Nominativo - Aspertini Amico

Numero occorrenze: 5

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

1728

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A Adriano Van Utrecht, Decennale 3. della Parte I. del Secolo 5. a car. 197. Aersen, Pieter, decenn. 4. del sec. 4. a c. 298. Aerstz, Ryckaert, decenn. 2. del sec. 4. a c. 218. Agostino, e Agnolo Sanesi, decenn. 4. del sec. I. a c. 68. Albani, Francesco, decenn. 3. della parte 3. del sec. 4. a c. 339. Aldegraef, decennale 4. del secolo 4. a c. 307. Allegrini, Francesco, decenn. 6. della par. 2. del sec. 6. a c. 614. Alessi, Tommaso, decenn. 2. del sec. 4. a c. 230. Vedi il Fadino. Algardi, Alessandro, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 335. Allori, Alessandro di Cristofano di Lorenzo, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 182. Allori, Cristofano, decenn. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 295. Ammannati, Bartolommeo, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. I. Andrea Luigi, detto l’Ingegno, dec. I. del sec. 4. a c. 185. Andrea Pisano, dec. 3. del sec. 2. a c. 32. Andrea del Sarto, dec. 1. del sec. 4. a c. 201. Andriesens, Andrick, decenn. 4. del par. I. del sec. 5. a c. 376. Andreozzi, Anton Francesco, decen. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 528. Angosciola, Annamaria, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 154. Angosciola, Elena, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 154. Angosciola, Europa, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 154. Angosciola, Lucia, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 154. Angosciola, Minerva, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 154. Angosciola, Sofonisba, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 154. Angosciola, Gio. Andrea, decenn. 2. della par. I. del sec. 5. a c. 156. Ans di Bruges, decenn. 6. della par. 2. del sec. 3. a c. 115. Ans de Uries, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 145. Antonio, detto Veneziano, decenn. 5. del sec. 2. a c. 55. Aretuesi, Cesare, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 119. Arnolfo di Lapo, ovvero di Cambio, decenn. I. del sec. I. a c. 35. Aspertini, Amico, decenn. 2. del sec. 4. a c. 233. Aspetti, Tiziano, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 164. Axereto, Giovacchino, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 304.

