Nominativo - Baldinucci Filippo

Numero occorrenze: 8

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

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DELLE NOTIZIE DE’ PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA. SECOLO II. DAL MCCC. AL MCCCC. DISTINTO IN DECENNALI OPERA DI FILIPPO BALDINUCCI FIORENTINO ACCADEMICO DELLA CRUSCA. AL SERENISS. COSIMO III GRANDUCA DI TOSCANA. IN FIRENZE, MDCLXXXVI. Per Piero Matini, all’Insegna del Lion d’Oro, Con Lic. de’ Sup.

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Come si vede adunque, la pietà e divozione di questi pittori verso il santo Evangelista, e pittore gli fece risolvere a far questo corpo di Compagnia, volendo che le loro opere fossero accompagnate da religiosi esercizzj; ed io non son lontano dal credere che eglino per avventura facessero reflessione a ciò che non senza disegno dell’alta provvidenza d’Iddio era accaduto 70. anni innanzi, cioè a dire che quando l’anno 1279. dal Cardinal Latino fu benedetta la prima pietra, e fondata la gran chiesa di santa Maria Novella de’ Frati Predicatori fosse stata fatta restare in piedi per adattarsi a nuovo disegno una Cappella dell’antica e minor Chiesa, ed in essa Cappella già si trovasse eretto un Altare, e che questo nel giorno appunto destinato alle glorie di quel santo, a lui si dedicasse, come tutto assai chiaramente si raccoglie dalla Cronaca manuscritta del Convento di essi Padri; la qual Cappella meritamente si conobbe esser consecrata al nome di santo Luca, che fu il primo che fra Cristiani esponesse all’adorazione imagini di Giesù Cristo, e di Maria sempre Vergine da sé stesso effigiate, e già che quella medesima circa trenta anni innanzi a tale consacrazione era stata lasciata in piedi a cagione delle pitture, che v’erano de’ Greci pittori maestri di Cimabue primo restauratore della pittura maestro di Giotto, padre nell’arte di tutti quegli artefici, che l’anno poi con eccellenza professata. Or qui avverta il Lettore, che quanto s’è detto intorno alla Cappella dell’antichissima Chiesa di santa Maria Novella restata in piedi nel tempo della fondazione della nuova gran Chiesa; da Scrittor moderno, che forse non vidde la detta Cronaca, e non fece capitale di quanto in confermazione di tal verità si può indurre dagli scritti del Villani, e dell’Ammirato, oltre a quel più che deve aversi di fede ad altri autori; viene assai controverso; che però veggasi sopra di ciò un nostro Sincero Veri LA VEGLIA DIALOGO, che dato fuori da noi scritto in penna, si sentì poi essere stampato in Lucca l’anno 1684. sotto nome di Sincero Veri.

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V Veglia, Dialogo, composizione dell’Autore di quest’Opera 55. Si vede stampata in Lucca l’anno 1684. sottonome di Sincero Veri Versi scritti nella Torre del Palagio del Podestà appresso alle figure del Duca d’Atene, e suoi seguaci 59. Vicino pitt. sua vita 30. Vitale Bolognese pitt. della scuola di Giotto 35. Urbano V. ritratto 6. Uso antico di dipignere le parti interiori, ed esteriori delle Chiese da terra a tetto 28. Uso del dipignere sopra tela, moderno 93.

