Nominativo - Nanni di Banco

Numero occorrenze: 7

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 2

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Avendo questo artefice inteso, che nella Città di Firenze l’Arte de’ Mercatanti di Callimala voleva dare a fare una delle porte di san Giovanni, ancor’esso se ne venne alla nostra patria, e sapendo che a colui doveva allogarsi, che nel fare una delle storie, che la dovevano abbellire, averebbe data maggior sodisfazione; si pose con ogni studio a fare la sua, la quale condusse con tanto artifizio, e con si bel pulimento, che non ha dubbio alcuno, che suo sarebbe stato quel gran lavoro, se egli non avesse avuto tre gran concorrenti, Donatello, il Brunellesco, e’l Ghiberti. Scrive il Vasari, ch’egli scolpisse di sua mano quella bella Vergine Assunta, che si vede nella mandorla, ch’è sopra la porta del fianco di santa Maria del Fiore dalla parte de’ Servi, opera per certo bellissima; ma noi abbiam provato assai concludentemente nella Notizia della vita di Nanni d’Antonio di Banco discepolo di Donatello, che quella scultura non fu altrimenti fatta per mano di Iacopo della Quercia, ma dello stesso Nanni di Banco; onde fu errore del Vasari, seguitato poi da fra Isidoro Ugurgieri nel suo libro delle Pompe Sanesi, e da altri, che ultimamente anno scritto sopra simili materie.

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E credami il mio Lettore, che io non mai avrei saputo a me stesso persuadere, che al Vasari fosse venuto preso un tale equivoco in cosa tanto singulare, di sua professione, e anche possiamo dire allora non antichissima; ne mai mi sarei opposto a tale sua asserzione se io non avessi cavato le prove contrarie da antiche scritture originali, e d’ogni eccezione maggiori, come ciascheduno, che voglia, potrà nelle accennate Notizie di Nanni d’Antonio di Banco a suo tempo riconoscere. Molte altre opere fece Iacopo della Quercia, il quale finalmente carico d’anni, e pieno d’onore per la sua rara virtù fece da questa all’altra vita passaggio in Siena sua patria, l’anno di nostra salute 1418. e nel Duomo di quella Città fu al suo cadavero data sepoltura.