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Fioriva circa il 1510. Ebbe questo Pittore i primi insegnamenti dell’arte dal Francia Bolognese; poi datosi a studiare le opere di diversi, nel vagare ch’ei fece per tutta l’Italia, si formò una maniera a modo suo, da tutte l’altre diversa, come quegli, che aveva anche un cervello così torbido, strano e fantastico, che non punto si confaceva con quello degli altri uomini. Usò egli studiare indifferentemente il buono e’l cattivo, forse a fine di ammassare gran materia, per aver molto da mettere in opera, e per sbrigarsi di ogni gran faccenda, come fu poi suo ordinario costume, e forse anche guidato da una certa sua strana opinione, che fossero degni di molto biasimo coloro, che nel suo tempo si davano allo studio della maniera di Raffaello; quasiché, com’egli diceva a ciascuno, non avesse dato la Natura tanto capitale da potersene fare una da sé, che fosse propria sua: quella poi procurando di accompagnare con una buona pratica nel disegno. Noi però non temiamo di affermare, che gli sortisse bensì il farsi una maniera di proprio capriccio, ma non già l’accompagnarla con buon disegno: e di ciò fanno fede i molti disegni di sua mano, che si trovano fra gli altri degli eccellentissimi pittori, ne’ Libri del Serenissimo di Toscana, raccolti dalla gloriosa memoria del Serenissimo Cardinale Leopoldo, ne’ quali vedesi campeggiare assai più il capriccio e la fantasticheria di quella mente, che la imitazione del vero. Moltissime furono le opere, che fece costui nella città di Bologna e fuori, a fresco e a olio; fra le quali si vede del buono e del meno buono, e anche del cattivo, forse (come di lui disse il Guercino) perch’egli ebbe i pennelli da tutti i prezzi; e forse ancora, perché simili stravagantissimi cervelli e di poca levatura, non mai stanno in un medesimo affetto, e per conseguenza in un medesimo gusto. Fra le sue migliori pitture si annoverano: una Madonna sotto il portico degli Ercolani in Galiera; una tavola nel Refettorio de’ Padri di Santa Maria Maggiore, dove figurò Maria Vergine col fanciullo in aria, e un Santo Vescovo, Santa Lucia e San Niccolò, in atto di donare le palle d’oro a tre fanciulle, le quali nella stessa tavola figurò inginocchioni. È similmente, avuta in conto di buona pittura, una facciata della Libreria di San Michele in Bosco, dove vedesi l’Eterno Padre, Gesù Cristo Crocifisso, e lo Spirito Santo in forma di colomba. Vi è Adamo genuflesso, con molte altre figure di Patriarchi e di altri Santi del Nuovo e Vecchio Testamento, e Dottori. Si portò ancora assai bene in alcune facciate di case, delle molte, che fece in Bologna, fra le quali bellissima fu una di chiaroscuro sulla piazza de’ Marsilj, dove sono assai spartimenti di storie, e un fregio di animali, che combattono fra di loro, condotti con gran fierezza ed artificio. Dipinse in Lucca storie della Croce e di S. Agostino nella Chiesa di San Fridiano, tutte piene di strani capricci, con molti ritratti d’uomini cospicui di quella città. Operò molto in Roma ed in altre città d’Italia. Il Vasari nello scrivere ch’e’ fece alcuna cosa di costui, si servì di notizie sì proprie, che veramente la fece da pittore, quanto da storico, avendo con poche parole dipinto un uomo di simil taglio, tanto al vivo, che pare propriamente, che nel leggere si vegga lui stesso; onde noi non abbiamo difficultà di portarle in questo luogo, tolte a verbo a verbo. Dice egli dunque così. Dipigneva Amico con ambedue le mani a un tratto, tenendo in una il pennello del chiaro, e nell’altra quello dello scuro. Ma quelch’era più bello e da ridere, si è, che stando cinto, aveva intorno intorno la correggia piena di pignatti pieni di colori temperati; dimodoché pareva il Diavolo di San Maccario con quelle tante ampolle: e quando lavorava con gli occhiali al naso, avrebbe fatto ridere i sassi, e massimamente se e’ si metteva a cicalare, perché chiacchierando per venti, e dicendo le più strane cose del mondo, era uno spasso il fatto suo. Verò è, che e’ non usò dir bene di persona alcuna, per virtuosa o buona ch’ella fosse, o per bontà che e’ vedesse in lei di natura o di fortuna. Fin qui il Vasari. Segue poi a dire, ch’egli ebbe gran rivalità con Bartolommeo da Bagnacavallo, a concorrenza del quale, ma alquanto peggio di lui, fece una storia della Vita di Cristo, cioè la Resurrezione; e veramente nell’invenzione di questa, quanto in ogni altra sua opera, campeggiò la stravaganza del suo cervello, avendo figurato i soldati impauriti, in pazze e strane attitudini. Ma quel ch’è peggio e molto reprensibile in chi dipinge sacre storie, fu l’aver figurato molti di essi stiacciati e morti dalla pietra del Sepolcro, caduta loro addosso, senza avere di questa particolar circostanza altro riscontro, che’l proprio capriccio. Attese Maestro Amico anche alla Scultura, e per la Chiesa di San Petronio fece un Cristo morto in braccio di Nicodemo. Giunto finalmente all’età di sessant’anni diede volta al cervello, della quale infermità poi si riebbe, se pure non fu vero quello che allora si disse, che questa fosse stata una finta pazzia.

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Discepolo di Francesco Francia, Fioriva circa al 1500. Di un altro discepolo di Francesco Francia fa menzione il Baldi. Questi fu Gio. Maria Chiodarolo, il quale, secondo il Bumaldo, fu anche Scultore, e lavorò intorno all’Arca di San Domenico, nella città di Bologna. Ajutò al maestro, al Costa, ed all’Aspertini, nella Chiesa di Santa Cecilia, nelle storie della Vita di quella Santa: e diconsi ancora, che fossero di sua mano le pitture nel Palazzo della Viola sotto le Logge.

