18. poiché Biliotto comperò detta possessione, venne a costare tantopiù, quanto ebbe d. Suora, furono fior. 180. d. Suora Gostanza morissi a dì . . . di Sett. 1414. e liberò detto lascio. E’l detto Biliotto, avolo di detto Sandro, racconciò una torre, e i canti di d. fortezza, e murovvi una sala in volta per insino a questo dì 26. di Marzo 1421. spese circa di fior. 400. o più. Fin qui il notato negli antichi libri.

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Nel Tempio di San Giovanni fece la figura di bronzo di Papa Giovanni XXIII. di Casa Coscia, che rappresenta esso Pontefice: e vi lavorò due figure di marmo, cioè la Speranza e la Carità, essendoché la figura terza, che è la Fede, fosse scolpita da Michelozzo, Scultore Fiorentino, e suo discepolo. Nello stesso Tempio, intagliata di sua mano si vede la bellissima statua in legno di Santa Maria Maddalena Penitente. Scolpì in legno un bellissimo Crocifisso, il quale fu poi collocato nella Chiesa di Santa Croce nella Cappella de’ Bardi, in testa alla Croce. Fu opera dello scarpello di Donato la bella statua rappresentante la Dovizia posta sopra la Colonna di Mercato vecchio, la quale, era opinione comune, che fosse una di quelle di Granito, che reggono l’ordine di dentro dell’antico Tempio di San Giovanni di Firenze, cavata allora da’ novelli Cristiani per collocarvi in luogo suo l’altra bellissima accanalata, che a tempo della Gentilità serviva per base della statua di Marte in mezzo a detto Tempio, il che però non va disgiunto da molte contradizioni e inverisimili osservati dagl’Antiquarj più rinomati dell’età nostra. Scolpì ancora, coll’ajuto di Andrea del Verrocchio suo discepolo, il lavamane di marmo, che nella Sagrestia di San Lorenzo si vede: e ordinò i due Pergamidi bronzo della medesima Chiesa, che poi finì Bertoldo suo discepolo. Nel Libro di Deliberazioni dell’Opera del Duomo , segn. B 1436. si legge: Die 21. Mensis Februarii præfati Operarii commiserunt Niccolao Joannotii de Biliottis, et Salito Jacobi de Risalitis, duobus ex eorum offitio, locandi Donato, Niccolai Betti Bardi Civi Florent. magistro intagli, faciendi duas portasde Bronzo duabus novis Sacristiis Cattedr. Eccles. Florent. pro pretio in totum flor. 1900. pro eo tempore, et cum illis storiis, et prout eis videbitur onoralibus etc. Il fatto però si fu, che Donato non fece altrimenti le porte delle Sagrestie: trovandosi, che una per la Sagrestia delle Messe fu fatta da Luca della Robbia , e l’altra per la Sagrestia de’ Canonici non si fece, ma rimane fino ad ora coll’antiche sue imposte di puro legname. In casa il Cavaliere Alessandro del Cavalier Filippo della nobilissima famiglia de’ Valori, Gentiluomo dotato di straordinaria prudenza e bontà, degnissimo nipote di quel Baccio Valori Senatore Fiorentino, gran protettore di queste arti, del quale tanto nobilmente scrisse Raffaello Borghini nel suo Riposo, è, nel tempo che io queste cose vo scrivendo, un quadro di pietra, poco maggiore di un braccio, di una testa di femmina di bassorilievo, ritratto al naturale: ed un altro di marmo carrarese, poco minore, pure anch’esso di bassorilievo, fattovi un Solone con ghirlanda in capo, forse i più belli bassirilievi, che si veggano della mano di quell’artefice.

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