Nominativo - Diogene Laerzio

Numero occorrenze: 2

NOTIZIE DEI PROFESSORI DEL DISEGNO DA CIMABUE IN QUA - VOL 1

1681

Pagina 28

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Era mia intenzione il fermarmi quì, ma perché l’Autore non sò a che proposito supponendo questa opinione tenersi da alcuni per certa, e così dirsi, e affermarsi da loro, cioè essere stato Giotto, non com’io diceva Restauratore della Pittura, ma inventore, tenta con suoi argomento d’abbatterlo, mi pare di passare avanti un poco più, ed essere in obbligo di mettermi a difender Giotto (la di cui virtù e valore sarà al cuor mio sempre venerabile) ancora in ciò, affermando potersi a ragione e con verità dire, esser egli Inventore, giacché questo medesimo Autore da me sopraccitato vuol ch’ei non sia, e ne porta per ragione che innanzi a lui era chi dipingeva, e a suo parere ragionevolmente, benché in altri luoghi quelle pitture chiami GOFFE E INSULSE. Ora inventore essere alcuno d’alcuna cosa puossi intendere in due modi, o quando egli primo primo ritrova, ovvero quando aggiugnendo a’ principij, che per lo più riescon deboli e rozzi, dà del suo una singolar perfezione, bellezza, e valor notabile, perché quel piccolo e fievol lume, che egli ebbe questo secondo da quei primi, che gli andarono innanzi, mostrando così un tal poco la strada, vien poi dal molto chiaro di sua sopravvegnente virtù coperto talmente che non si par più, e più non si vede; e così intervenne ad Archelao, come racconta LaerzioVite de’ Filosofi, che ancor’ egli avessi prima di Socrate dell’onesto disputato, e di quel ch’è giusto, ed anche intorno alle leggi; non si disse poi molto di lui, ma a Socrate tutta la gloria si diede dell’esser primo ritrovatore di quella parte di Filosofia, che appartiene a’ costumi, essendone stato solamente perfezionatore. Le parole di Laerzio son queste nella vita di Archelao, che così le porta nella sua traduzione Ambrogio Camaldolese Fiorentino: Porrò Socrates, quòd hic ab illo sumpta propagaverit, invenisse putatus est; e Cicerone molto bene lo disse nelle Tusculane: Socrates primus philosophiam revocavit e Cœlo.

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E già che ò in mano questo Autore, cioè Diogene Laerzio, mi piace recar da lui a questo proposito un altro segnalato esempio di Platone, il quale perché abbellì molto il Dialogo, e lo ridusse a quella perfezzion che si vede; fe’ sì, che non si parlasse più di quei primi che ritrovarono quella sorte di componimento, ma egli solo portò quivi il vanto, e passò tutti nella gloria e negli ornamenti del favellare, e perciò meritamente ne fu acclamato per inventore. Ma sarà meglio il por quì le stesse parole dell’Autor medesimo recate in latino dallo stesso Ambrogio: Dialogos itaque primum Zenonem Eleatem scripsisse ferunt, Aristoteles in primo de Poetis Alexamenum Stireum sivè Seium, sicut et Phavorinus in Commentarijs tradit: cœterum Plato, meo quidem iudicio, id genus expolivit, adhuc alioquin rude, atque perfecit; ita non solum ornatæ et expolitæ orationis, verum et ipsius inventionis dignissime sibi primatum vindicat.Gaio Velleio Paterculo nel Libro primo delle Storie, facendo un nobilissimo Elogio ad Omero, fra l’altre belle lodi gli da questa, d’esser stato nell’opera sua, e primo Autore e perfettissimo. Neque quemquam, alium (sono sue parole) cuius operis primus auctor fuerit in eo perfectissimum, præter Homerum et Archilochum, reperiemus; e pure avanti a lui aveva detto Cicerone nel Bruto: Nec dubitari debet, quin fuerint, ante Homerum, Poetæ: il che fu poi da Eusebio confermato nel decimo Libro della Preparazione Evangelica, dove dice che appresso i Greci scrissero avanti a Omero, Lino, Filamone, Iamira, Anfione, Museo, Demodoto, Epimenide, Aristeo, e molti altri.

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