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Discepolo di Raffaello da Urbano, fioriva nel 1535. Questo Pittore, che per l’antica origine, che ebbero gli avi suoi dal Castello di Bagnacavallo, fu comunemente detto il Bagnacavallo, da giovanetto sotto la disciplina di Francesco Francia fu molto studioso dell’arte del disegno, onde riuscì assai ragionevol maestro, anche avanti al tempo, ch’egli in Roma si ponesse a stare con Raffaello da Urbino. Non è fra gli autori, che ne scrivono, chi non lo metta fra’ discepoli di Raffaello; conciossiacosaché egli sentendo il grido, che per tutto il mondo correva di quel nuovo Apelle, desideroso di farsi perfetto nell’arte, si portò a Roma, e ad esso accostandosi, ne riportò una maniera molto dolce, franca e di buon disegno; e da indi in poi tale sempre se la mantenne, procurando al possibile di accostarsi al modo dello stesso Raffaello. Tornatosene a Bologna, dipinse nella Chiesa di San Petronio, a concorrenza di Girolamo da Cotignola, d’Innocenzio da Imola, e di maestro Amico, alcune storie della Vita di Cristo e di Maria Vergine, e a San Michele in Bosco dipinse pure la Cappella di Ramazzotto, Capo di Parte. In Romagna ne colorì una simile. Nella Chiesa di S. Jacopo fece una tavola per Messer Annibale del Corello, nella quale figurò la Crocifissione di Cristo, con gran numero di figure, e nel mezzo tondo di sopra rappresentò il Sagrifizio d’Abramo. Nella Chiesa de’ Monaci Camaldolesi, che l’anno di nostra salute 440 fu fondata da San Petronio, in luogo detto Pontediferro, dove al parer d’alcuni storici, ebbe i suoi primi fondamenti la città di Bologna, dipinse il Bagnacavallo la tavola de’ Santi Titolari di quella Chiesa, che si vede nella prospettiva del Coro; e nella Confraternita di Santa Maria del Baracane tre quadri a fresco, ne’ quali rappresentò tre misterj della Passione del Signore, cioè il Portar della Croce, la Crocifissione e la Deposizione del medesimo. Nella mentovata Chiesa di San Petronio è il luogo della miracolosa immagine della Madonna della Pace, per abbellimento del quale molti de’ migliori pittori, che fossero in Bologna ne’ tempi di questo artefice, fecero opere a fresco, e furono Amico Aspertini, Biagio Pupini, Jacopo Francia, Girolamo da Treviso e’l nostro Bartolommeo, il quale vi colorì l’Annunciazione di Maria Vergine e la Natività di Cristo. Ed è da sapersi, come questa sacra immagine, che è di rilievo, era già dalla parte di fuori del muro di essa Chiesa, verso il Palazzo de’ Notai. Occorse l’anno 1405 che un tale Scipione degli Eretimi, di professione soldato, avendo un giorno fatta gran perdita di danaro nel giuoco, mosso da grande ira, sfoderò il pugnale, e si lanciò per tirare un colpo a quella immagine, e due dita d’un piede del fanciullo Gesù, che essa tiene in braccio, fece cadere in terra. Appena ebbe egli commesso l’enorme sacrilegio, che lo colse l’ira d’Iddio, e cadde a terra come morto. Intanto sopravvenendo la Corte, fu fatto prigione, e poco dopo condannato alla morte; ma quella Madre di Misericordia, compatendo a quell’infelice, mentr’egli stava in quel frangente, gli ottenne un tal conoscimento, congiunto ad un intenso dolore e contrizione del fallo suo, che ricorrendo con lagrime di cuore, non potendo col corpo accostarsi all’immagine, e fatto voto di digiuno in continuo cilizio e orazione, restò non meno libero allora dall’accidente del male, che poi dalla sentenza della morte. Fu poco dopo l’immagine stessa trasferita nel luogo, dove oggi si trova, facendo tuttavia innumerevoli grazie e miracoli. Il medesimo Scipione poi tutto si dedicò al servizio della sua liberatrice; appresso a quel simulacro a perpetua testimonianza del miracolo e del proprio dolore, fecesi ritrarre in iscultura, in quell’atto appunto, nel quale cadde in terra nel commettere il gran delitto: e tal ritratto fece porre dal lato destro di quell’altare. Tornando ora al nostro proposito, moltissime furono l’opere, che fece nella città di Bologna e suo territorio il Bagnacavallo, e per molti Principi e Signori d’Italia, che lunga cosa sarebbe il far di tutte particolar menzione; perché fra’ pittori del suo tempo fu egli in quella città riputato eccellentissimo, non senza invidia degli altri, e particolarmente di maestro Amico Aspertini. Merita questo pittore molta lode, particolarmente per un singolar talento, ch’egli ebbe in dipignere immagini devote di Maria Vergine: e per la vaga maniera, che ebbe nel colorire i putti, forse molto superiore a quella d’altri maestri de’ suoi tempi, avendo dato loro gran tenerezza e grazia; onde tanto quelle, che questi, son poi state copiate, per istudio, dagli altri singolarissimi artefici di quella città: e Guido Reni era solito affermare, d’aver tolta la bella morbidezza, colla quale egli coloriva i bambini, dall’opere di lui. Finalmente essendo egli pervenuto all’età di cinquantotto anni, menati con lode di valentuomo, e di persona d’ottima vita e costumi, fu sopraggiunto dalla morte. Molti autori hanno scritto di questo veramente degno professore, e particolarmente il Vasari, il Bumaldo, lo Scannelli, il Masini, ed in ultimo un altro moderno autore, il quale, dopo aver copiato nel suo libro a verbo a verbo la vita del Bagnacavallo, scritta dal nominato Vasari, volendo pure al suo solito (come dir si suole) appiccarla con esso in qualche cosa, si rammarica di lui aspramente, dicendo, ch’egli abbia caricato troppo, e fatta brutta fisionomia al ritratto, che fra gli altri, per abbellimento del suo libro, egli pose di esso, a principio della vita di lui: cosa in vero molto graziosa a chi per pratica degli scritti di questo autore, conosce il poco affetto, o molta avversione, ch’egli ha avuta al Vasari. Ma che dirà egli, quando e’ saprà, che quasi tutti i bellissimi ritratti, posti nel suo libro delle Vite de’ Pittori del Vasari, fra’ quali è quello del Bagnacavallo, dall’autore predetto biasimato, non furono né disegnati, né intagliati dal Vasari, ma da altro professore, come noi a suo luogo mostreremo?

