Nominativo - Gentile da Fabriano

Numero occorrenze: 4

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 3

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D Da Bassano, Leandro da Ponte, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 202. Daddi, Bernardo, decenn. 6. del sec. 2. a c. 70. Daddi, Cosimo, decenn. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 162. Da Caravaggio, Michelagnolo, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 274. Vedi di Morigi. Da Caravaggio, Pulidoro, decenn. 3. del sec. 4. a c. 281. Vedi Caldara. Da Codignuola, Girolamo, decenn. 3. del sec. 4. a c. 280. Da Cornolo, Fra Simone, decen. 2. del sec. 4. a c. 232. Da Corte, Cesare, decenn. I. della parte 3. del sec. 4. a c. 225. Da Empoli, Jacopo, decen. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 177. Da Fabbriano, Gentile, dec. 4. della p. I. del sec. 6. a c. 104. Da Ferrara, Antonio, decenn. 9. del sec. 2. a c. 103. Dal Castagno, Andrea, decenn. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 91. Dalmasi, Lippo, decenn. I. della par. I. del sec. 3. a c. 31. Damini, Piero, decenn. 3. della parte I. del sec. 3. a c. 293. Da Modana, Pellegrino, decen. I. del sec. 4. a c. 195. Vedi Pellegrino. Da Montelupo, Baccio, decennale 10. Par. 2. del sec. 3. a c. 146. Danckerse de Ry, Pietro, decenn. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Dandini, Cesare, decen. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 210. Da Pesero, Simone, dec. 3. della p. 3. del sec. 4. a c. 333. nel mezzo. Da Sarzana, Domenico, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 537. Vedi Fiasella. Da Sarzana, Lionardo, decen. 2. della parte 3. del sec. 4. a c. 222. Da Savoja, Carlo, decen. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 377. Da Sestri, Antonio, decenn. 5. della p. I. del sec. 5. a c. 536. Vedi Travi. Da Siena, Marco, decen. 4. del sec. 4. a c. 312. Da Siena, Matteo, decenn. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 238. Da Turrita, Fra Jacopo, decenn. 2. del sec. I. a c. 41. Da Udine, Giovanni, decenn. 3. del secolo 4. a c. 278. Vedi Nani. Da Urbino, Prete, decen. 3. del sec. 4. a c. 242. Da Urbino, Raffaello, decen. I. del secolo 4. a c. 171. Vedi Raffaello. Da Vignola, Jacopo, decenn. 4. del secolo 4. a c. 321. Vedi Barozzi, e vedi il Vignola. Da Voltri, Orazio, decen. 5. della parte I. del sec. 5. a c. 534. al verso 7. De Acken, Hans, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 190. De Backer, Jaques, decenn. I. della par. I. del sec. 4. a c. 71. De Brevil, Toussaint, dec. 3. della parte 2. del sec. 4. a c. 274. De Bevervuyck, Jan Cornelisz Vermeyn, dec. 3. del sec. 4. a c. 248. De Bie, Adriano, dec. 3. della p. I. del sec. 5. a c. 198. De Bles, Hezzi, decen. 4. del sec. 4. a c. 224. De Brie, Gio., dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 272. De Ferrari, Gio. Andrea, dec. 5. della par. I. del sec. 5. a c. 538. De Goes, Ugo, dec. 10. Par. 2. del secolo 3. a c. 152. De Hagelstein, Jacopo Ernesto, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 121. Vedi Toman. De Heere, Lucas, decen. 2. della parte 2. del sec. 4. a c. 412. De Jode, Pietro, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 378. De Kocck, Luca Cornelisz, dec. 2. del sec. 4. a c. 221. De Niculant, Guglielmo, dec. 2. della p. I. del sec. 5. a c. 120. De Poindre, Jacques, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 69. De Riycke, Beraert, decenn. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 167. De Rogeri, Roger, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 274. De’ Rossi, Vincenzio, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 168. De Secu, Martinus, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 65. De’ Servi, Fra Gio. Vincenzio, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 238. Vedi Fra Gio. Vincenzio. De’ Servi, Gostantino, decen. I. della par. 3. del sec. 4. a c. I. Desiderio da Settignano, decen. I. della par. I. del sec. 3. a c. 41. De Werdt, Andriaen, decenn. I. della par. 2. del sec. 4. a c. 67. De Winghen, Joos, dec. 2. della par. 2. del sec. 4. a c. 175. De Wit, Gaspero, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 377. De Witte, Pieter, dec. 3. della par. 2. del sec. 4. a c. 185. De Vos, Martino, decen. I. della parte 2. del sec. 4. a c. 83. Del Barbiere, Alessandro Fei, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 186. Del Bianco, Baccio, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 311. Del Bresciano, Andrea e suo Fratello, dec. 2. del sec. 4. a c. 227. Del Cav., Batista, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 172. Del Cerajuolo, Antonio, dec. 3. del secolo 4. a c. 264. Del Ghirlandajo, Domenico, dec. