Nominativo - Aristotele

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

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LVIII. 1633 VINCENIZIO CARDUCCI, nel suo Dialogo della Pittura in Lingua Spagnuola. En en año de nuestro bien de 1240. Nacio en FlorenziaIVAN DE CHIMABUE, de padres nobles, y el que dio principio a la primera edad. Aprendio este Arte aventaiandose a sus Maestros Griegos, aunque siempre en a quella poca noticia de la buena pintura: mas no por esso se le puede quitar el agradecimiento, que Aristoteles dize deverse a los que concencaron a dar buenos principios a las facultades. Ivvo algunos didiscipulos en a quella Ciudad, el uno dellos fue GIOTTO, que assimismo dexò atras a fu Maestro, como dize Dante en su Purgatorio, canto 11. en estos versos, &c. Che recato in nostro idioma vuol dire.

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L’anno di nostra salute 1240. nacque in FirenzeGIOVANNI CIMABUE di nobili genitori; e quegli fu, che diede principio alla primiera età. Apprese egli quest’Arte col superare i suoi maestri Greci, quantunque sempre in quella poca notizia della buona maniera; ma non per questo gli si può levare l’obbligo e la gratitudine, la quale Aristotile dice doversi a quei, che incominciarono a dar buoni principij alle facultà. Ebbe alcuni discepoli in quella Città, l’uno de’ quali si fu GIOTTO, che doppo di sé lasciò il suo Maestro, come dice Dante nel suo Purgatorio canto 11 in questi versi.Credette CIMABUE ec. Seguita poi nello stesso Idioma Spagnuolo a dire. E dando già, como l’Aurora, alcuna luz a quelle tenebre, uscirono poscia algunos buonos Pintores, cuales fueron, Stefano, Paolo Uccello, et otros muchos dignos de memoria, por lo essere essi los primeros.

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1681

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E già che ò in mano questo Autore, cioè Diogene Laerzio, mi piace recar da lui a questo proposito un altro segnalato esempio di Platone, il quale perché abbellì molto il Dialogo, e lo ridusse a quella perfezzion che si vede; fe’ sì, che non si parlasse più di quei primi che ritrovarono quella sorte di componimento, ma egli solo portò quivi il vanto, e passò tutti nella gloria e negli ornamenti del favellare, e perciò meritamente ne fu acclamato per inventore. Ma sarà meglio il por quì le stesse parole dell’Autor medesimo recate in latino dallo stesso Ambrogio: Dialogos itaque primum Zenonem Eleatem scripsisse ferunt, Aristoteles in primo de Poetis Alexamenum Stireum sivè Seium, sicut et Phavorinus in Commentarijs tradit: cœterum Plato, meo quidem iudicio, id genus expolivit, adhuc alioquin rude, atque perfecit; ita non solum ornatæ et expolitæ orationis, verum et ipsius inventionis dignissime sibi primatum vindicat.Gaio Velleio Paterculo nel Libro primo delle Storie, facendo un nobilissimo Elogio ad Omero, fra l’altre belle lodi gli da questa, d’esser stato nell’opera sua, e primo Autore e perfettissimo. Neque quemquam, alium (sono sue parole) cuius operis primus auctor fuerit in eo perfectissimum, præter Homerum et Archilochum, reperiemus; e pure avanti a lui aveva detto Cicerone nel Bruto: Nec dubitari debet, quin fuerint, ante Homerum, Poetæ: il che fu poi da Eusebio confermato nel decimo Libro della Preparazione Evangelica, dove dice che appresso i Greci scrissero avanti a Omero, Lino, Filamone, Iamira, Anfione, Museo, Demodoto, Epimenide, Aristeo, e molti altri.