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D Da Bassano, Leandro da Ponte, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 202. Daddi, Bernardo, decenn. 6. del sec. 2. a c. 70. Daddi, Cosimo, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 162. Da Caravaggio, Michelagnolo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 274. Vedi di Morigi. Da Caravaggio, Pulidoro, decenn. 3. del sec. 4. a c. 281. Vedi Caldara. Da Codignuola, Girolamo, decenn. 3. del sec. 4. a c. 280. Da Cornolo, Fra Simone, decen. 2. del sec. 4. a c. 232. Da Corte, Cesare, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 225. Da Empoli, Jacopo, decen. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 177. Da Fabbriano, Gentile, dec. 4. della p. I. del sec. 6. a c. 104. Da Ferrara, Antonio, decenn. 9. del sec. 2. a c. 103. Dal Castagno, Andrea, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 91. Dalmasi, Lippo, decenn. I. della par. I. del sec. 3. a c. 31. Damini, Piero, decenn. 3. della parte I. del sec. 3. a c. 293. Da Modana, Pellegrino, decen. I. del sec. 4. a c. 195. Vedi Pellegrino. Da Montelupo, Baccio, decennale 10. Par. 2. del sec. 3. a c. 146. Danckerse de Ry, Pietro, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Dandini, Cesare, decen. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 210. Da Pesero, Simone, dec. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 333. nel mezzo. Da Sarzana, Domenico, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 537. Vedi Fiasella. Da Sarzana, Lionardo, decen. 2. della parte 3. del sec. 4. a c. 222. Da Savoja, Carlo, decen. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 377. Da Sestri, Antonio, decenn. 5. della p. I. del sec. 5. a c. 536. Vedi Travi. Da Siena, Marco, decen. 4. del sec. 4. a c. 312. Da Siena, Matteo, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 238. Da Turrita, Fra Jacopo, decenn. 2. del sec. I. a c. 41. Da Udine, Giovanni, decenn. 3. del secolo 4. a c. 278. Vedi Nani. Da Urbino, Prete, decen. 3. del sec. 4. a c. 242. Da Urbino, Raffaello, decen. I. del secolo 4. a c. 171. Vedi Raffaello. Da Vignola, Jacopo, decenn. 4. del secolo 4. a c. 321. Vedi Barozzi, e vedi il Vignola. Da Voltri, Orazio, decen. 5. della parte I. del sec. 5. a c. 534. al verso 7. De Acken, Hans, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 190. De Backer, Jaques, decenn. I. della par. I. del sec. 4. a c. 71. De Brevil, Toussaint, dec. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 274. De Bevervuyck, Jan Cornelisz Vermeyn, dec. 3. del sec. 4. a c. 248. De Bie, Adriano, dec. 3. della p. I. del sec. 5. a c. 198. De Bles, Hezzi, decen. 4. del sec. 4. a c. 224. De Brie, Gio., dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 272. De Ferrari, Gio. Andrea, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 538. De Goes, Ugo, dec. 10. Par. 2. del secolo 3. a c. 152. De Hagelstein, Jacopo Ernesto, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 121. Vedi Toman. De Heere, Lucas, decen. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 412. De Jode, Pietro, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. De Kocck, Luca Cornelisz, dec. 2. del sec. 4. a c. 221. De Niculant, Guglielmo, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 120. De Poindre, Jacques, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 69. De Riycke, Beraert, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 167. De Rogeri, Roger, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 274. De’ Rossi, Vincenzio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 168. De Secu, Martinus, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 65. De’ Servi, Fra Gio. Vincenzio, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 238. Vedi Fra Gio. Vincenzio. De’ Servi, Gostantino, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. I. Desiderio da Settignano, decen. I. della par. I. del sec. 3. a c. 41. De Werdt, Andriaen, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 67. De Winghen, Joos, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 175. De Wit, Gaspero, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 377. De Witte, Pieter, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 185. De Vos, Martino, decen. I. della parte 2. del sec. 4. a c. 83. Del Barbiere, Alessandro Fei, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 186. Del Bianco, Baccio, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 311. Del Bresciano, Andrea e suo Fratello, dec. 2. del sec. 4. a c. 227. Del Cav., Batista, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 172. Del Cerajuolo, Antonio, dec. 3. del secolo 4. a c. 264. Del Ghirlandajo, Domenico, dec. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 134. Del Kozzo, Antonio, dec. 3. del sec. 4. a c. 247. al verso 4. Del Monte, Diodato, dec. 3. della parte 3. del sec. 4. a c. 413. Del Moro, Marco, d. 5 del s. 4. a c. 332. Del Pollajolo, Antonio, dec. 6. della par. 2. del sec. 3. a c. 116. Del Ponte, Paolo, decen. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 377. Del Sarto, Andrea, dec. I. del sec. 4. a c. 201. Vedi Andrea del Sarto. Del Verrocchio, Andrea, dec. 6. della par. 2. del sec. 3. a c. 170. Dentone, Girollamo, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 267. Vedi Curti. Dell’Altissimo, Cristofano, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 170. Della Barba, Galeazzo Rivello, dec. I. del sec. 4. a c. 198. Vedi Rivello. verso il fine. Della Bella, Stefano, dec. 3. della parte I. del sec. 5. a c. 242. Della Grammatica, Antiveduto, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 246. Della Robbia, Andrea, dec. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 130. Della Robbia, Luca, dec. 2. della par. I. del sec. 4. a c. 65. Della Vite, Timoteo, dec. 10. par. 2. del sec. 3. a c. 151. Dello Sciorina, Lorenzo, d. I. della p. 3. del s. 4. a c. 172. è lo stesso, che Vajani. Di Artese, Jacopo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Di Balench, Enrigo, dec. 2. della p. 3. del sec. 4. a c. 238. verso il fine. Di Banco, Nanni d’Antonio, dec. 2. della par. I. del sec. 4. a c. 49. Di Benedetto, Zanobi, decen. 4. della par. I. del sec. 6. a c. 96.