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 134. Del Kozzo, Antonio, dec. 3. del sec. 4. a c. 247. al verso 4. Del Monte, Diodato, dec. 3. della parte 3. del sec. 4. a c. 413. Del Moro, Marco, d. 5 del s. 4. a c. 332. Del Pollajolo, Antonio, dec. 6. della par. 2. del sec. 3. a c. 116. Del Ponte, Paolo, decen. 4. della parte I. del sec. 5. a c. 377. Del Sarto, Andrea, dec. I. del sec. 4. a c. 201. Vedi Andrea del Sarto. Del Verrocchio, Andrea, dec. 6. della par. 2. del sec. 3. a c. 170. Dentone, Girollamo, dec. 3. della par. I. del sec. 5. a c. 267. Vedi Curti. Dell’Altissimo, Cristofano, dec. I. della par. 3. del sec. 4. a c. 170. Della Barba, Galeazzo Rivello, dec. I. del sec. 4. a c. 198. Vedi Rivello. verso il fine. Della Bella, Stefano, dec. 3. della parte I. del sec. 5. a c. 242. Della Grammatica, Antiveduto, dec. 2. della par. 3. del sec. 4. a c. 246. Della Robbia, Andrea, dec. 8. par. 2. del sec. 3. a c. 130. Della Robbia, Luca, dec. 2. della par. I. del sec. 4. a c. 65. Della Vite, Timoteo, dec. 10. par. 2. del sec. 3. a c. 151. Dello Sciorina, Lorenzo, d. I. della p. 3. del s. 4. a c. 172. è lo stesso, che Vajani. Di Artese, Jacopo, dec. 4. della par. I. del sec. 5. a c. 379. Di Balench, Enrigo, dec. 2. della p. 3. del sec. 4. a c. 238. verso il fine. Di Banco, Nanni d’Antonio, dec. 2. della par. I. del sec. 4. a c. 49. Di Benedetto, Zanobi, decen. 4. della par. I. del sec. 6. a c. 96.

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Ma tornando a Fra Gio. Angelico, sarà egli sempre glorioso, non solo per avere con grande studio e perfezione esercitata l’arte della pittura, ma per l’eccellenza di quei maestri, che da lui ebbero derivazione; conciossiacosaché egli l’insegnasse a Gentile da Fabbriano, e questi a Jacopo Bellini, padre e maestro di Giovanni Bellini, dal quale impararono Giorgione, il famosissimo Tiziano ed altri, da i quali derivò poi la non mai abbastanza celebrata maniera Veneta. Dicono alcuni, persuasi dalla somiglianza della maniera, esser parimente di mano del Beato Fra Giovanni Angelico la pittura di un Tabernacolo, che è fuori della Porta a Pinti, vicino alle mura di Firenze, in un campo già de’ Frati della Calza, oggi delle Monache di Santa Maria Maddalena, nel quale è rappresentato Gesù Cristo Crocifisso, e a’ piedi di esso due Santi dell’Ordine de’ Frati Gesuati di San Girolamo della Calza, detti così da una certa rivolta, che sur una spalla faceva l’abito loro simile ad una calza. Fu institutore di questa Religione il Beato Giovanni Colombini nobile Senese, e fu soppressa da Clemente IX l’anno 1668. insieme con altre di poco numero, in fra le quali quella degli Eremiti di San Girolamo, differente, benché in alcune cose simile, da quella de’ Gesuati. Di essi era stato fondatore il Beato Antonio, Conte di Montegranelli, nobile Fiorentino, nel Convento degli Eremiti di San Girolamo di Fiesole, luogo, che oggi posseggono i Signori Bardi Gentiluomini Fiorentini, e quivi godesi una delle più belle vedute, che sieno intorno a Firenze. Avevano questi Gesuati un Convento nel detto luogo di Pinti, presso al detto Tabernacolo, che in congiuntura dell’assedio di Firenze l’anno 1528. fu demolito con altre molte fabbriche e chiese, in fra le quali la tanto celebre di San Gallo, aggiacenti per ogni parte alle mura della città: ed ottennero in quella vece la Chiesa di San Giovambatista, oggi detta la Calza, posta dentro e presso alla Porta Romana, o di San Piero in Gattolino; onde lasciato l’antico luogo rovinato, restò però loro la padronanza del suolo e del predetto Tabernacolo ove è dipinta la mentovata sacra Immagine.