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1728

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Il gradimento, e la stima grande, che per ogni dove hanno sempre meritamente incontrata presso gl’Intendenti le opere lodevolissime del Signor Filippo Baldinucci, o vivente esso di per sé date alla luce, o finito, ch’egli ebbe di vivere a questa vita mortale, per opera di più Cavalieri, amatori di sì belle arti, pubblicate, è stata a noi di possente stimolo per istampare il resto, che ci rimaneva de’ suoi scritti eruditissimi, sulla certa speranza, che anch’essi, come parto dello stesso perspicace ingegno, fossero per risquotere quel plauso, che ognun fa avere ottenuto i primi. Non istiamo qui ora a parlare né dello studio delle Lettere, alle quali fino dagli anni più teneri applicò l’animo suo; né di quello, che’l disegno, e pittura concerne, in cui, oltre ogni credere, cotanto s’avanzò la intelligenza di lui, che non di puro dilettante, ma d’intendentissimo al pari di chicchessia di sì bella, e nobile facoltà può con tutta giustizia attribuirsegli il nome; né finalmente di quell’autorevolissima protezione, ch’egli godè sempre, mentre ei visse, appresso la Gloriosa Memoria del Serenissimo Principe Cardinale Leopoldo di Toscana, amatore al sommo, e fautore della Pittura, Scultura, ed Architettura; e che gli diè comodo d’aggiugnere alle molte cognizioni, che e’ possedeva delle maniere, ed opere de’ più rinomati Professori, l’altre infinite, ch’egli acquistò per la Lombardia, a questo fine dal medesimo inviatovi; onde agevol cosa gli fu poi, tornato alla Patria, il dar cominciamento all’opera, ch’ei s’era prescritta, con quella felicità, eloquenza, e purità di lingua, che furono sempre sue proprie. Basta a noi solamente il ridire, che se morte invidiosa non avesse sul più bello troncato il filo al viver suo, ed in tempo appunto, in cui avea fra mano le belle vite del Brunelleschi, del Buonarruoti, e d’altri, primi lumi della Pittura, ed Architettura, a solo oggetto dal medesimo lasciate addietro, perché bisognoso in esse di maggior soddisfacimento, avrebbe egli ancor di più arricchito il mondo col disteso loro, e tolto via il rammarico, che provò sensibilissimo la dolente sua Patria per la perdita di sì buono, e virtuoso Cittadino; e per quella altresì, che si temeva di quest’opera, rimasa dopo sua morte non interamente ultimata per la mancanza d’alcune poche notizie, le quali, come che ricercavano un ben’ accurato, e diligente riscontro, non avea potuto registrare. Se non che volendo’l Cielo, che memorie sì pregevoli non restassero preda dell’oblivione, pose in cuore al Signor Avvocato Francesco Saverio Baldinucci, degnissimo Figliuolo d’un tanto Padre, ed intendente quanto altri di queste nobili arti, il dare ad essa l’ultima mano; perché ricordevole egli di quanto gli avea il medesimo, pria che trapassasse, intorno a ciò imposto, e premuroso al pari di eseguirlo, diedesi di buon proposito a finir di disporla, togliendola con somma, ed indicibile fatica da quella inordinanza, in che era per colpa di morte rimasa; talmente ché resa ella per così fatta cosa in istato da poterla vedere unita alle altre, portate già dalla fama in più parti del mondo, saggiamente operò, che col zelo, e possente favore del Sign. Cavalier Francesco Maria Niccolò Gabburri, ardentissimo fautore di queste belle arti, ne fosse promossa colla pubblica stampa la sicurezza. Quindi è, che essendo a noi toccato in sorte l’effettuarlo, e volendo, che in perfezione fosse simile alle altre, reputammo nostro dovere il commetter la cura della revisione di essa a’ Signori, eruditissimo Antonio Maria Salvini, le di cui lodi, per tema di dir poco dicendo anche molto, meglio è qui ora tacerle, al Dottore Anton Maria Biscioni, e Marco Antonio Mariti, de’ quali non si può mai a bastanza esprimere quanta, e quale sia stata l’applicazione, la diligenza, e la fatica, sì nel riscontrare, e nel porre a’ suoi luoghi le suddete tralasciate notizie, sì anche nel corredarla di alcune postille, necessarie per render di tutto pienamente informato il Lettore. Sicché è riuscito finalmente a noi il darla fuora, non che inferiore alle altre, che già uscirono alle stampe, talmente compiuta, da potersi sperare, che incontrar possa gradimento, e stima uguale alle precedenti, se non anche maggiore, atteso l’Indice ben copioso, di cui stata è arricchita dal mentovato Sig. Avvocato Francesco Saverio Baldinucci.

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Noi appiè sottoscritti Censori e Deputati, riveduta a forma della legge, prescritta dalla generale adunanza dell’anno 1705. la seguente opera del Lustrato nostro Accademico, non abbiamo in essa osservati errori di lingua. L’Innominato Accademico Anton Maria Salvini – Censori dell’Accademia della Crusca Il Divagato in luogo dell’Innominato Sig. Dott. Giuseppe Averani L’Innominato Canonico Marco Antonio de’ Mozzi – Deputati L’Innominato Canonico Salvino Salvini L’Innominato Andrea Franceschi Arciconsolo L’Innominato Pandolfo Pandolfini – Vice Segretario Attesa la sopraddetta relazione, si dà facoltà agli Stampatori dell’Opera del Lustrato Filippo Baldinucci di nominarlo nella pubblicazione della medesima Accademico della Crusca.