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Pagina 358

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A Aertgen di Leiden Pittore. Opere sue, e quasi sempre fece quadri di devozione 348. Agnolo di Donnino, e sue opere 120. Agostino della Robbia 67. Alberto Duro Pittore, Scultore, Architetto, e Intagliatore 161. Sue opere in intaglio 163. Sue pitture 165. Morte del medesimo 167. Qualità personali 168. Lodava e non biasimava mai l'opere degli altri 169. Alberto Ouvvater, cioè dell’Acqua, Pittore 114. Aldegraef Intagliatore e Pittore 307. Alessandro Filipepi, detto Sandro Botticelli, e sue opere 137. Alesso Baldovinetti Pittore 63. Errore del Vasari intorno al suo nascimento. Fu discepolo di Paolo Uccello 87. Altare d’Argento e Candellieri di San Giovanni, da chi fatti 116. Altobello Inclone Pittore 199. Amico Aspertino. Sfuggiva l’imitazione di Raffaello. Fu uomo stravagantissimo 233. Andrea del Bresciano 227. Andrea dal Castagno fu discepolo di Masaccio 91. Opere sue a fresco, demolite per ignoranza di chi le fece distruggere 92. Misfatto enorme, fatto da Andrea poco avanti la morte 94. Andrea Contucci Scultore assiste alla restaurazione della Santa Casa 292. Andrea Feltrini 287. Andrea Luigi Pittore 185. Luca della Robbia Scultore 130. Sua norte e sepoltura. Suo ritratto bellissimo da Andrea del Sarto nel piccolo chiostro della Santissima Nunziata 131. Sua genealogia e descendenza 132. Andrea Morenello 232. Andrea del Sarto 201. Va in Francia 204. Sue opere. Vedi per tutto il disteso di sua vita. Ultima sua opera. Sua morte 206. Andrea del Verrocchio Pittore e Scultore e Architetto. Fu scolare di Donatello 118. Operò anche in pittura, e sue opere. Abbandona la pittura, e si dà alla scultura e al getto, e perché. Fu l’inventore di gettare le cose natural, per potersele meglio studiare. Sua morte 119. Angiolo Poliziano e suo componimento nel chiostro di S. Maria Novella 63. Ans di Bruges Pittore 115. Ansano di Piero da Siena Pittore 98. Anselmo Cammei 329. Antonio del Cerajolo 264. Antonio Filarete. Fu grande Scultore, e fece molte opere, e fu gentilissimo e modestissimo 40. Antonio Gamberelli, detto Antonio Rossellino, e sue opere 39. Antonio del Pollajuolo Pittore, Scultore e Architetto. Fu prima valoroso orefice. Lavorò molto sopra l’Altare d’argento di San Giovanni. Fece molte altre opere d’oro e d’argento, tra le quali i candellieri grandi di argento pel medesimo Altare 116. Attese poi allá pittura, e superò Pietro suo maestro. Sue opere. Fece il San Cristofano nella facciata della Chiesa di S. Miniato fra le Torri 117. Morì in Roma, e sua sepoltura 118. Anton Semino Pittore 219. Anton Semino 231. Arme di Leone X sul canto di via de’ Servi sopra le case de’ Pucci 147.

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