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Fra le tavole, che Masaccio dipinse in Roma , una fu in Santa Maria Maggiore , per una Cappelletta vicino alla Sagrestia, nella quale figurò la storia di Santa Maria della Neve con quattro Santi. In questa ritrasse al naturale Papa Martino con una zappa in mano, colla quale disegna i fondamenti di quella Chiesa: ed appresso a lui Sigismondo Imperatore, secondo di questo nome. Attesta il mentovato Vasari, che Michelagnolo Buonarroti si fermasse un giorno a considerare questa tavola con attenzione, e che molto la lodasse. Afferma inoltre, aver avuta dallo stesso Michelagnolo questa notizia, cioè, che quel Pontefice, che regnava ne’ tempi di Masaccio , mentre che e’ faceva dipignere a Pisanello , e a Gentile da Fabbriano le facciate della Chiesa di San Giovanni, ne allogasse una parte ancora a lui; ma questi, prima di por mano all’opera, avendo avuto di Firenze la nuova, che Cosimo de’ Medici suo grande amico e protettore, era stato richiamato dall’esilio, qua se ne tornò: dove già era passato all’altra vita Masolino da Panicale suo maestro, che aveva dato principio a dipignere nella Chiesa del Carmine la Cappella de’ Brancacci: nella volta della quale aveva figurato i quattro Evangelisti, e da’ lati la vocazione di Santo Andrea e di San Pietro all’Apostolato: la Negazione e Predicazione del medesimo: e quando egli risana Petronilla sua figliuola: il Naufragio degli Apostoli: e quando lo stesso Pietro, insieme con San Giovanni, se ne va al Tempio, e vi libera l’Infermo, che gli chiede limosina. Rimasa dunque, per morte di quell’artefice, imperfetta quell’opera, fu essa subito allogata a Masaccio : il quale, prima di cominciare a dipignerla, volle dare alla sua patria alcun segno del suo miglioramento, ch’egli aveva fatto nell’arte, nel tempo, ch’egli aveva operato in Roma; onde in essa Chiesa del Carmine , in faccia ad un pilastro della gran Cappella, rimpetto alla già nominata de’ Brancacci, dipinse a fresco una figura di un San Paolo, la testa del quale ritrasse al vivo di un tale Bartolo d’Angiolino Angiolini , con tale spirito nel volto, che altro non gli mancava, che la favella. Questa figura, che (avuto riguardo al tempo) riuscì maravigliosa, insieme con un’altra di un San Pietro Apostolo, stata dipinta per avanti in faccia all’altro pilastro da Masolino , si è conservata molto bene fino all’anno 1675, in circa, nel qual tempo, tanto l’una che l’altra, furon mandate a terra, a cagione del nobile abbellimento di marmi, statue e pitture stato fatto ad essa Cappella da’ Marchesi Corsini , per dar luogo in essa al Corpo del glorioso Santo Andrea Carmelitano, di loro famiglia, Vescovo di Fiesole, trasportato in essa con maestosa pompa l’anno 1683. Questa figura adunque del San Paolo Apostolo fu quella, la quale fece conoscere apertamente, che Masaccio aveva scoperte e superate a benefizio di coloro, che dopo di lui dovevano operare, due grandissime difficultà, che poco o nulla erano state fino allora osservate, non che intense da chi aveva dipinto innanzi a lui. Tali furono lo scortare, che fanno le vedute di sotto in sù, e questo particolarmente mostrò ne’ piedi di quell’Apostolo: ed il modo di disegnare il piede in iscorto in atto di posare, a differenza de’ passati pittori, che facevano le figure ritte, tutte apparire in punta di piedi, senza che mai nessuno, per istudioso che fosse stato fino da’ tempi di Cimabue , avesse o saputo conoscer quell’errore, o saputovi rimediare: il che solo fece il nostro Masaccio . Ciò fatto, si pose a dipignere la detta Cappella de’ Brancacci, e vi condusse di sua mano la storia della Cattedra: la liberazione degl’infermi: il risuscitare de’ morti: l’andare al tempio con San Giovanni: il sanare gl’infermi coll’ombra: il cavare il danaro dal pesce, per pagare il