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Attribuisce il Baldinucci a questo Brueghel, dagli Scrittori detto il Vecchio, e che fu padre, come l’Autore scrive, dell’altro Pietro, e di Giovanni; quasi tutto ciò che si vede di questi tre Professori, a’ quali, gl’Intendenti più moderni, assegnano caratteri diversi, e pregi non inferiori a quelli del padre, vedendosi chiaramente ne i tre Brueghel tre diverse maniere sì nel disegno, sì nel colorito; quindi è che al padre vien dato il nome di Pittore delle Processioni e Feste contadinesche: all’uno de’ figliuoli quello del Pittore delle Streghe, e da taluno della casa del diavolo, perché in tutti i suoi quadri vi si trova un diavolino; e all’altro del Paesista. Al Vecchio appartiene certamente il quadro della Processione al Monte Calvario, descritto con esattezza dal nostro Autore, per della Galleria Medicea, in cui della stessa maniera se ne conserva un altro piccolo composto di moltissime figure, quali intere, quali mezze, e quali colla sola testa, che tutte insieme rappresentano una festa contadinesca. Un altro quadro di singolar curiosità può ancora vedersi in questa Galleria, preso dal Brueghel, di cui parliamo, sopra un disegno in chiaroscuro di Alberto Duro, rappresentante la Passione di Nostro Signor Gesù Cristo, e colorito da lui con la solita diligenza e amore. Il disegno è alto e circa un braccio, e tanto è il quadro colorito, e in ciascheduno vi è la cifra del nome loro, né si può concepire, senza vederli la vastità del pensiero di Alberto, e la fedeltà di Brueghel, rendendosi molto facile una tale osservazione, per essere ambedue le opere congeniate con sì fatta maestria, che formano un sol quadro. Del Brueghel delle Stregherie, o casa del Diavolo, in detta Galleria si vede un graziosissimo quadro con Orfeo tasteggiante la sua lira davanti a Plutone, e a Proserpina coronati di raggi di fuoco, e assisi sopra trono infernale, sostenuto da orrendi mostri, e nel rimanente del quadro non saprebbero ridirsi le fantastiche immaginazioni rappresentatevi, sì nelle figure diavolesche, come di mostri ove pur senza sbaglio potrebbero contarsi; questo bensì, che la maniera è totalmente differente dall’altra, e i viaggiatori o curiosi, o dilettanti o intendenti, dicono di averne veduti molti in Germania, e ne’ Paesi Bassi, e tutti d’accordo lo chiamano Brueghel della Casa del Diavolo. Del Paesista poi, per distinguerlo dal padre, basta osservare il paese della Processione al Monte Calvario, e poi guardare alcuni paesi di varia proporzione, che di presente stanno nella medesima stanza, e subito si viene in cognizione, anche da occhi meno raffinati, che non sono dello stesso pittore; ma d’altro Brueghel famosissimo in questa sorte di pittura, siccome le figurine, che per entro vi sono disposte, mostrano una molto migliore avvenenza, e un altro gusto d’operare. Arnoldo Houbraken Olandese, che ha scritto le Vite e le Notizie de’ Pittori del suo paese, stampate in Amsterdam l’anno 1718, assegna a Giovanni Brueghel il carattere di Pittore Paesista e Fiorista, e dice che ne’ suoi quadri vi adattava figure piccole e in sommo graziose. E questo si accorda con quanto scrive il Baldinucci.

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Il Molto Reverendo Sig. Luca Giuseppe Cerracchini si compiacerà colla solita sua attenzione di leggere il presente Tomo delle Vite de’ Pittori, descritte dal Sig. Filippo Baldinucci: e riferisca se in esso vi sia cosa alcuna, che possa impedire lo stamparsi. Dato dall’Arcivescovado di Firenze il dì 27 Settembre 1725. Orazio Mazzei Vicario Generale. Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vicario Generale. Ho obbedito agli stimatissimi comandi di V.S. Illustriss. e Reverendiss. in rivedendo il presente Tomo delle Vite de’ Pittori, nel quale con tutta soddisfazione dell’animo mio ho ammirato la profonda erudizione del chiarissimo suo Autore, accompagnata da infinite notizie, alle nobili Professioni della Pittura, della Scultura e dell’Architettura appartenenti; onde, pel pubblico bene, e per ornamento degli uomini eruditi, lo giudico degno delle stampe. Di Casa li 12 Novembre 1725. Di V.S. Illustriss. e Reverendiss. Umiliss. Devotiss. Servo Luca Giuseppe Cerracchini D. di S.T. nell’Univ. Fior. Stante la sopraddetta relazione, si stampi Orazio Mazzei, Vic. Gener.

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D’Ordine e Commissione del Reverendiss. P.M. Conti da Bergamo Inquisit. Gen. del S. Ufizio di Firenze, si compiacerà il M.R. Sig. Ant. Maria Biscioni leggere il presente libro della Vita de’ Pittori del Sig. Baldinucci, e riferisca se possa permettersi alle stampe. Dal S. Uffizio li 16 Novembre 1725. Maestro Fra Giuseppe Maria Pesenti da Bergamo, Vic. Gen. del S. Ufizio. Reverendissimo Padre Inquisitore. Nel presente Tomo delle Vite de’ Pittori, descritte dal già Sig. Filippo Baldinucci (uomo, che ad una singolar dottrina accompagnò sempre la vera pietà Cristiana, come fanno piena testimonianza tutte l’altre Opere sue, fino al presente stampate), non ho trovato cosa veruna contraria né alla Santa Cattolica Fede, né a’ buoni costumi; che però lo stimo degnissimo della stampa. Ed a V.P. Reverendissima fo umilissima riverenza. Di V.P. Reverendiss. Dalla Libreria di S. Lorenzo, 22 Novemb. 1725. Umiliss. e Devotiss. Servitore Anton Maria Biscioni. Attestata la sopraddetta relazione, si stampi Maestro Fra Giuseppe Maria Pesenti Vic. Gen. del S. Ufizio di Firen. Filippo Buonarroti, Senat. Audit. di S.A.R.

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