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Discepolo di Donatello, nato nel 1383, ? 1421. D’assai riguardevoli natali, nacque in Firenze Giovanni, detto Nanni d’Antonio, il quale, non per alcuna necessità, che avesse di guadagnarsi il vivere; ma per solo amore della virtù, e grande inclinazione naturale, messesi ad imparare l’arte della Scultura da Donatello, il più eccellente, che allora nel mondo maneggiasse scarpello: e divenuto in breve tempo buono artefice, gli fu data a fare nella nostra Città la statua del San Filippo Apostolo, che fu messa in un pilastro di una delle facciate di Orsanmichele. Questa statua per avanti era stata da i Consoli dell’Arte de’ Calzolai allogata a Donato suo maestro; ma non avendo potuto concordare nel prezzo, fu la medesima, quasi per dispetto, data a fare a Nanni, che si era offerto di farla, non solo per molto meno di quello, che Donato chiesto ne aveva, ma eziandio per quello solamente, che agli uomini di quell’Arte fosse piaciuto. Finita l’opera, scordatosi Nanni in tutto della promessa, molto maggior prezzo ne domandò, che Donato fatto non avea; onde nata fra lui e i detti Consoli gran controversia, dopo le molte, finalmente fu nello stesso Donato rimessa la differenza, sperandosi dagli uomini dell’Arte, che pel torto, ricevuto da Nanni, di aver quello, prima a sé destinato lavoro, preso a fare, dovesse stimarla poco o nulla; ma assai diversamente andò la bisogna; imperocché Donato la stimò di gran lunga più di quel che egli medesimo ne aveva chiesto. Può ognuno facilmente immaginarsi, quanta fosse l’ammirazione di quei dell’Arte, i quali con lui molto si dolsero di così fatta stima, dicendo non parer loro cosa giusta il pagar la statua del discepolo, più di quello, che ne aveva domandato il maestro, e maestro quale esso era. A questi rispose francamente Donato, esser egli altra persona che Nanni non era, ed avere altra facilità, e molto più presto sbrigarsi dall’opere, di quello, che egli faceva: voler però ogni giustizia, che molto più a Nanni, che a sé medesimo fosse pagata quell’opera, per avervi durata più fatica, e speso più tempo, che egli non averebbe fatto. Come ei disse, così fu necessario di fare: ed a Nanni fu pagato il prezzo rigoroso in conformità del detto di Donato. Bella invenzione, con cui seppe quel nobile ingegno, senz’alcun torto fare alla giustizia, confondere il poco lodevol termine del suo discepolo, ed insegnare a quei dell’Arte, che non il risparmio, ma l’abilità e l’valore de’ maestri dee cercarsi da coloro, che hanno incumbenza di far condurre opere grandi per pubblico splendore.

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Io però mi son sempre molto maravigliato, come potesse lo stesso Vasari ingannarsi tanto, in dar giudizio di un’altra opera, forse la più bella, che mai facesse quest’artefice. Questa è l’istoria di mezzo rilievo, che rappresenta l’Assunzione di Maria Vergine, che si vede sopra quella porta laterale del Duomo di Firenze, che guarda verso la Santissima Nunziata. Disse il Vasari esser questa scultura stata fatta per mano di Jacopo della Quercia Scultore Senese, come nella Vita del medesimo Jacopo si legge: e pure egli qui s’ingannò, come ora io sono per mostrare. E prima piacemi lasciar da parte, che la maniera, che si scorge in quell’opera, non tanto a giudizio mio, che poco intendo, quanto de’ primi Maestri di questa Città, co’ quali di proposito ho consultato, non è punto lontana dal modo di operare di esso Nanni d’Antonio di Banco: e dirò solo, che molto diversamente da quello, che il Vasari scrisse, trovo io negli antichi libri dell’Opera di quella Chiesa, dove appariscono negli anni 1418. e 1421. più pagamenti fatti a esso Nanni, per intagliare le figure quivi descritte nelle proprie circostanze, che le qualificano per quelle stesse, senza che se ne possa dubitare: e mentre io scrivo queste cose, ho ritrovato nella tante volte nominata Libreria degli Strozzi, un Manoscritto in un libro minor di foglio, segn. num. 285. a car. 45. fra diverse memorie di Pittori e Scultori ed Architetti di quei tempi, la seguente nota. Nanni d’Antonio di Banco Fiorentino, ebbe lo stato nella città di Firenze per le sue virtù, morì giovane, che veniva valentissimo: fece la figura di S. Filippo di marmo nel pilastro di Orto S. Michele, e i quattro Santi in detto luogo, e sopra la porta di S. Maria del Fiore, che va alla Nonziata, un’imagine di nostra Donna bellissima. Nella facciata dinanzi di detta Chiesa, allato alla porta di mezzo verso i Legnajoli, uno de’ quattro Evangelisti, ed altri accanto. Sin qui son parole dell’accennata memoria. Io mi persuado poi, che chi soprintese a quella invenzione, per quanto si apparteneva alla storia, dubitasse, che ella non si confacesse così bene coll’antiche tradizioni, mercè dell’essere stato figurato appresso alla Vergine, in quell’atto di salire al Cielo, un solo Apostolo: e però stimasse bene accennarvene almeno alcuni altri, giacché si veggono sotto la mandorla, la quale contiene in sé quella storia. Due sole teste pure di mezzo rilievo, un vecchio e un giovane, quali appunto sogliono figurarsi San Pietro e San Giovanni, io stimo fossero fatti per Apostoli, non ostanteché fosse per errore nella partita, che appresso si noterà, scritto Profeti: e questi hanno un poco di busto, e mani strette al petto, in atto di adorare e riguardare essa Vergine, le quali teste furono fatte da Donatello. Quanto alla causa di essere state aggiunte esse teste, vaglia quanto può valere l’accennata mia opinione: siccome ancora dell’essere Apostoli o Profeti; ma quanto all’essere stati fatti da Donatello, eccone alcune testimonianze senza eccezione, che serviranno anche per prova concludente, che l’opera dell’Assunta fu fatta per mano di Nanni d’Antonio di Banco, e non di Jacopo della Quercia, come scrisse il Vasari, seguitato in tale errore da chiunque dopo di lui ha scritto. In un libro dell’Opera di Santa Maria del Fiore sopraccennato nell’anno 1418. al dì 28. di Giugno leggesi l’appresso Partita: A Gio. Ant. di Banco lastrajolo e intagliatore di marmo Fiorini 20. sopra le figure intagliate per lui per l’Opera da porsi sopra la porta di Santa Maria del Fiore verso la via de’ Servi. In altro luogo si trova: Donato Nicolai Betti Bardi Intagliatori, quos recipere debet pro duobus testis, sive capitibus Prophetarum per eum factis, et sculptis, et positis in historia facta per Joannem Antonii Banchi super janua dictæ Ecclesiæ (parla della Chiesa di Santa Maria del Fiore) Fiorini 6. E poi in altra carta: Die 21. Aprilis 1421. Joanni Antonii Banchi Intagliatori pro resto solutionis sibi fiendæ de historia marmoris sculpti et intagliati sub figura Beatæ Virginis Mariæ supra januam Annuntiatæ libb. 567. sol. 17. dan. 4. Ma per ultimo considerisi in ciò, che io sono ora per apportare, che il Vasari, in quanto egli scrisse in proposito di questa opera, si governò, non già co’ fondamenti dell’antiche scritture; ma con qualche relazione, che dovette averne poco sicura. E contro a quello, che egli medesimo credeva, e lasciò scritto di sua mano in tal particolare, che è quello appunto, che noi diciamo, che non da Jacopo della Quercia, ma da Nanni di Antonio di Banco fu fatto questo lavoro. Dico dunque, che in un libretto, grande quanto un foglio comune, grosso circa a un dito, chiamato Frammento di Vite di Pittori, che si conserva nella Libreria de’ Gaddi, nobil famiglia, della quale altrove abbiamo parlato, scritto di propria mano, che si dice di Giorgio Vasari, in cui egli incominciò a notare alcune cose appartenenti a’ Pittori, de’ quali poi egli scrisse le Vite, incominciando da Cimabue, si trovan queste parole: Nanni d’Antonio di Banco benefiziato fece la figura di S. Filippo di Marmo nel pilastro di Or S. Michele, e di S. Lò, quattro Santi, l’Assunzione di nostra Donna sopra la porta diS. Maria del Fiore, che va a’ Servi, ed uno de’ quattro Evangelisti nella faccia di detta Chiesa dinanzi verso i Legnajoli. Sin qui il Vasari.