tributo, e l’atto stesso del pagamento: dove in un Apostolo, che è l’ultimo in quella storia, vedesi il ritratto dello stesso Masaccio . Fecevi anche la storia, quando San Pietro e San Paolo risuscitano il figliuolo del Re; questa però alla morte di Tommaso restò non finita. Dipinse anche la storia del San Pietro, che battezza, nella quale fu sempre stimata per una bellissima figura un ignudo, che fra gli altri battezzati fa atto di tremare pel freddo. Nel tempo, che il nostro pittore conduceva quest’opera, si dice, che occorresse la Sagra della stessa Chiesa del Carmine , in memoria di che Masaccio si ponesse a dipignere di verde terra a chiaroscuro sopra la porta di dentro il Chiostro, che va in Convento, la tanto celebre storia di tutta quella funzione, figurando sul piano di quella piazza, a cinque o sei per fila, un gran numero di cittadini, in atto di camminare in ordinanza con maravigliosa distinzione, e così ben posati sul piano, e con un diminuire, secondo la veduta dell’occhio, così proporzionato, che fu cosa di maraviglia. Fra questi dipinse al naturale, in mantello e in cappuccio, dietro alle processioni, Filippo Brunelleschi , Donatello , Masolino , Antonio Brancacci , che gli fece fare la Cappella, Niccolò da Uzzaano , Giovanni di Bicci de’ Medici , Bartolommeo Valori , e Lorenzo Ridolfi , allora Ambasciadore di Firenze a Venezia. Ed io non penso mai a quest’opera, che io non mi dolga in estremo, non so se io dica del tempo, che’l tutto guasta e consuma, o dell’ignoranza e poco amore che hanno bene spesso gli uomini alle antiche memorie, che abbiano permesso, che ricordanza sì bella sia affatto perita, per qualsisia anche urgentissimo bisogno, che ne abbia dato occasione. Dissi affatto perita, perché non sarebbe quella stata la prima volta, né sarebbe stata per esser l’ultima, che dovendosi demolire mura per occasione di nuove fabbriche, o ne siano prima state tolte le pitture, e con inestimabile dispendio siano state collocate altrove: o pure almeno ne siano state fatte copie, ad effetto di lasciar sempre viva a’ secoli avvenire la memoria dell’effigie de’ grandi uomini, degli abiti, de’ siti delle fabbriche, de’ riti, e d’altre simili cose, che in un tempo son o di non poco diletto, ammaestramento e utilità eziandio agli uomini sensati, e che debbono gli altri uomini reggere e governare. Dopo tutto ciò fece Masaccio ritorno al lavoro della sua Cappella , nella quale trall’altre cose maravigliose, si veggono i ritratti di diversi cittadini, fatti al vivo, che più non si può dire. In quest’opera s’inoltrò egli tanto verso l’ottima maniera moderna, che da tali pitture studiarono poi coloro, che son diventati valenti uomini ne’ tempi a lui piu vicini: e quelli, che nel secolo passato ebbero fama de’ primi pittori del mondo. Tali furono il Beato Fra Giovanni Angelico Domenicano , Fra Filippo Lippi del Carmine , Andrea dal Castagno , Alesso Baldovinetti , Andrea del Verrocchio , Sandro Botticelli , Domenico del Grillandajo , Lionardo da Vinci , Mariotto Albertinelli , Pietro Perugino , Fra Bartolommeo di San Marco , Lorenzo di Credi , il Granaccio , Ridolfo del Grillandajo , il Rosso , il Franciabigio , Alfonso Spagnuolo , Baccio Bandinelli , Jacopo da Pontormo , Toto del Nunziata , Pierin del Vaga , e nel poco tempo, ch’e’ si trattenne in Firenze, anche Raffaello da Urbino , e finalmente il Divino Michelagnolo Buonarruoti , senza l’infinito numero di pittori Fiorentini, e forestieri, che in ogni tempo son venuti a studiare da tali pitture; talmenteché a gran ragione potè il dottissimo Annibal Caro , cento anni dopo il passaggio del nostro artefice, lodarlo co’ seguenti versi: Pinsi, e la mia pittura al ver fu pari: L’atteggiai, l’avvivai, le diedi il moto, Le diedi affetto: insegni il Buonarruoto A tutti gli altri, e da me solo impari.