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1728

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Discepolo di Pietro Perugino, morì nel 1557. Dopo l’essersi questo Pittore bene approfittato nella scuola di Pietro Perugino, nell’arte della pittura, fu in Firenze molto adoperato in ogni sorta di lavoro, mercé dell’esser egli universalissimo, ed oltre ogni credere, diligente, e nelle figure piccole, fra i migliori, che ne’ suoi tempi operassero. Fu amicissimo di Bastiano da San Gallo, Pittore e Architetto, detto Aristotile; e ancora di Jacone, eccellente Pittore de’ suoi tempi, e con essi molte cose dipinse. La conversazione di questo Jacone, conciossiacosachè fosse alquanto scostumata e plebea, non ebbe però forza tale di punto fregolare il buono e costumato vivere di Francesco, il quale tenne sempre vita molto lodevole. Conversò con Andrea del Sarto, e ne riportò ajuti validissimi nelle cose dell’arte. Opera de’ suoi pennelli sono le storiette, che tuttavia si veggiono nella predella della tavola de’ Martiri, fatta da Giovanni Sogliani già per la Chiesa di Camaldoli di Firenze, che oggi è nella Chiesa di San Lorenzo: e similmente le storiette della predella dell’Altare del Crocifisso nella stessa Chiesa. Si trovò il Bacchiacca con gli altri eccellenti Pittori del suo tempo, a dipignere nella bella camera di Pier Francesco Borgherini, spalliere e cassoni: e nella casa di Gio. Maria Benintendi. Fece anche molti quadri di piccole figure a diversi cittadini, i quali poi, come cose preziosissime, gli mandarono in Francia e in Inghilterra. Volle la gloriosa memoria del Granduca Cosimo I che molto lo stimava, averlo a’ suoi servizj, in riguardo massimamente di un singolar talento, che egli aveva di ritrarre al vivo ogni sorte di animali. Per questo Principe dipinse egli uno Scrittojo, dove fece gran quantità di uccelli ed erbe di rara qualità, condotte a olio maravigliosamente. Per le tappezzerie, che quell’Altezza fece fabbricare di seta e d’oro, compose l’invenzione di tutti i mesi dell’anno, in proporzione di piccole figure, nelle quali si portò così bene, che fu creduto, che in quel secolo, nessun altro potesse operar meglio. Queste furono messe in opera dall’eccellente maestro Giovanni Rosto Fiammingo. Dipinse a grottesche una grotta di una fontana d’acqua nel Palazzo de’ Pitti. Fece i disegni di un letto Reale, che ordinò quel Signore doversi condurre di ricamo e perle, con tutte storie di piccole figure e d’animali, da Antonio Bacchiacca, fratello del nostro Francesco, uomo insigne in simil facoltà: il qual letto poi servì per lo Sposalizio del Serenissimo Granduca Francesco, e della Serenissima Giovanna d’Austria. Questo Antonio fu così eccellente in quell’arte del ricamare, che non temé la dottissima penna di Messer Benedetto Varchi, comporre in lode di lui un bel Sonetto, cui mi piace recare in questo luogo, ed è il seguente: Antonio, i tanti, così bei lavori, Che Vostra dotta mano, ordisce e tesse, Lodi v’arrecan sì chiare e sì spesse, Che piccoli appo voi sieno i maggiori: Chi è, non dico, tra i più bassi cori, Ma fra i più alti ingegni, il qual credesse, Che poca seta, e piccolo ferro avesse Agguagliato il martel, vinto i colori? Onde superbo, e pien di gioja parmi L’Arno veder, che se felice chiami, E dica: i figli miei m’han fatto bello. I Bronzi al gran Cellini deono: i marmi Al Buonarruoto: al Bacchiacca i ricami: Le pietre al Tasso: al Bronzino il pennello. Vedesi il ritratto al naturale del Bacchiacca, insieme con quello di Jacopo da Pontormo, celebre pittore, e di Giovambatista Gello, famoso Accademico Fiorentino, fatto per mano di Agnolo Bronzino, nella bella tavola de’ Zanchini, dove esso Bronzino rappresentò la scesa di Cristo al Limbo. Molte altre opere, che per brevità si tralasciano, fece il Bacchiacca fino alla sua morte, che occorse l’anno 1557.

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