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Io trovo, che fu costui adoperato anche in cose di Architettura dagli Operai di Santa Maria del Fiore, i quali a Filippo di Ser Brunellesco, a Gio: d’Antonio di Banco, e a Donato di Niccolò (che è Donatello) cittadini Fiorentini, fecero pagare in una volta scudi 45. da dividersi fra di loro, come loro parrà, per un modello della Cupola di Santa Maria del Fiore, murata con mattoni e calcina, senz’armadura, per esemplo, come per Deliberazione degli Operai dell’anno 1419. Il Vasari suddetto assegnò al mancare di costui l’anno 1430. cioè molti anni avanti quello del maestro suo Donatello; ma in questo ho io trovato in antiche scritture de’ Manoscritti di casa Strozzi, essere egli morto non nel 1430. ma nel 1421. Ma comunque si fosse la cosa, egli è certo, che la morte di questo artefice seguì con non poco dolore de’ suoi concittadini, per aver egli saputo congiugnere alla molta civiltà de’ proprj natali, un tratto amorevole e gentile, ad un vivere giusto e ben costumato, e possiamo anche dire, che in Firenze mancasse un grande amico a queste belle arti, dell’esercizio delle quali non ostanteché e’ fosse in ufizj e maneggi pubblici molto adoperato, egli sempre più di ogni altra cosa usò di gloriarsi.

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N Nanni d’Anton di Banco e sue notizie. Statua di San Filippo fatta da lui, e stimata da Donatello, e come 49. Fece le quattro statue per una nicchia sola della facciata diOrsanmichele, le quali non entrando nella detta nicchia, come fosse rimediato. Fece la statua di Santo Lo in detto luogo 50. Errore circa un’opera di Nanni, esistente sopra una porta del Duomo 50. Neri di Lorenzo di Bicci 52. Sue opere 53. Niccolò Corso 232. Niccolò de’ Pericoli, detto il Tribolo 292. Niccolò Soggi.

Con il contributo di