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G Galeazzo Campi 230. Galeazzo Pisenti, detto il Sabionetta 330. Galeazzo Rivello, detto Barba 198. Gaudenzio Pittore 194. Geertgen di Sant’Jans, cioè Giorgio di San Giovanni Pittore 154. Gentile da Fabriano pittore 104. Giacomo Pampurino 200. Gio. Anton Beltraffo Pittore 213. Giovacchino Patener pittore 222. Gio. Antonio Razzi. Sua patria incerta 228. Fu trascurato e negligente nella sua professione. Sue opere. Morì allo spedale mendico 229. Gio. Battista Mantovano 333. Gio. Francesco Caroti pittore 184. Gio. Francesco Penni, detto il Fattore 240. Gio. Francesco Rustici 140. Fu uomo senza interesse e limosiniere, né teneva alcun conto del danaro 140. Atto, generoso fatto a favore d’un povero 141. Gio. Maria Chiodarolo 280. Gio. Van Calcker, detto Gio. Fiammingo 334. Giovanni Bellini Pittore, sue opere 124. Giovanni Cambioso 263. Giovanni Caroti 186. Giovanni Holbeen pittore 313. Fu mandato da Erasmo Roterodamo in Inghilterra appresso a Tommaso Moro. Sue molte opere e ritratti 314. Gran disgrazia seguitagli nella città di Londra. Fu grande amico e confidente del Re Enrico VIII, e fece il suo ritratto 315. Quadri di sua mano nella Tribuna dellaGalleria del Granduca di Toscana, bellissimi, e sua descrizione 317. Altre opere e ritratti in varj luoghi 319. Ritratto suo, e di sua mano vedesi nella stanza de’ Ritratti de’ Pittori nella detta Galleria 318. Giovanni Nani da Udine 278. Gio. Niccola 237. Giovanni Spagnuolo, detto lo Spagna 278. B. Fra Giovanni da Fiesole, detto Fra Giovanni Angelico dell’Ordine de’ Predicatori, e sue notizie 42. Capitolo di San Marco dipinto dal medesimo, e molte altre immagini sacre 44. Fu Miniatore eccellente. Semplicità del medesimo. Dipinse sempre immagini sacre 46. Rifiutò l’Arcivescovado di Firenze, e propose in luogo suo S. Antonino 47. Morte di esso, e suo Epitaffio. Ebbe un fratello della medesima Religione, uomo di santa vita, e gran Miniatore. Dalla scuola del P. Gio. venne poi quella di Tiziano 47. Giovanni di Paolo da Siena pittore 98. Giovanni della Robbia 131. Giovanni de’ Santi, padre di Raffaello da Urbino, Pittore, e sue opere 171. Giovanni, detto l’Olandese 312. Giovanni e Uberto Eyck fratelli 24. Dipignevano con colla e chiara d’uovo in vece d’olio, di cui ancora non era ritrovata l’invenzione. Inventò il colorire a olio 26. Non volle più esser veduto dipingere 27. Fu Consigliere segreto del Conte di Borgogna. Fece molte opere per l’Italia. Morte d’ambedue 28. Fecero molti allievi. Pittori, che fiorirono nella Germania alta, e nei Paesi Bassi dopo la mancanza di Giovanni e Uberto 29. Girolamo da Codignola 280. Girolamo Genga pittore 214. Girolamo Lombardo 291. Sue opere 293. Giulio Campi e sue opere 296. Giulio Caporali 289. Giulio Raibolini 190. Giulio Romano e sue opere 238. Grecia inventrice delle favole e falsi avvenimenti 71.

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